Utente 143XXX
Gentili medici,

non ho mai esplorato, in età adolescenziale, il mio organo sessuale per paura di provare dolore nell'atto di scoprire il glande. Inoltre, per una mia chiusura psicologica e caratteriale, non ho avuto alcun contatto fisico con una donna fino all'età di 32 anni quando ho avuto la mia prima storia con una persona che, però, seppur resa partecipe delle mie difficoltà, non mi ha voluto aiutare a superarle. L'unica volta che abbiamo avuto un rapporto, protetto, ho avuto un'eiaculazione precocissima.
Finito questo rapporto sentimentale, ho preso coraggio e mi sono recato da un urologo che mi ha spinto a conoscere il mio sesso, non avendo riscontrato alcuna disfunzione dell'organo (pensavo, infatti, di dovermi sottoporre a una circoncisione). Ho quindi, timidamente, iniziato a poco a poco a scoprire in modo regolare il glande, per igiene o nell'atto della masturbazione, con difficoltà sempre più lievi ma comunque presenti (dovute, secondo l'urologo che mi ha visitato, a una ipersensibilità dell'organo).
Tre mesi fa ho iniziato una nuova, stavolta genuina, relazione sentimentale con una ragazza di 26 anni (io ne ho 34, adesso) che ha scoperto da sola le mie difficoltà e alla quale ho parlato con franchezza. A differenza della mia precedente partner, quella attuale è sembrata subito innamorata e desiderosa di aiutarmi ma ha dovuto combattere con la mia istintiva ritrosia (che ora si è comunque ridotta) a causa del dolore che provavo quando lei iniziava a toccarmi, dolore dovuto a una ancora presente sensibilità delle parti del glande che non avevo ancora scoperto frequentemente che mi portava anche a perdere l'erezione. A questo si è aggiunto un mio senso di colpa nel non riuscire a soddisfarla e mi ha portato anche a provare la penetrazione che si è risolta ancora in una eiaculazione precocissima. Quando c'è stato soltanto lo sfregamento dei nostri organi sessuali, invece, non ho provato dolore nè perdita di erezione e sono riuscito ad avere e a dare piacere. Per compensare i miei gap, io ho dato molto piacere, tramite la masturbazione, alla mia partner che però mi ha detto di non voler solo riceverlo e che ora è sul punto di mettere in discussione il proseguimento della nostra storia perchè sente eccessiva responsabilità nell'aiutarmi a superare il problema e teme di non essere all'altezza e di non essere da me desiderata. Nel frattempo mi masturbo quotidianamente, da solo, per cercare di eliminare la sensibilità del mio organo, per ottenere fiducia in me stesso e per avere un'erezione continua. Sto ottenendo dei lenti e piccoli risultati ma sento di potercela fare. Ma sto rischiando di perdere la ragazza che amo che ora è in una fase di riflessione. Cosa posso fare nel frattempo? A chi mi posso rivolgere? E' vero che, se si ama, i problemi di questo tipo si superano (e che, dunque, se lei ha paura è assai probabile che non mi ami)?

Vi ringrazio, di cuore.

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[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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Caro Utente,masturbarsi non fa male ma non credo che risolva il problema della eccessiva sensibilita' in corso di coito vaginale con conseguente eiaculazione precoce...A questo punto credo che un colloquio psicosessuologico,magari di coppia,sia mandatario.Cordialita'.
[#2] dopo  
Utente 143XXX

Iscritto dal 2010
La ringrazio, dott. Izzo. Vorrei chiederle se, a suo avviso, qualora questa mia attuale relazione dovesse finire sarebbe comunque utile, per me soltanto, un colloquio psicolosessuologico.
[#3] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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...credo che una visita andrologica preliminare sia mandataria.Cordialita'.