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Frattura tibia e perone - tempi di recupero

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  1. #1
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007

    Frattura tibia e perone - tempi di recupero

    Salve,

    sono un ragazzo di 25 anni che ha subito un incidente sulle piste da sci. In poche parole ho subito una frattura spiroidale alla tibia interessando due zone (centrale e vicino alla caviglia) e una piccola frattura al perone. A febbraio (in Svizzera) mi è stato installato un fissatore esterno per tenere l’osso ben in asse e una settimana dopo (2 marzo) ho subito un secondo intervento con installazione di un chiodo endomidollare con 5 viti di bloccaggio, 2 superiori a 4 cm dal ginocchio e 3 inferiori a due centimetri dalla caviglia. A metà marzo 2006 sono stato dimesso dall’ospedale.
    Sono passati due mesi, ho effettuato un controllo e purtroppo l'osso non è ancora calcificato (sembra addirittura simile alla prima radiografia subito dopo l'incidente).
    I dubbi che ho sono i seguenti:
    1) non dovrei percaso sostenere degli esercizi di fisioterapia visto che ho perso quasi 10 cm di tono muscolare sia nel quadricipite che nel polpaccio della gamba operata? Il mio ortopedico mi ha prescritto di fare solamente della cyclette e del nuoto. Sono sufficienti per riformare il muscolo?
    2) In quanto tempo la calcificazione sarà totale?
    3) Da fine febbraio ogni mattina procedo con l’iniezione di seleparina 0,3… Mi è stato prescritto di continuare ancora con tale farmaco per un altro mese (è normale procedere per 3 mesi con la seleparina considerando con non sto del tutto immobile facendo ciclette ( quasi un'ora al giorno) e camminando scaricando circa 10 kg sulla gamba fratturata?
    4) Vorrei inoltre sapere se potrò e quando riprendere a giocare a golf. Perchè per chi non lo sapesse il movimento dello swing mette sotto sforzo proprio la tibia e il perone ed inoltre provoca una forte torsione della gamba sx (quella appunto fratturata).

    Mi scuso per essermi dilungato troppo, ma visto che sono un po’ ansioso, spero di ricevere delle risposte ai miei quesiti.

    Vi ringrazio anticipatamente.



  2. #2
    Indice di partecipazione al sito: 22 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2006
    Egregio utente,

    cercherò di rispondere "schematicamente" alle Sue domande :

    1) Nuoto e cyclette sono ottimi per la ripresa muscolare. L'unico esercizio che Le suggerirei in aggiunta è il sollevamento dell'arto inferiore operato a gamba tesa (dritta), che permette un ulteriore rinforzo di tipo isometrico (tono-trofismo muscolare) del quadricipite. Il polpaccio (tricipite della sura) è un muscolo estremamente ricco in fibre rosse (fibre muscolari di durata) piuttosto che di fibre bianche (fibre muscolari di potenza). Ne deriva che il mantenimento del tono-trofismo muscolare del tricipite della sura avviene con esercizi aerobici (cyclette e nuoto).

    2) La frattura è abbastanza "fresca" (sono passati solo 2 mesi!) e inoltre, per inserirLe il chiodo, molto probabilmente i colleghi svizzeri hanno sottoposto la tibia a fresatura standard del canale diafisario (allarga il canale diafisario tibiale, permettendo di utilizzare un chiodo di diametro maggiore e perciò più uniforme nel passaggio da epifisi a diafisi evitando dannosi movimenti dello stesso nel canale diafisario, nonchè di sopportare un carico maggiore sulla gamba operata). Ciò spiega il normale "rallentamento" della calcificazione. Se Lei fuma, Le consiglio caldamente di non fumare : il fumo rallenta notevolmente la guarigione delle ossa fratturate. La frattura dovrebbe guarire "completamente" in 6-7 mesi e il chiodo dovrebbe essere rimosso ad un anno dall'intervento (salvo complicanze).

    3) La somministrazione dell'eparina viene indicata "fino alla ri-acquisizione del carico completo (ovvero 100%) dell'arto operato o dell'arto immobilizzato in gesso o tenuto in scarico". La somministrazione dell'eparina è fondamentale, in quanto un arto operato con un chiodo/protesi ha subito un notevole aumento delle pressioni all'interno del canale diafisario durante l'introduzione del mezzo di sintesi/protesico che sono la causa fondamentale della tromboembolia. Inoltre, fino a che Lei non carica completamente sull'arto operato, i muscoli della Sua gamba (ma anche della Sua coscia) non funzionano completamente e quindi non funzionano nemmeno nello spremere i vasi sanguigni per favorire il ritorno venoso ed evitare perciò il ristagno di sangue nelle vene, un'altra possibile causa di tromboembolia. L'azione anticoagulante dell'eparina evita il verificarsi delle sopracitate complicanze.

    4) Considerando la tipologia "spiroidale" di frattura della Sua tibia (che avviene tipicamente durante violenti movimenti torsionali, come nello sci), eviterei di ritornare a giocare a golf fino alla guarigione completa della Sua gamba.

    Cordiali saluti,

    Andrea Salvi



  3. #3
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007
    Gentilissimo dott. Salvi,

    La ringrazio per la Sua risposta.

    Volevo chiederle altre tre informazioni:

    1) E' obbligatorio togliere il chiodo endomidollare fra un anno se quest'ultimo non da fastidio?
    2) Secondo lei le 5 viti che lo tengono bloccato sono da togliere? Se si fra quanto tempo? Ed inoltre tale intervento verrà effettuato in day ospital o no? E con che tipo di anestesia (spinale, generale, locale)?
    3) Per adesso "cammino" con due stampelle scaricando sulla gamba operata circa 20 kg. Se dovessi mollare una stameplla (come da indicazioni dell'ortopedico) e aumentare il carico sulla gamba operata rischio qualcosa?

    La ringrazio anticipatamente per i Suoi utili e professionali consigli,

    Giovanni



  4. #4
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007
    Gentilissimo dott. Salvi,

    La ringrazio per la Sua risposta.

    Volevo chiederle altre tre informazioni:

    1) E' obbligatorio togliere il chiodo endomidollare fra un anno se quest'ultimo non da fastidio?
    2) Secondo lei le 5 viti che lo tengono bloccato sono da togliere? Se si fra quanto tempo? Ed inoltre tale intervento verrà effettuato in day ospital o no? E con che tipo di anestesia (spinale, generale, locale)?
    3) Per adesso "cammino" con due stampelle scaricando sulla gamba operata circa 20 kg. Se dovessi mollare una stameplla (come da indicazioni dell'ortopedico) e aumentare il carico sulla gamba operata rischio qualcosa?

    La ringrazio anticipatamente per i Suoi utili e professionali consigli,

    Giovanni



  5. #5
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007
    Gentilissimo dott. Salvi,

    La ringrazio per la Sua risposta.

    Volevo chiederle altre tre informazioni:

    1) E' obbligatorio togliere il chiodo endomidollare fra un anno se quest'ultimo non da fastidio?
    2) Secondo lei le 5 viti che lo tengono bloccato sono da togliere? Se si fra quanto tempo? Ed inoltre tale intervento verrà effettuato in day ospital o no? E con che tipo di anestesia (spinale, generale, locale)?
    3) Per adesso "cammino" con due stampelle scaricando sulla gamba operata circa 20 kg. Se dovessi mollare una stameplla (come da indicazioni dell'ortopedico) e aumentare il carico sulla gamba operata rischio qualcosa?

    La ringrazio anticipatamente per i Suoi utili e professionali consigli,

    Giovanni



  6. #6
    Indice di partecipazione al sito: 22 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2006
    Egregio Sig. Giovanni,

    1) E' consigliabile rimuovere il chiodo per favorire il processo di rimodellamento del callo osseo riparativo e di ricostituzione della normale morfologia tibiale, in modo da rendere la Sua gamba maggiormente resistente alle sollecitazioni del carico. Inoltre se Lei dovesse ri-fratturarsi la gamba con un chiodo ancora in sede, la rimozione dello stesso sarebbe piuttosto complicata (e renderebbe ancor più complicato l'intervento di sintesi).
    2) Se la frattura tende a risolversi senza necessità di rimozione delle viti, può mantenerle durante la fase di guarigione. L'intervento di rimozione delle viti potrebbe essere effettuato in day-hospital, ma poichè l'anestesia locale potrebbe non essere sufficiente per rimuovere una vite (per il dolore provocato), è consigliabile un'anestesia spinale e la dimissione il giorno successivo all'intervento.
    3) L'aumento di carico è lo stimolo fondamentale per la guarigione progressiva della frattura. La valutazione della concessione graduale del carico deve essere effettuata dall'ortopedico dopo visione delle radiografie.

    Cordiali saluti,

    Andrea Salvi



  7. #7
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007
    Gentilissimo Dott. Salvi
    La ringrazio ancora per la Sua risposta.
    Gentilmente potrebbe indicarmi i tempi di recupero necessario dopo un'eventuale rimozione del chiodo. E invece per la rimozione delle viti?
    Inoltre volevo chiederle come mai tuttora, a quasi 3 mesi dall'incidente (2 mesi e mezzo dall'ultimo intervento), la mattina non appena mi alzo ho il piede abbastanza gonfio ma soprattutto di colore rosso/violaceo. Fino a quando avrò problemi di circolazione?

    La ringrazio ancora una volta per la sua Disponibilità.

    Cordiali saluti,
    Giovanni



  8. #8
    Indice di partecipazione al sito: 22 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2006
    Gentile Sig.Giovanni,

    quando Le sarà asportato il chiodo, la frattura sarà completamente guarita. Tuttavia, per un ritorno alle attività sportive Le consiglierei un tempo di recupero post-rimozione pari ad almeno 3 mesi (al fine di permettere all'osso di ricostituire l'architettura atta a sopportare il carico e le deformazioni dovute al suo movimento senza il chiodo). Se vengono rimosse solo le viti, il carico andrà valutato dal collega ortopedico che la sta curando. Per l'edema al piede consiglierei esercizi di flesso-estensione della caviglia in scarico e l'esecuzione di un eco-color doppler degli arti inferiori (a discrezione comunque del collega curante).

    Cordiali saluti,

    Andrea salvi



  9. #9
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007
    Spett. Dott. Andrea Salvi,

    come da accordi con ortopedico a tre mesi dall'incidente (quindi quasi tre mesi dall'intervento) ho lasciato una stampella per gli spostamenti brevi. Uso quindi la stampella dal lato della gamba sana, caricando di conseguenza di più sulla gamba operata.
    Il problema però è che sento un lieve dolore alla gamba operata e in particolare nella zona della frattura.
    Vorrei sapere se è normale, oppure se mi consiglia di tenere ancora entrambe le stampelle fino al prossimo controllo ortopedico.

    La ringrazio anticipatamente per la Sua risposta.

    Cordiali saluti,

    Giovanni



  10. #10
    Indice di partecipazione al sito: 22 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2006
    Gent.mo Sig. Giovanni,

    da quanto descritto il lieve dolore sembra essere normale.
    Consideri comunque che il tutto deve essere valutato dal collega ortopedico alla luce delle radiografie eseguite.

    Cordiali saluti,

    Andrea Salvi



  11. #11
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007
    Gentile dott. Salvi, ancora una volta la ringrazio infinitamente per i Suoi consigli.
    Volevo farLe un'ulteriore domanda: quando l'osso sarà totalmente calcificato (spero presto), potrò tornare a fare la stessa vita di prima oppure sentirò qualche differenza soprattutto nello svolgimento delle attività sportive. Inoltre la gamba fratturata (e in particolare la tibia fratturata) sarà più "fragile" rispetto alla gamba sana oppure tornerà "come nuova"? E tutto questo vale anche se dovessi decidere di tenere il chiodo endomidollare per i prossimi anni (se non dovesse dare fastidio)?

    Grazie mille.

    Giovanni



  12. #12
    Indice di partecipazione al sito: 22 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2006
    Egregio Giovanni,

    quando il carico concessoLe sarà pari al 100%, Lei potrà fare tutte le attività sportive che desidera. La gamba operata sarà ovviamente più pesante della controlaterale, ed avvertirà tale "peso" dovuto al chiodo a distanza di circa 2 anni dall'intervento. Si ricordi che, in ogni caso, un'eventuale rifrattura sul mezzo di sintesi è assai problematica. Inoltre il chiodo vicaria il ruolo dell'osso, rendendolo maggiormente rigido e non consentendogli di rimodellarsi correttamente. Le consiglierei perciò di pensare ad una rimozione del chiodo dopo 1 anno dalla completa guarigione della frattura.

    Cordiali saluti,

    Andrea Salvi




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