Utente 141XXX
Salve, ho 29 anni e sono al 5° mese di gravidanza.
Da quando avevo 13 anni soffro di tachicardia, i primi tempi erano caratterizzati da crisi con frequenza di circa 8/10 eventi l'anno, poi (riuscendo a controllarla con alcune manovre imparate dopo vari ricoveri ed evitando di agitarmi troppo) sono arrivata a 2/3 eventi l'anno. In ogni caso non appena faccio uno sforzo accompagnato da ansia o stanchezza l'evento si ripete. Mi è stato consigliato, dopo varie visite cardiologiche, di eseguire l'ablazione visto che spesso la frequenza è di 200/230 bpm . Fino ad ora ho sempre avuto qualche dubbio nel farla in quanto alcuni cardiologi la sconsigliano, dicendomi di avere una tachicardia anomala, mentre altri preferirebbero sottopormi all'operazione. Ora però sono in gravidanza quindi il problema è un altro; non tanto se mi dovesse verificare durante i 9 mesi, quanto se si dovesse verificare durante il parto. La mia cardiologa ha consigliato un medicinale che, in caso di tachicardia verificatasi durante il parto può frenarla, ma non è a conoscenza di eventuali complicazioni a relative alle contrazioni o verso me o al feto.
Il mio ginecologo,dopo aver parlato con la cardiologa, suggerisce un parto cesareo avendo paura di un eventuale crisi durante il parto scatenata dagli sforzi ma anche dalla mia ansia. Questa è l'unica soluzione possibile? A cosa vado incontro in caso di parto naturale?
Grazie per il momento.
Aspetto consigli.

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Dr. Vincenzo Martino
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Gentile utente,
purtroppo nessun cardiologo o ginecologo o anestesista può prevedere una eventuale scatenarsi durante il parto naturale di una tachiaritmia, che sicuramente, sotto un profilo puramente statistico, può in effetti essere più facilmente presentarsi durante parto naturale che non programmato. E' quasi sempre la regola in casi come il suo, che il ginecologo, in accordo con gli altri colleghi specialisti, le proponga un parto cesareo che offre più garanzie di una tranquilla riuscita per lei e per i colleghi.
Saluti e Auguri