Utente 170XXX
Gentili Dottori,

Scrivo nella speranza che possiate darmi qualche delucidazione in più rispetto alle poche informazioni, purtroppo, finora fornitemi dai medici curanti.

Nel mese di Agosto dell’anno corrente, è stato diagnosticato a mio zio un adenocarcinoma polmonare al quarto stadio con espansione alle ghiandole surrenali.

Subito ci siamo rivolti ad un oncologo di Milano, il quale ci ha consigliato di iniziare la chemioterapia presso l’ospedale di Messina.

Vorrei subito esporre un dubbio a cui, pare, nessuno sappia dare una risposta: si parla di interessamento delle ghiandole surrenali, ma non si specifica mai chiaramente se tale interessamento è di natura metastatica o si tratta di un tumore a sé stante (stranamente i dottori hanno deciso di non effettuare la biopsia delle cellule surrenaliche); per essere più precisi, la diagnosi ufficiale parla di metastasi, ma rivolgendomi ad altri medici mi è stato detto che le dimensioni, piuttosto grandi (8 e 6 cm ca.) delle masse surrenaliche, a dispetto della dimensione del tumore polmonare (3 cm), fanno pensare ad una formazione tumorale indipendente. Non ho idea di cosa possa cambiare in un caso o nell’altro ma, a quanto pare, lo stato di malessere che affligge mio zio, in un primo momento, era dato proprio da tali masse surrenaliche.
Devo dire che all’inizio mi zio sembrava essere piuttosto ottimista e propenso ad affrontare la malattia. Purtroppo, i risvolti successivi non ci hanno aiutato. Visto che non è possibile intervenire chirurgicamente, ci siamo aggrappati alla speranza della chemioterapia ma, ad oggi, non è stato possibile iniziare il trattamento. I valori biochimici di mio zio (in primis globuli rossi troppo bassi), non consentono di iniziare il primo ciclo, nonostante ha assunto, dietro prescrizione medica, eprex, carnitina e ferro. Il dimagrimento costante, la perdita di appetito, ed uno stato di stanchezza generale si accentuano giorno dopo giorno. Il trattamento chemioterapico è già stato rimandato due volte visto che le cure ricostituenti non si sono dimostrate efficaci.

Riporto l’esito dell’ultimo esame emocromocitometrico (effettuato in data odierna) , indicando solamente le alterazioni:

Globuli rossi: 3500000; Emoglobina: 9,9; Ematocrito: 29,5; Globuli bianchi: 16600; Polinucleati neutrofili: 77,5; Linfociti: 10,3; Conta delle piastrine: 592000; MPV: 6,0; PDW: 16,9; Azotemia: 53; Sodiemia: 135.

Dati questi valori, credo che i medici rimanderanno la chemio ancora una volta. A questo punto mi chiedo, qual è, se c’è, la strada migliore da intraprendere? La situazione sta precipitando, anche e soprattutto a livello psicologico. Il fatto che dopo 2 mesi non è stato ancora possibile iniziare una terapia specifica, scoraggia mio zio e di conseguenza lo rende meno combattivo.

Chiedo a voi quindi, qualsiasi consiglio che possa aiutarci ad affrontare la situazione.

Cordiali Saluti

PS: Se fosse utile, vi invio privatamente tutti i referti in ns possesso.
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Dr. Alessandro D'Angelo
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Tenga conto che avere due masse di tali dimensioni a livello surrenalico in concomitanza alla patologia polmonare, considerando che tale zona è frequente sede di metastastasi e senza avere alterazione della funzionalità surrenalica, orienta verso l'ipotesi fatta.

Certo mi rendo conto che non poter iniziare un trattamento scoraggi chiunque, ma tenga conto che davanti una patologia metastatica lo scopo dei trattamenti è solo quello di ridurre la progressione della stessa; bisogna tenere conto di non peggiorare la qualità di vita più di quanto la malattia sta già facendo.