Utente 351XXX
Egr. dottori,
mi spiace dovervi fare una domanda riguardo un argomento cui avete già risposto più volte, però ognuno pensa di avere un quadro clinico sui generis...
Ho 29 anni e da almeno 7-8 anni soffro di emorroidi (non faccio fatica a credere ereditarie visto che ne soffrono tutti i componenti maschi della mia famiglia). In occasione di ogni defecazione "escono" (mi sembra di aver individuato 3 grosse sacche ed altre interne più piccole)e anche se generalmente rientrano da sole spesso impiegano ore per un completo recupero (la tempistica varia a seconda delle abitudini alimentari del periodo).
Mi sono state diagnosticate emorroidi interne di grado elevato ed è stato programmato un intervento di emorroidectomia. Vista l'insistenza del chirurgo nel sincerarsi dell'effettiva mia volontà di intervenire, non è forse il caso di intervenire con tecniche meno invasive, tipo Longo?

Vi ringrazio anticipatamente per l'attenzione che vorrete prestarmi.
Cordiali Saluti

Mario

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[#1] dopo  
Dr. Andrea Favara
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CANTU' (CO)
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L' intervento di Longo prevede una tecnica diversa e un postoperatorio meno doloroso in genere dell- emorroidectomia sec Milligan Morgan ma non va assolutamente considerato un intervento non invasivo.E' una procedura chirurgica con potenziali rischi e complicanze che devono essere chiariti prima di sottoporvisi, cosi come ogni procedura chirurgica del resto. Auguri!
[#2] dopo  
Dr. Giuseppe D'Oriano
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POZZUOLI (NA)
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Caro utente
Mi associo alle considerazioni del collega Favara in merito all'invasività degli inteventi chirurgici e alle complicanze, ma mi permetto di sottolineare la differenza che contraddistingue i due interventi:la tecnica di Milligan-Morgan è una emorroidectomia(asporta, creando ferite sull'anoderma,il tessuto emorroidario con i suoi cuscinetti adiposi)La tecnica di Longo non è una emorroidectomia ma una prolassectomia mucosa (non asporta il tessuto emorroidario ,ma l'anello muscoso che ha ceduto nel retto permettendo lo scivolamento ,verso il basso e all'esterno,del tessuto emorroidario.)Le emorroidi,considerate ,strutture normali con funzioni valvolari importanti per la continenza,vengono riposizionate ,con l'intervento di Longo,nella loro sede naturale, senza creare ferite cutanee.La Milligan-Morgan del 1937 ,traeva la sua forza partendo dal concetto che il tessuto emorroidario fosse un tessuto "neoformato ,malato"e quindi da asportare.Tali concetti sono ormai superati da acquisizioni ,non più tanto recenti,dove si afferma che il tessuto emorroidario appare così "sofferente"perché non è più nella sua sede naturale ,ma è scivolato lungo il canale anale prolassando.La rimozione del tessuto di rivestimento mucoso del retto lo riposizionerà in sede dove riacquisterà le sue caratteristiche e continuerà a svolgere la sua funzione.
Saluti Dr.Giuseppe D'Oriano
[#3] dopo  
Dr. Attilio Nicastro
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LECCE (LE)
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Caro Utente,
la sua giovane età deve pretendere la risoluzione definitiva del problema. Purtroppo molti considerano l'intervento con suturatrice meccanica meno invasivo degli altri, ma così purtoppo non è, come ancora molti continuano a chiamare Milligan-Morgan l'emorroidectomia aperta, attuata nel secolo scorso, ma mi creda nel corso delgi anni ha subito tali modificazioni che ormai resta ben poco di quella tecnica. Per mia esperienza attuo un intervento di emorroidectomia aperta, con l'utilizzo di differenti strumenti poco traumatici, che raccoglie il gradimento dei pazienti anche in relazione all'assenza del dolore post-operatorio, alla rapida ripresa delle attività quotidiane, alla durata della permanenza in ospedale (1 giorno). Questa è una tecnica ormai attuata da molti ed è consigliata nei gradi più elevati della patologia emorroidaria. Nei gradi meno gravi, primo e secondo, è possibile attuare ancoira tecniche mini-invasive, ambulatoriali che anche se non sono definitive tendono a frenare l'evoluzione della patologia ed a ridurre i sintomi ad essa correlata. Il mio consiglio è di sottoporsi ad una visita colonproctologica con videoproctoscopia digitale in modo da definire il gradoi della patologia e pianificare una adeguata terapia.
Auguri
Dott. Attilio Nicastro
www.attilionicastro.it
[#4] dopo  
Dr. Giuseppe D'Oriano
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POZZUOLI (NA)
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Iscritto dal 2006
Caro utente
Mi sembra doveroso,visto il notevole interesse che suscitano le discussioni in merito alla patologia emorroidaria,riproporre alcuni concetti patogenetici in merito alla causa della malattia emorroidaria.Concetti ,ormai universalmente accettati,che affermano che il prolasso emorroidario, che descrivo con le sue parole,(In occasione di ogni defecazione "escono" mi sembra di aver individuato 3 grosse sacche ed altre interne più piccole che anche se generalmente rientrano da sole spesso impiegano ore per un completo recupero) è dovuto al cedimento della parete mucosa interna del retto che lascia scivolare verso il basso i vasi emorroidarii.Chiarito questo momento patogenetico, ne consegue che la nostra azione chirurgica è inappropriata se viene indirizzata contro il tessuto emorroidario,mentre è logica se indirizzata verso l' anello mucoso interno che ha ceduto.Da queste osservazioni, confermate da studi anatomopatologici e fisiopatologici, che trae fondamento la tecnica di Longo,intervento ormai riconosciuto valido ed eseguito in tutti i continenti in numero sempre maggiore,sia per i risultati sia perché attualmente rappresenta l' unica risposta scientificamente razionale al prolasso emorroidario.Qiundi, interventi di emorroidectomia chiusa o aperta che con la Milligan-Morgan avevano raggiunto la "perfezione",oggi "modificati" sia con l' uso di bisturi a ultrasuoni, a radiofrequenza che con laser o con altri piccoli accorgimenti "personali" ,rimangono pur sempre delle emorroidectomie(asportazione del tessuto emorroidario ,dei cuscinetti adiposi con l'anoderma).Emorroidectomia,che come affermano autorevoli fonti a livello internazionale, oggi non è più concepibile, come soluzione al prolasso emorroidario ,poiché asporta strutture anatomicamente normali( le emorroidi)che hanno avuto la sola sfortuna di essere spinte verso il basso e all'esterno dal prolasso mucoso rettale.Tale amputazione ,alla luce di queste acquisizioni e in relazione ai risultai ,eccellenti , ottenuti con la prolassectomia ed emorroidopessi sec. Longo ,potremmo considerarla una lesione personale.
Saluti Dr.Giuseppe D'Oriano
[#5] dopo  
Utente 351XXX

Iscritto dal 2007
Egr. dottori,
innanzitutto un sincero ringraziamento per l'esaustività delle vostre risposte e per la pazienza dimostrata.
Fermo restando che sono ben conscio che la riuscita di un intervento dipenda da innumerevoli fattori,il fatto di essermi operato del 2000 di varicolcele, può dimostare una certa "debolezza" a livello vascolare e quindi espormi maggiormente al rischio di recidive?

Ancora molte vive cordialità

Mario