Utente 162XXX
Cari dottori, buongiorno. Espongo il mio caso:

sono affetto da una fibrosi nel corpo cavernoso destro di natura traumatica in eta' adolescenziale: nel corso degli ultimi anni (ho 45 anni) la fibrosi e' aumentata considerevolmente di volume fino a raggiungere le dimensioni di 23x7x15 mm. Responso degli esami doppler ecografici: "massa ecogenica che penetra la capsula ed occupa la maggior parte del corpo cavernoso alla base del pene a stretto ridosso dell'arteria cavernosa". La fibrosi non intacca la tunica albuginea e non determina incurvamento. Riduce pero' considerevolmente la capacita' erettile (per compressione dell'arteria cavernosa).

Alcuni mesi fa con il chirurgo si e' deciso di asportare la fibrosi. L'operazione e' stata realizzata con "escissione della placca e chiusura della tunica". Non e' stata adottata nessuna tecnica di raddrizzamento (non ce n'era bisogno), non e' stato applicato nessun patch.

L'esame della fibrosi:
esame miscroscopico: "nodulo fibrotico solido di colore grigiastro di circa 18 mm di diametro"
esame macroscopico: "la sezione mostra la presenza di una massa nodulare circoscritta non coperta da elementi epiteliali. Il frammento e' composto da densi gruppi di fibrocollagene di tipo cheloidico inframmezzati da canali vascolari e linfatici. Non e' presente infiammazione. Non c'e' segno di malignita'".

Non mi e' stata prescritta nessuna terapia postoperatoria.

Circa dieci giorni dopo l'operazione la fibrosi si e' riformata: in quattro giorni e' riapparsa. Un successivo esame ha determinato che le dimensioni di questo nuovo nodulo sono 20x7x14. Ovviamente la ricomparsa della patologia ha come effetto quello di ostacolare, nuovamente, la piena funzionalita' erettile.

Sono passati sei mesi dall'operazione. Il chirurgo si e' dimostrato assai sorpreso da questa recidiva e non mi ha offerto risposte precise. Mi e' parso dubbioso sull'opportunita' di ri-operare ed ha preventivato, in modo assai vago, la possibilita' ultima di impianto di una protesi.

Le mie domande (ben sapendo che per un responso completo dovreste esaminarmi direttamente e prendere visione di tutta la documentazione medica):
1- Il protocollo d'intervento applicato e' quello classico?
2- E' normale non avere applicato un patch?
3- E' procedura comune non prescrivere nessun tipo di terapia postoperatoria?
4- Le recidive sono comuni in casi come il mio?
5- E' consigliabile una seconda operazione? Con le medesime modalita' della prima?
6- Esistono delle stime sulle percentuali di insuccesso per questo tipo di operazione?

Vi ringrazio anticipatamente per le risposte ed i suggerimenti che vorrete darmi.






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[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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Caro Utente,a mio modo di vedere,avrei evitato il primo intervento...Ritengo corrette le procedure operatorie e post=operatorie.Assolutamente sconsiglio
un'altra operazione ma,e' chiaro che la decisione spetti all'andrologo di riferimento.Cordialita'.
[#2] dopo  
Utente 162XXX

Iscritto dal 2010
Gentile dottor Izzo,

La ringrazio per la pronta risposta. Ho un solo dubbio: se il Suo avviso e' quello di NON operare neppure la prima volta, allora NON c'e' neppure soluzione al mio problema (dato che le terapie a base di infiltrazioni di cortisonici, la vitamina E, le onde d'urto e il Potoba si sono rivelati completamente inutili)?

Cordialmente.
[#3] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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...in medicina,spesso,anche per le patologie tumorali,si usa la strategia dello "aspetta ed osserva".Nel Suo caso,ho la sensazione che sia stata forzata la mano del chirurgo,inconsapevolmente,in quanto non era presente la deviazione dell'asse penieno.Non e' chiaro il quadro clinico legato al tono erettivo che,a questo punto,diventa decisivo.Potrei sbagliarmi,ma credo che si sia dato piu' rilievo alla placca fibrotica (post-traumatica) che al disagio sessuale.Certo e' che,con l'intervento subito,si sia rimesso in moto un processo di cicatrizzazione post-operatoria...Comunqe,da questa postazione mediatica,le mie rimangolo delle ipotesi che vanno confermate o smentite dal
lo andrologo di riferimento,cui spetta sia la prima che l'ultima parola... Cordialita'.
[#4] dopo  
Utente 162XXX

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Gentile dottore,

certo e' chiarissimo che un giudizio sicuro sul caso specifico un medico serio lo emette solo dopo avere visitato il paziente stesso e visto tutta la documentazione e ordinato tutti gli esami del caso; capisco perfettamente che non vi si possa chiedere, in questa sede e con queste modalita', nulla piu' di una opinione generica sul caso presentato.
E tuttavia...
- la strategia dell'"aspetta e osserva" non e' piu' applicabile nel mio caso: la mia prima visita dall'andrologo risale al 1997! Tredici anni di osservazione sono forse stati anche troppi;
- il disagio sessuale c'era ed era rilevante: adesso, ahime' e' peggiorato - vale a dire che la capacita' erettile e' ulteriormente diminuita;
- il rapporto di causa effetto tra tono erettivo e placca e' diretto ed accertato: quando ho fatto infiltrazioni di cortisone (che per un breve periodo hanno ridotto il volume della placca e la consistenza della stessa), cosi' come nei pochi giorni tra l'operazione e l'apparizione della recidiva, il tono erettivo era migliorato notabilmente;
- non capisco per quale ragione Lei sconsigli una seconda operazione: se, come sembra dall'assenza di una risposta positiva da parte dei Suoi colleghi andrologi, non esistano altre soluzioni al mio problema, che cosa perderei a farmi ri-operare? Non di certo il tono erettivo, che e' comunque gia' molto basso. Al limite avrei una seconda recidiva - e allora dovrei considerare l'impianto di una protesi. Ma, dato che altre soluzioni non esistono, questo significa che gia' adesso devo considerare l'opzione dell'impianto di una protesi, non Le pare?

Cio' che non comprendo e' l'atteggiamento di tre specialisti dai quali sono stato visitato: tutti e tre hanno affermato con molta sicurezza e, curiosamente con parole molto simili, che (cito quasi testualmente): " ... un uomo della sua eta' e nelle sue condizioni fisiche (praticamente perfette, se si esclude, ahime', questo piccolo dettaglio della placca fibrotica) non si deve preoccupare: c'e' sicuramente una soluzione..."
Appunto: quale? Nessuno dei tre me l'ha spiegato ed io sono ancora in attesa di sapere.

Non La tedio oltre con il mio caso. La ringrazio per le risposte che mi ha offerto e per quelle che eventualmente mi vorra' ancora offrire.

Cordialmente.
[#5] dopo  
Dr. Diego Pozza
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caro lettore
una placca albuginea che disturbi i rapporti sessuali va rimossa, su questo non ci sono dubbi.
Se chiudere i corpi cavernosi con materiale autologo o eterologo, se inserire un tutore endocavernoso, se inserire una protesi peniena , sono decsioni importanti ed obbligate ogni qualvolta si deve asportare una placca da IPP. e devono essere fatte dal chirurgo sulla base di molti fattori locali e generali.
qualche informazione su www.erezione.org
Io credo che la sua giovane età le richieda (od imponga) di avere una adeguata attività e funzione sessuale.
Il ricorso ad un impianto protesico endocavernoso malleabile od idraulico mi sembrerebbe indispensabile
cari saluti
[#6] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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...la delicatezza del Suo stato clinico dovrebbe prescindere dalle opinioni che vengono dal web.Non abbiamo la possibilita' di valutare tutti i passaggi diagnostici che in 13 anni hanno caratterizzato la Sua lunga storia,per cui faccia riferimento ad uno specialsta reale.Cordialita'.
[#7] dopo  
Utente 162XXX

Iscritto dal 2010
...comunque la fibrosi NON interessa la tunica albuginea, ma solo il corpo cavernoso DX...
[#8] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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...sento aria di confusione...
[#9] dopo  
Utente 162XXX

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Gentile dottor Izzo,

non c'e' confusione, almeno per quel che mi riguarda. Non so se il fatto che la mia fibrosi NON interessi la tunica albuginea permetta di classificare il mio caso come IPP.
Certamente faccio, ed ho fatto in tutti questi anni, riferimento a specialisti reali, presentandomi in carne ed ossa e fibrosi ed esami. Cio' non ostante quel che in tutto questo tempo e consulti non ho capito e'
- qual e' la percentuale di recidive in casi come il mio?
- perche' una seconda operazione e' vivamente sconsigliata?
- quando l'opzione protesi diventa consigliabile?
Tutte queste sono domande le cui risposte in gran parte prescindono dalla valutazione del caso singolo da una parte e, dall'altra, non richiedono risposte consolatorie e generiche del tipo che ho menzionato nel mio precedente messaggio ("...un uomo della sua eta'non si deve preoccupare: c'e' sicuramente una soluzione...").

Cordialmente.
[#10] dopo  
Dr. Diego Pozza
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caro lettore,

una fibrosi del tessuto cavernoso o una fibrosi dell'albuginea (la guaina che riveste il tessuto cavernoso) sono fenomeni quasi sempre concomitanti .
Quando si asporta una placca sicuramente o quasi sicuramente il tessuto cavernoso ha perso la funzione erettile e quindi, sovente, pur avendo operato bene la placca può persistere un deficit erettile tale da impedire una penetrazione.
Questo è il motivo per cui risulta utile, opportuno, necessario...., inserire un tutore endocavernoso di sostegno.
Il non farlo espone ai rischi di recidive della placca, della curvatura e del deficit erettile.
Un chirurgo abituato a tali problematiche questo problema lo dovrebbe conoscere bene e, quindi, dovrebbe informare bene il suo paziente prima di proporre un intervento che non è alla portata di qualsiasi urologo anche rinomato
cari saluti
[#11] dopo  
Dr. Giovanni Beretta
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Gentile lettore,

l' Induratio Penis Plastica o malattia di La Peyronie è una patologia caratterizzata dalla formazione di placche fibrotiche che generalmente partono dalla tunica albuginea e poi interessano anche il corpo cavernoso del pene.

La causa della malattia è poco nota.

Molti sono i fattori ipotizzati e spesso associati alla patologia.

Il disturbo erettivo interessa circa il 40% degli uomini colpiti da malattia di La Peyronie e le cause sembrano da imputare ad un problema vascolare di tipo arterioso, quando la placca allunga e assottiglia i vasi, oppure di tipo venoso per l'alterazioni dei fisiologici meccanismi di occlusione venosa con conseguente aumentata fuga del sangue dai corpi cavernosi.

La malattia presenta un decorso estremamente variabile e a volte capita anche di osservare una risoluzione spontanea della placca.

Per questo motivo il trattamento deve essere all'inizio di tipo farmacologico, conservativo con l'utilizzo di prodotti a base di vitamina E e farmaci antiinfiammatori .

Negli stadi "finali" della malattia, a nodulo stabilizzato ed in presenza di gravi incurvamenti o disturbi dell'erezione, può essere utile ricorrere ad una "prospettiva" chirurgica che può prevedere anche l'inserimento di una protesi.

Fatte queste considerazioni generali poi si ricordi che le indicazioni terapeutiche precise sul suo caso specifico, soprattutto a livello chirurgico, solo il suo urologo od andrologo potrà darle ma "sul campo".

Un cordiale saluto
[#12] dopo  
Utente 162XXX

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Ringrazio tutti i medici per i responsi - e quindi anche il dott. Beretta per la sua cortesia.
Ho ancora altre domande - un pochino piu' specifiche. Se qualche dottore vorra' spendere cinque minuti del suo tempo per rispondermi, gliene saro' naturalmente assai grato!

Le domande sono le seguenti:
1 - quali sono i farmaci antiinfiammatori generalmente prescelti per la terapia della placca?
2 - in sede di escissione chirurgica della placca, perche' non si usa il laser (o un cauterio)? A mio avviso l'uso di uno di questi strumenti per condurre l'escissione, in luogo del bisturi, avrebbe il vantaggio di sigillare i capillari e il tessuto del corpo cavernoso: potrebbe pertanto essere d'aiuto nell'evitare una rapida recidiva della placca. O ci sono controindicazioni all'uso di tali strumenti?

Cordialmente.
[#13] dopo  
Dr. Diego Pozza
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Caro lettore,

gli antinfiammatori non sono di grande utilità in molti casi. Dipende da caso a caso e da situazione a situazione.
tagliare un tessuto, una placca, con lama fredda, elettrocuterio o laser non cambia nulla.
Cari saluti
[#14] dopo  
Utente 162XXX

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Cari dottori,

torno innanzitutto a ringraziarvi tutti ancora una volta per i pareri che date su questo sito e poi colgo l'occasione per sottoporvi un altro quesito:

ho consultato un altro andrologo che mi ha prescritto quanto segue:
- esame testosterone, prolattina e PSA (risultato valori nella norma)
- esame ecocolordoppler dinamico (risultato regolare, nessuna alterazione del flusso o delle arterie)

e poi, come terapia mi ha comandato:
- cialis 20 mg, 1 ogni tre di'per tre mesi;
- vacuum, applicazioni, senza laccio, 15 minuti una volta al di' per tre mesi (il "vacuum", per intenderci, e' quello strumento di tortura che provoca erezioni tramite sottovuoto e che normalmente si compra nei sex shop)
il tutto, come dice il medico, per "enfatizzare il microcircolo". Alla mia richiesta di ulteriori spiegazioni per il dopo-terapia, ho solo ricevuto come risposta un "Lei non si preoccupi, faccia e poi torni".

Devo confessare che sono rimasto un po' sorpreso dalla terapia prescrittami... cerchero' di eseguirla, naturalmente, ma... non so cosa pensare (non commento l'atteggiamento un tanto sussiegoso dello specialista).

Mi aiutereste a formarmi un'opinione ?

GGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGG
[#15] dopo  
Dr. Giovanni Beretta
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Da questa postazione le consigliamo di seguire le indicazioni terapeutiche ricevute, anche se un pò particolari possono avere un loro razionale.

Se ci sono poi ancora dei dubbi bisogna risentire il proprio medico di fiducia!