Utente 158XXX
Gentile professore,
mi scuso intanto della poca precisione ma mi baso sulle poche parole del medico.
due mesi fa mio padre (72 anni) ha subito intervento preventivo per stenosi coronarica. Gli sono stati messi 3 bypass, due realizzati con la vena safena ed uno con la mammaria. L'intervento sembrava essere andato bene ma ieri, dopo che un esame sotto sforzo non aveva dato risultati soddisfacenti, una coronarografia ha rivelato stenosi del 90% in due punti localizzati nell'anostomosi della safena dove sono stati collocati un totale di 3 stent.
I medici dicono che è accaduto un evento raro di cui non sanno dare spiegazione, ma io non capisco cosa significa "raro" e soprattutto quali conseguenze ci si debba aspettare. Se il processo di stenosi a meno di un mese dall'intervento è dovuto allo stato della Safena allora dobbiamo aspettarci un'altra occlusione nel giro di breve tempo; altrimenti da cosa può essere dato? un'infiammazione dell'anastomosi da cosa è causata? Mi sembra importante conoscere le cause per prevenire eppure il medico ad una mia richiesta di dettagli risponde in modo evasivo e per due volte mi ha detto che fanno del loro meglio andandosene. Mi sembra alquanto poco professionale.
Chiederò la cartella clinica ma intanto saprebbe darmi delle indicazioni minime?
Molte grazie

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[#1] dopo  
Dr. Guglielmo Mario Actis Dato
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L'occlusione di un bypass a breve termine puo' essere determinata da un problema tecnico durante il confezionamento della anastomosi oppure alla presenza di calcificazioni e grave malattia aterosclerotica nel punto dove e' stato confezionato che ne compromettono fin da subito il buon funzionamento. Di solito si usano per testare immediatamente i flussi delle apparecchiature intraoperatorie che consentono appunto di avere certezza che passa sangue attraverso il bypass. Tuttavia questo tipo di test non e' fatto di routine in tutti i centri e comunque dovrebbe essere descritto nell'atto operatorio. Circa il destino futuro dei bypass non so cosa risponderle in quanto molto dipende dalla aggressivita' della malattia coronarica e dai fattori di rischio specifici del paziente.

cordialmente
[#2] dopo  
Utente 158XXX

Iscritto dal 2010
La ringrazio molto della risposta chiara.
Potrei darle maggiori informazioni ora che ho il foglio di dimissioni.
Nel febbraio 2010 i sintomi prima dell'intervento coronopatia critica trivasale: 1. tronco comune: stenosi critica 60% distale coinvolgente gli osti di Cx e RI.
2. discendente anteriore: stenosi moderata 50% al 1 tratto
3. circonflessa: stesosi critica 75% ostiale, s.c. 80% di ramo marginale ottuso.
4. ramo intermedio: stenosi critica 80% ostiale
5. coronaria dx: stenosi moderata 50% lunga al I tratto seguita da sub-occlusione 90% al II tratto.
* tre bypass con arteria mammaria interna di sx su ramo discendente anteriore, vena safena su ramo marginale ottuso e coronaria dx in sequenziale
L'11 maggio
1. tronco comune: stenosi ostiale 60% stenosi 40% alla biforcazione.
2. discendente anteriore: calcifica con stenosi diffusa 60% al 1 tratto; pervio con normale flusso anterogrado
graft in mammaria per il disc. ant. stenosi moderata 40% all'anostomosi
3. circonflessa: stesosi sub-critica 60% ostiale, occlusione di I ramo marginale ottuso.
5. coronaria dx: occlusione totale cronica al II tratto con modesto circolo omo ed intercoronarico;
graft in safena sequenziale per ramo marginale ottuso-discendente posteriore pervio con normale flusso anterogrado, sub occlusione all'anastomosi su ramo marginale ottuso, sub occlusione all'anastomosi su ramo discendente posteriore
* angioplastica e stenting medicato su graft per ramo marginale ottuso e ramo discendente posteriore, perfezionati con kissing baloon.

cosa ne pensa?

distinti saluti
[#3] dopo  
Dr. Guglielmo Mario Actis Dato
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TORINO (TO)
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Iscritto dal 2004
Da quanto leggo vi erano delle stenosi importanti sulle coronarie native che giustificavano l'intervento che e' stato fatto. Purtroppo non sono sufficienti i valori che vengono riportati in fase di refertazione dell'esame per potere esprimere un giudizio sul grado di restringimento dei bypass ma e' indispensabile visionare la coronarografia per rendersi conto della qualita' delle arterie, della velocita' con cui scorre il mezzo di contrasto, .... nelle differenti proiezioni.
Mi pare comunque che alla fine sia stato possibile eseguire delle angioplastiche sulle coronarie della parete posteriore e laterale con buon risultato.
[#4] dopo  
Utente 158XXX

Iscritto dal 2010
Gentile Professore,
la ringrazio molto della consulenza. Vorrei comunque andare a fondo della questione e recuperare i dati precisi della coronarografia e magari parlare con il chirurgo che ha eseguito l'angiolplastica.
Intanto la ringrazio ancora vivamente
cordiali saluti