Utente 163XXX
Illustrissimi Medici,

Vi scrivo per esporre il mio caso clinico al fine di avere qualche Vostro prezioso consiglio sul “da farsi”; ringraziandovi anticipatamente per il tempo che mi vorrete dedicare; vengo ai fatti:
sono un uomo di 43 anni, alto 173 cm con peso costante da anni, attorno ai 67 kg, dal fisico asciutto e abbastanza atletico che mantengo con una blanda attività fisica (una o due mezzore la settimana in piscina); non fumo, non bevo, curo un’alimentazione equilibrata con pochi grassi (salvo qualche eccesso nei dolci di cui sono ghiotto, specialmente di gelato); non soffro di patologie particolari, la pressione arteriosa e i trigliceridi (circa 130) sono nella norma. Tuttavia, per una forma ereditaria acclarata tendo ad avere seri problemi di colesterolemia; da circa quindici anni monitoro costantemente con frequenza annuale la colesterolemia che oggi posso riassumere così: colesterolo totale costante in tutto il periodo nel range 210-235 e colesterolo HDL costante in tutto il periodo nel range 34-37.
Vista la nota formula con la quale si calcola l’indice di rischio cardiovascolare (colesterolo totale/HDL = INDICE DI RISCHIO) applicando la quale io per tutti questi anni avrei vissuto costantemente con tale indice fuori controllo (sempre >5 di molto); considerato che condividevo con mia madre, recentemente scomparsa all’età di 66 anni per infarto cardiaco, un alto tasso di colesterolemia (lei ultimamente aveva il valore di colesterolo totale pari a 300, mentre ha avuto sempre alti valori di HDL, circa 50-55) e una accentuatissima piastrinopenia cronica (che però non penso sia correlata alla colesterolemia alta), ma non l’ipertensione arteriosa, il fumo e la media obesità ( era alta 165 cm per 90 kg circa) che la contraddistinguevano, gradirei sapere se è il caso di preoccuparmi seriamente per il mio stato di salute cardiovascolare.
Secondo il Vostro superiore e qualificatissimo giudizio è il caso che mi sottoponga ad una attività fisica anaerobica spinta (almeno quattro ore settimanali per almeno sei mesi) per veder aumentare il mio HDL di circa 20 unità, come suggerito e garantito da qualche articolo sul tema che ho letto da qualche parte, o e meglio che inizi subito una terapia farmacologica atta ad equilibrare il rapporto colesterolo totale/HDL (sempre che esista)?
E ancora, secondo Voi è il caso che mi sottoponga a qualche analisi clinica specifica ad accertare lo stato delle arterie e quindi a verificare l’effettivo rischio cardiovascolare, o secondo Voi il fatto che io abbia vissuto tutti questi anni (circa quindici) con l’indice di rischio sempre fuori controllo, non è, poi, così determinante.
Vi ringrazio ancora per i consigli che Vorrete elargirmi e che farò miei per attenuare, non nascondo, la paura che in questo periodo mi attanaglia ai limiti dell’ipocondria.
Cordiali saluti.
Riccardo Mallardi
[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Martino
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Gentile Sig. Mallardi,
in base al suo scritto, non penso che lei possa fare molto di più di quanto non stia facendo per ridurre il suo rischio cardiovascolare, che essendo legato probabilmente a fattori genetici, e quindi immodificabili, non le consentono di praticare una terapia farmacologica specifica. Utile, ovviamente, la riduzione dell'introito di dolci e una dieta più ricca di pesce che di carni rosse. Per il resto, continui la sua attività fisica, magari incrementandola con del moto fisico, anche il solo passeggiare per almeno un'ora risulterebbe utile.
Saluti
[#2] dopo  
Utente 163XXX

Iscritto dal 2010
Illustre Dott. Martino,
La ringrazio per la Sua tempestiva risposta e per i preziosi consigli elargiti; da una parte sono contento di non dover intraprendere una "via crucis" farmacologica costellata di chissà quali effetti collaterali perchè, a Suo dire, inefficace a risolvere il mio problema colesterolemico congenito, dall'altra mi prodigherò ad iniziare fin da subito, come da Lei suggerito, l'attività fisica aerobica, unico rimedio, da quel che apprendo, al mio problema.
Grazie ancora!
Cordiali saluti.
Riccardo Mallardi