Utente 164XXX
Buongiorno,

sto accusando da 20 giorni tutti i sintomi di una sieroconversione.
La mia domanda e' questa: in caso di sintomi evidenti, il test Ab+Ag P24 dovrebbe risultare positivo o e' possibile che risulti ancora negativo?
Inoltre: ho effettuato un test a 30 a 40 e a 50 Giorni. Premesso che lo effettuero' anche a 90 come da linee guida, posso pero' stare un minimo tranquillo?

Grazie
[#1] dopo  
Dr. Mario Corcelli
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"sto accusando da 20 giorni tutti i sintomi di una sieroconversione"

e quali sarebbero?
generalmente la sieroconversione non dà sintomi apprezzabili

se il test a 50 giorni è negativo, la sicurezza è vicina al 100%
perciò, può stare un minimo tranquillo
la negatività del test a 90 giorni le darà una tranquillità al 100%

Cordiali saluti.
[#2] dopo  
Utente 164XXX

Iscritto dal 2010
I sintomi sono tutti quelli riportati da chi ci e' passato purtroppo: ho avuto fastidio alla gola, mi e' stata diagnosticata una infezione da candida inguinale,ho irregolarita' intestinale e da qualche giorno fastidio ai linfonodi anche se non sento gonfiore. Se tutti questi fossero stati sintomi relativi alla sieroconversione il test sarebbe risultato positivo? o e' possibile che non ci sia concomitanza fra i sintomi e la risposta immunitaria?
Grazie
[#3] dopo  
Dr. Mario Corcelli
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non le è sufficiente sapere che i test sono fino ad oggi risultati negativi?
quanto basta per escludere l'HIV
[#4] dopo  
Utente 164XXX

Iscritto dal 2010
Grazie mille per la risposta dottore.
Le faccio un'ultima domanda poi non la disturbo piu'. Mi risponda con sincerita': nella sua carriera le sono capitati molti casi di persone risultate positive a 90 gg dopo un test a 50 gg negativo come nel mio caso?

Scusi la stupidita' della domanda ma ho bisogno di attaccarmi anche alle piu' piccole cose

[#5] dopo  
Dr. Mario Corcelli
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le ultime statistiche dicono che il periodo finestra dura 90 giorni; una volta si pensava che tale periodo durasse 6 mesi, anche per il fatto che i tests sierologici erano meno precisi di quelli odierni.

La probabilità che dopo un test negativo a 50 giorni vi sia un test positivo a 90 giorni è dell'ordine del 2-3%, perciò, abbastanza bassa.
Ora non pensi a quel 2-3% di insicurezza, ma a quel 97-98% di tranquillità.

Non mi ha detto, però, che tipo di rapporto a rischio ha avuto per essere stato spinto a sottoporsi ai test per l'HIV.
[#6] dopo  
Utente 164XXX

Iscritto dal 2010
si e' trattato di un rapporto protetto, con una persona a rischio.Ho addirittura controllato il preservativo alla fine ed e' risultato integro.
Non avrei avuto tutte queste paranoie se non avessi accusato a 6 giorni da questo rapporto un malessere generale con febbre,ingiustificato, passato in 1 giorno solo. Dallo spavento per quel malessere sono iniziati tutti gli altri sintomi, dal dolore al fegato ai problemi alla gola, ai linfonodi che, mi creda, mi fanno male. Sono terrorizzato dottore, non mi basta la sicurezza di aver usato il preservativo, cosa mi esclude la presenza di microlesioni che possano essermi sfuggite?cosa mi esclude il passaggio del virus dalla parte esterna del preservativo attraverso una zona irritata dell inguine che stavo trattando con crema al cortisone? cosa mi esclude il passaggio del virus attraverso una eventuale mia ferita in bocca coincidente con una di questa ragazza?
Sto male, mi creda...
[#7] dopo  
Dr. Mario Corcelli
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immaginavo che si stesse preoccupando per nulla
nel rapporto sessuale protetto da profilattico non vi è rischio di HIV

una ragione in più per stare tranquillo, dato che i tests finora fatti sono risultati tutti negativi

stando così la cosa, secondo me non è necessario che si sottoponga al test ai 90 giorni
[#8] dopo  
Utente 164XXX

Iscritto dal 2010
Dottore le assicuro vorrei poterla pensare come lei.
Non sono mai stato ipocondriaco, e non ho mai frequentato ospedali e medici per falsi allarmi. Ma questa volta e' diverso. Perche' per la prima volta in tutta la mia vita sento dolore ai linfonodi?inguine,collo, ascelle? perche' siamo ad agosto ed ho la gola arrossata?Perche' sento delle fitte al fegato?Il test dei 90 giorni ho intenzione di farlo per tranquillita'. Le ripeto la domanda fatta un paido di post precedenti, la prego di rispondermi con sincerita:nella sua carriera le sono capitati molti casi di persone risultate positive a 90 gg dopo un test a 50 gg negativo come nel mio caso?
Grazie
[#9] dopo  
Dr. Mario Corcelli
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a me non è mai capitato un test positivo a 90 giorni dopo uno negativo a 30 giorni

comunque, le avevo già risposto
"La probabilità che dopo un test negativo a 50 giorni vi sia un test positivo a 90 giorni è dell'ordine del 2-3%, perciò, abbastanza bassa"
[#10] dopo  
Utente 164XXX

Iscritto dal 2010
Dottore ho ritirato oggi il test a 70 giorni, negativo per fortuna
Purtroppo i sintomi persistono, ho 2 linfonodi che sono diventati palpabili sul collo, mentre i problemi alla lingua ed i fastidi a fegato e milza sembrerebbero spariti.
Accuso inoltre da 1 settimana 1 rash cutaneo che pero' va e viene nel giro di meno di un'ora,mentre so che il rash da hiv dovrebbe durare di piu'
Domanda: il miglioramento di alcuni sintomi (vedi fegato e lingua) ed il conseguente aumento dei linfonodi, dovrebbero in caso di contagio accompagnare la comparsa di anticorpi? o tutte queste variazioni possonono essere indipendenti da una risposta immunitaria del corpo?
Come mi devo sentire con in mano un test a 70 giorni negativo?
Sto iniziando a pensare, e lo considero un bene... ad uno streptococco, una toxoplasmosi (mononucleosi se non sbaglio l ho fatta da ragazzino). Secondo lei tempistiche cosi lunghe sono compatibili con una di queste due patologie non curate?
Grazie
[#11] dopo  
Dr. Mario Corcelli
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devo ripeterle che non capisco la sua preoccupazione per l'HIV, dato che il suo rapporto sessuale non è stato a rischio perché protetto da profilattico

d'altra parte il profilattico protegge, anche se non in misura totale, dalle malattie a trasmissione sessuale, nei rapporti vaginali ed anali.

Quanto al bacio, le malattie trasmissibili tramite la saliva sono diverse, perciò, la cosa più opportuna da fare è quella di farsi visitare da uno specialista dermatologo-venereologo o da un infettivologo per valutare di sottoporsi ai relativi esami di laboratorio.