Utente 166XXX
c.a. Dott. Stelio Alvino

Gentile Dottore,
ho avuto il piacere di contattarla telefonicamente per esporle il problema che aveva avuto mio padre. Sono pugliese. Il 9 luglio mio padre ha avuto un malore. Una volta portato in ospedale e dopo i dovuti accertamenti ci hanno comunicato che aveva avuto un ischemia celebrale. Nello stesso giorno è stato ricoverato nel reparto di neurologia e nella serata gli hanno diagnosticato anche un emorraggia cerebrale. L'11 luglio lo hanno sottoposto ad intervento chirurgico per cercare di ridurgli l'emorraggia. Da allora sino al 24 luglio è rimasto in coma farmacologico nel reparto di rianimazione, attaccato alle macchine. L'unica cosa che faceva era aprire gli occhi... I dottori sin dall'inizio non ci hanno dato grosse speranze ma il fatto che avesse comunque superato l'intervento era già un piccolo fattore positivo... Il 24 luglio ero con lui nella mia mezz'ora concessa dal reparto ed era vivo... La sera alle 12,08 ricevo una telefonata... Era il medico rianimatore di turno che mi comunicava il decesso del mio adorato PADRE..... Sembra che abbia avuto tre arresti cardiaci. Per i primi due sono riusciti a recuperarlo, ma al terzo non c'è stato più nulla da fare. L'unica spiegazione per questa morte è stata quella che probabilmente gli è partito un trombo dalle gambe e che sia salito sino al cuore... Inutile dire che ancora oggi non trovo pace con me stessa per questa grave perdita..... Pensavo di poterlo portare a casa su una sedia a rotelle o in un letto, ma che mi lasciasse a 67 anni no...
Non ho nulla da recriminare ai vari medici che lo hanno preso in cura a parte spesso e volentieri poco tatto con i parenti avvolti dal dolore per un proprio caro... La mia vita al momento è spenta, ho ripreso a lavorare per non impazzire... l'unica mia lieve consolazione è credere che lui dall'alto mi stia guardando e sia orgoglioso di tutte le cose che faccio ancora per lui. Mio padre era un grande CONTADINO ed ora io con l'aiuto di personale sto facendo quello che lui avrebbe fatto in questi periodi. A settembre avrebbe vendemmiato e non posso permettermi che le sue fatiche vadano in fumo come la sua vita... Mi mancherà e rimarrà sempre con me... Avrei solo voluto invecchiare ancora un pò con lui...

Ora però le faccio una domanda..... Vorrei tanto sapere se i pazienti in quelle condizioni avvertono quello che gli sta accadendo... Ecco dottore, in definitiva se mio padre è morto consapevole di quanto gli stesse accadendo oppure se, se ne andato senza accorgesene. Mi piacerebbe pensare che lui non si sia accorto di nulla...

Grazie Dottore... Scusi lo sfogo...

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Dr. Stelio Alvino
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Buonasera, cara Signora mi duole veramente ricevere questa notizia, ricordo perfettamente il suo caso. E apprezzo che abbia compreso, pur con la "freddezza" che questo lavoro a volte comporta da parte nostra (che a volte è anche un meccanismo di difesa per non farci psicologicamente soccombere), e sia consapevole che l'assistenza offerta e garantita a suo Padre in Rianimazione sia stata al massimo delle possibilità.
Purtroppo la Vita spesso non ci riserva ciò che i nostri desideri e le nostre speranze vorrebbero e va in direzioni opposte a quelle dei nostri sogni o le nostre volontà per un disegno, per molti, imperscrutabile.
Quella di quest'anno sarà una vendemmia indimenticabile e di certo il vino eccezionale, vedrà. Conservi nella sua cantina con massima cura, per sempre, una bottiglia etichettando l'anno. Proprio come si fa per i grandi vini d'annata di importanti vitigni. Faccia di questa, la sua grande DOCG.
E il progetto di andare avanti per non perdere il lavoro svolto fin ora e il sudore della fatica impiegata nel campo è la miglior prova che lei può affrontare per non "spegnere" precocemente il ricordo di suo Padre e, come lei scrive, la sua Vita.
Servirà del tempo per lenire il dolore, è inevitabile, ma se può mantenga questo impegno negli anni finchè ne avrà voglia. Un modo bello di ricordare.... Ogni anno quando i vitigni riprenderanno a germogliare, sarà come farlo rinascere.


E ora rispondo alla sua domanda, sinceramente: penso di no. Penso che per vari motivi, la sedazione, il danno cerebrale, il coma, nulla possa essere percepito quando la situazione precipita così. Poco si sa ancora del cervello e delle sue sensazioni, ma alcuni dati e l'esperienza acquisita fanno pensare noi Rianimatori in questo senso.
Penso che se ne sia andato silenziosamente in un'altra Vigna per continuare li, con successo, il suo Lavoro e, sorridendo, guardare con orgoglio Lei mentre porta a termine quello lasciato quaggiù.
Un abbraccio.