Utente 160XXX
Il dolore è cominciato venerdì 14 maggio 2010 dopo un viaggio da New York a Milano in aereo. Il primissimo sintomo è stato un medio dolore ai testicoli, in particolare a quello destro, dolore che si manifestava in maniera piuttosto forte al tatto.

Visto il lungo viaggio ho pensato inizialmente che tale dolore fosse dovuto alla posizione assunta durante il viaggio. Il giorno successivo, sabato 15 maggio 2010, a questo dolore si è accompagnato un leggero fastidio alla parte destra dell’intestino. Inoltre ho avvertito l’intestino in subbuglio e un certo desiderio di evitare movimenti bruschi.

Questo non mi ha comunque impedito di partecipare proprio sabato a un pranzo di nozze, domenica di fare qualche tiro al pallone e lunedì di fare circa 30 km in bicicletta dei quali 5 in una salita dalle forti pendenze (9% di media). Durante questo periodo il dolore ai testicoli e il leggero fastidio all’intestino non sono né diminuiti né aumentati.

Martedì ho effettuato il viaggio di ritorno da Milano a New York, dove abito.

A partire da mercoledì 19 maggio 2010 il dolore ai testicoli è leggermente diminuito, mentre è aumentato il dolore alla parte destra della pancia, accompagnato da sempre più frequenti sensazioni di gonfiore dell’intestino e di bruciore che si espande attorno alla zona pelvica, accanto alla coscia e talvolta anche nella stessa zona corrispondente alla pancia sulla schiena. Per la precisione la principale fonte di dolore si trova nella zona destra della pancia a circa 8/9 cm in alto e 4/5 cm a destra rispetto alla base del pene.

A fronte di un aumento del dolore che ha cominciato a diventare molto fastidioso anche solo durante lo svolgimento di regolari attività quotidiane come andare in bici al lavoro o dormire prono o rannicchiato ho deciso di recarmi dal mio medico curante venerdì 21 maggio al pomeriggio. Dopo un analisi al tatto, il medico curante ha suggerito che quello avrebbe potuto essere un principio di appendicite.

Mi sono quindi recato al pronto soccorso nel tardo pomeriggio di venerdì per una diagnosi più approfondita. Un primo medico, dopo avermi visitato e aver premuto una zona vicina alla base del pene e dietro i testicoli ha suggerito che io avessi un’ernia. I risultati della TAC che mi è stata fatta successivamente invece hanno messo in evidenza “thickening of the proximal appendix at the junction with the cecum. The walls the appendix measured greater than 6 mm. There are no fluid collections. This may represent focal appendicitis or early appendicitis”. Le analisi del sangue e delle urine non hanno evidenziato nulla di anomalo.

In base a questa diagnosi sono stato ricoverato il mattino di sabato 22 maggio. Sabato sono stato nutrito con una flebo, mentre domenica, oltre alla flebo, mi sono stati concessi dei liquidi (succhi d’arancia e di mela, acqua, the). Non mi è stato somministrato alcun medicinale. Il medico chirurgo che mi ha visitato domenica ha confermato che, a suo avviso, si trattava di appendicite, ma, ha sostenuto di non poter operare poiché erano ormai passati troppi giorni dall’inizio dell’infiammazione e quindi questa poteva non essere più circoscritta alla sola appendice, il che secondo lui avrebbe potuto minare i risultati dell’operazione. Sulla base di questa diagnosi, ma a fronte di un mio lamentare un aumento del dolore ormai anche solo nel piegare la gamba destra o nel sollevarmi dal letto, sono stato dimesso dall’ospedale lunedì 24 maggio dopo l’ora di pranzo con una cura antibiotica orale a base di ciprofloxacin (2 vv al giorno ogni 12 ore per 5 gg) e metronidazole (4 vv al giorno ogni 6 ore per 5 gg) accompagnata da fermenti lattici.

Durante il periodo il periodo di ricovero ospedaliero la pressione è risultata nella norma, il battito cardiaco tra i 40 e i 50 battiti al minuto (corrisponde a una mia naturale brachicardia) e la temperatura corporea esterna è invece oscillata tra i 35,3 °C di sabato notte e i 36,11 °C di lunedì mattina.

A detta del medico chirurgo che mi ha visitato e dimesso, inizialmente non convinto neanche di dovermi dare una cura antibiotica, avrei potuto cominciare sin da subito una dieta regolare con qualsiasi alimento desiderato e avrei dovuto prendere degli antidolorifici in caso di dolore acuto. Io invece per precauzione ho cominciato una dieta leggera a base di riso in bianco, verdure bollite, mele, pere e banane grattugiate, petti di pollo lesso e succhi d’arancia, di pompelmo e limone tutto rigorosamente biologico evitando latticini, zuccheri e fritti. Ho anche deciso di evitare qualsiasi antidolorifico per poter essere sempre cosciente di un eventuale e preoccupante aumento del dolore.

Lunedì 24 maggio sera è stato il giorno con il dolore più acuto con forti fitte di bruciore nella parte destra della pancia, ma anche in altre zone dell’intestino e nei testicoli e un leggero fastidio anche nell’urinare. Qualsiasi movimento anche solo camminare dolcemente ha provocato un aumento ulteriore del dolore e solo la posizione supina ha apportato un leggerissimo sollievo. Anche solo visivamente e ad opinione non solo mia, ma anche della mia fidanzata la parte destra della pancia risulta leggermente più gonfia di quella sinistra. Inoltre il dolore aumenta anche solo sfiorando quella parte della pancia.

Martedì mattina 25 maggio il dolore è invece diminuito tornando ai livelli di venerdì, giorno nel quale mi ero recato al pronto soccorso. Tuttavia nel corso della giornata è nuovamente aumentato con nuove fitte di bruciore la sera. Il dolore ai testicoli, che durante il fine settimana sembrava quasi scomparso, ora sembra stia pian piano ritornando.

Durante tutto questo periodo il livello di appetito non è mai calato in maniera sensibile, e solo durante la giornata di giovedì 20 maggio ho avuto delle leggere sensazioni di nausea. Sin da bambino soffro di disturbi intestinali che talvolta mi portano a fare delle feci non molto solide e ad andare di corpo più di due volte al giorno. Fino a venerdì 21 maggio non ho notato nessun cambiamento rispetto alla norma per quello che riguarda le feci, durante il periodo in ospedale ho invece avuto feci liquide molto frequenti, che secondo infermiere e dottore erano causate dalla dieta a base di soli liquidi. Da lunedì sera le mie feci sono più solide, ma non normali.

Giusto per una completa analisi completa della mia situazione è giusto tenere presente che sono un giovane adulto di 29 anni, sono alto 185 cm e peso 94 kg. Il 26 giugno 2009 ho subito un intervento chirurgico di ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio e riparazione del menisco. Sono a tutt’oggi in via di recupero avanzato da quell’intervento e faccio fisioterapia due volte a settimana ed esercizi di potenziamento della muscolatura tutti i giorni. Da venerdì 21 maggio ho interrotto gli esercizi quotidiani a causa del dolore corrente. Di recente, a seguito di esami del sangue sono risultato positivo all’herpes HSV 2 nonostante abbia la stessa partner sessuale da 4 anni circa (lei è però risultata negativa). Infine, in passato, nel gennaio del 2006 durante un periodo di lavoro semestrale in India, ebbi alcuni sintomi simili anche se meno intensi, legati a bruciore nella zona destra della pancia. Anche allora, visto il perdurare dei sintomi, dopo 5 giorni mi recai al pronto soccorso dove mi fecero una TAC dalla quale non risultò nulla di anomalo. Una cura antibiotica mi permise di ristabilirmi in 2/3 giorni.

Vista la situazione ho le seguenti questioni:
Mi devo preoccupare poiché il male non decresce?
A parte quello che già faccio potrei fare altro per facilitare il decorso del dolore/bruciore?
Visti i sintomi c’è la possibilità che il medico si sia sbagliato?
E’ vero che un’appendicite si può operare solo nelle prime 48 ore dall’inizio del dolore come sostenuto dal medico chirurgo che mi ha visitato?
I cinque giorni di cura antibiotica saranno sufficienti a farmi guarire?
Ci potrebbe essere in futuro il pericolo di ricadute? Se sì come evitarlo?
Se volessi farmi visitare da un medico specialista per avere una ulteriore conferma di diagnosi e trattamento a chi dovrei rivolgermi?

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[#1] dopo  
Dr. Andrea Favara
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Ho letto la sua storia, riporto per chiarezza i suoi quesiti ai quali rispondo:

Mi devo preoccupare poiché il male non decresce?
No, ma una rivalutazione medica è indispensabile in caso di persistenza
A parte quello che già faccio potrei fare altro per facilitare il decorso del dolore/bruciore? direi di no, come le dicevo è indicat una rivalutazione medica
Visti i sintomi c’è la possibilità che il medico si sia sbagliato?
gli elementi che ha riferito e la diagnosi appaiono coerenti, certo la perfezione non esiste
E’ vero che un’appendicite si può operare solo nelle prime 48 ore dall’inizio del dolore come sostenuto dal medico chirurgo che mi ha visitato? queste valutazioni non possono essere generlizzate ma va valutato il singolo contesto
I cinque giorni di cura antibiotica saranno sufficienti a farmi guarire? è possibile
Ci potrebbe essere in futuro il pericolo di ricadute? è possibile Se sì come evitarlo? in nessun modo: l' appendicite non è 'prevenibile
Se volessi farmi visitare da un medico specialista per avere una ulteriore conferma di diagnosi e trattamento a chi dovrei rivolgermi? a un chirurgo o ad un pronto soccorso
Auguri!
[#2] dopo  
Dr. Stefano Spina
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Forse c'e' stata qualche incomprensione tra lei e chi l'ha visitata: il Collega voleva probabilmente intendere che nelle prime 48 ore dall'inizio della sintomatologia si riesce a capire se l'eventuale appendicite necessita o meno di intervento chirurgico. Se trascorrono molte ore, e intanto l'organismo reagisce bene all'infezione, la fase acuta e' da considerarsi ormai alle spalle e quindi l'intervento in urgenza non e' piu' indispensabile. Negli Stati Uniti, peraltro, le politiche sanitarie funzionano in maniera leggermente differente dalle nostre, e molte decisioni mediche vengono prese soprattutto sulla base di concetti che tengono conto da una parte delle pressanti esigenze delle potenti Compagnie di Assicurazione, e dall'altra dell'estrema facilita' con cui i Chirurghi vengono accusati al minimo accenno di malpractice. Questo provoca uno schiacciamento innaturale dei rapporti Medico-Paziente e, nel caso di casi simili al suo, un sostanziale orientamento di tipo "wait and see", protratto pero' fino ai limiti estremi del possibile.
Difficile comunque capire realmente cosa sia successo: non escluderei del tutto l'eventualita' che l'appendice abbia realmente attraversato una modesta fase di flogosi, ma di certo gli elementi rilevati non sono troppo tipici: niente aumento dei bianchi, localizzazione del dolore piuttosto vaga, niente alvo chiuso a feci e gas (anzi, al contrario, feci semiliquide)... Insomma i dubbi sono parecchi e credo che al di la' di tutto la decisione di non operare sia stata quella piu' corretta. Vale dunque la pena indagare se non sia presente invece una patologia di tipo completamente diverso (un'ernia inguinale, per esempio) che al contrario potrebbe spiegare molto meglio almeno alcuni dei sintomi da lei riferiti.
Cordiali saluti