Utente 135XXX
Salve sono la figlia di un uomo di quasi 56 anni che nel 2007 scoprì di avere un problema al cuore in seguito a dei dolori. Sì recò in ospedale dove gli venne riscontrata la cardiopatia dilatativa. Premetto che due anni prima, nel 2005, in seguito a un altro controllo gli venne detto che aveva il cuore ingrossato ma non gli venne data nessuna cura. Possibile che la situazione sia precipitata in due anni stando sempre "bene"? Comunque nel 2007 gli fu fatto anche l'esame alle coronarie con la seguente conclusione: ateromasia coronarica non emodinamicamente significativa. Fu dimesso e gli fu detto che lo avrebbero richiamato per mettere il peace maker con defibrillatore e successivamente il trapianto. In seguito poi a un consulto cardiologico privato scoprimmo che mio padre aveva questa cardiopatia dilatativa con F.E. 20%, Aorta radice 2.8, Atrio sin. 4.2, Ventr. sin. D.T.D. 7.2 e Ventr. sin. D.T.S. 6.1 e che il suo cuore era ed è grosso quanto un "foglio" e la conclusione fu: ventricolo sinistro dilatato con ipocinesia globale e disincronia di contrazione, insufficenza mitralica moderata. La cura fu la seguente: Cardioaspirin 100, Limpidex 15, Eskim 1000, Tiratec 2.5, Dilatrend 6.25, Lasix 25, Kanrenol 25, Sivastin 20. Gli disse anche di aspettare per il peace maker con defibrillatore perchè voleva provare prima con la cura farmacologica. A distanza di due anni la situazione è la seguente. Il paziente presenta ottime condizioni di compenso cardiaco con F.E. 30%, ddv sin. 79 mm, dsv sin. 66 e assenza di insufficenza mitralica. La cura che sta seguendo ora è la seguente: Lobivon 5mg, Triatec 10mg, Cardioaspirina, Zyloric, Vytorin, Kanrenol 100 e Tareg 40 che è stata aggiunta da poco per mantenere la pressione quanto più bassa possibile. La cura che sta seguendo è quella giusta? E soprattutto la situazione secondo lei può rimanere stabile così, visto che sono passati due anni e la situazione è rimasta più o meno la stessa? Mio padre dice di star bene, lavora (ovvio non come prima) e fa una vita regolare seguendo sempre la cura. Può questo essere un problema genetico visto che sua madre ha subito due interventi al cuore, uno anche in giovane età? Il cardiologo l'ultima volta gli ha iniziato a parlare di peace maker in attesa di trapianto ma secondo lei dobbiamo pensarci seriamente? La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti

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Dr. Vincenzo Martino
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Gentile utente,
la condizione di suo padre rientra tra le cosiddette cardiopatie dilatative su base verosimilmente sconosciuta e comunque non ischemica, che in base alle linee guida internazionali attuali potrebbe giovarsi in effetti di un pacemaker biventricolare. La cura è congrua per il caso, ed in effetti, come lei stessa ci riferisce, suo padre è apparentemente in buone condizioni di salute. Attualmente le indicazioni del collega sembrano più che giuste.
Saluti