Utente 428XXX
Salve,
sono una ragazza di ventuno anni che da circa tre mesi ha un problema che la preoccupa, l’ eritrofobia. Sono sempre stata una ragazza timida, e qualche volta mi è successo di essere arrossita in alcune situazioni particolari, ma la cosa finiva lì, perchè poteva succedere. Devo riconoscere però che a partire dell’età dei 18 anni ho cominciato ad avere più sicurezza di me stessa, ad essere più socievole con le persone, più disinvolta, mi facevo meno problemi perchè sotto sotto sono sempre stata una persona con la voglia di stare con la gente( questo perchè preso da mia madre); c’è da dire però che a volte ho sofferto di manie di perfezionamento, che ho cercato comunque di controllare. Premetto che non ho avuto mai storie lunghe con un ragazzo, nè ho mai avuto rapporti sessuali, e la cosa mi ha fatto soffrire molto, in momenti di fragilità.
Tutto è cominciato un giorno che sono arrossita davanti ai miei genitori, e lì è iniziato l’inferno. È capitato in un periodo in cui mi sentivo un pò giù di morale, trascurata da loro, oltre che ad aver avuto delusioni molto grosse all’università(non sono stata presa ad una borsa Erasmus, ho ripetuto tre volte un esame che mi ha scoraggiato, nonostante il mio rendimento fosse sempre stato alto), e davanti a un loro interessamento mi sono sentita al centro dell’attenzione, che mi ha causato rossore.
Da quel momento ho cominciato a pensarci tanto, forse troppo( se arrossisco davanti ai miei genitori, figuriamoci con gli altri), e si è scatenato anche con le altre persone, anche con quelle più vicine, che conosco da anni. La cosa non mi succede sempre, solo quando le persone mi fanno domande dirette, o che riguardano me, e la mia sfera personale, o se devo formulare discorsi troppo lunghi, sopratutto se ho gli occhi puntati addosso, se c’è troppa luce, ecco che comincio ad arrossire; inizialmente ero davvero agitata, ci sono stata male, ho avuto momenti di forte ansia, e altri che sembrava avessi superato la situazione senza accorgermene. Aggiungo anche che da circa sette mesi prendo la pillola Diane, che sopratutto nell’ultimo periodo mi porta a una instabilità emotiva( con pianti improvvisi), oltre che leggera depressione; oltre a questo ammetto però che proprio da quando è cominciata l’estate il mio aspetto fisico è cambiato, o meglio migliorato. Il mio corpo è più interessante, sono diventata più desiderabile, lo noto dagli apprezzamenti delle persone e sopratutto dai ragazzi, questo mi fa strano perchè in realtà dovrebbe darmi più sicurezza!
Adesso sto in una fase statica, cioè che continuo a provare questa sensazione di fastidio quasi perennemente davanti alle persone ma non in maniera forte come all'inizio, nel frattempo cerco di superarla, affrontando le situazioni, non tirandomi indietro e facendo il possibile per non pensarci: sono partita per due settimane, e ho conosciuto comunque nuove persone, e ragazzi che mi hanno anche corteggiato. Il fatto è che non voglio isolarmi nè perdere la sicurezza che con fatica mi sono tanto conquistata anni fà, e mi riesce difficile immaginare di averla persa così d’improvviso. A volte penso di perdere la lucidità.
La mia domanda è: questi problemi come il mio possono essere risolti anche da soli con pazienza, fiducia, buona volontà ed esperienze continue? ovvero posso essere in grado conoscendo il mio caso, di affrontare e risolvere il problema senza l’ aiuto di uno psicoteraupeta( che comporterebbe costi anche non bassi)? ad esempio tentare prima con discipline come lo yoga( o kundalini o hatha yoga) per il rilassamento mentale, che forse mi aiuterebbe a mantenere un controllo emotivo.
Qualora non fossero possibili queste discipline, la psicoterapia cognitivo comportamentale risolve davvero il problema?; ho davvero paura che non guarirò mai, e che vivrò con questo imbarazzo per sempre, e questo non fa altro che aumentare la mia ansia; A volte mi capita di pensare che non potrò mai stare con un ragazzo per questo problema, proprio per il fatto che questo mi succede a volte non solo con persone che non conosco, ma anche con mia sorella mio padre e mia madre che sono quelle con cui ho più un grado di confidenza
chiedo scusa per le troppe domande, aspetto vostre risposte
Grazie, arrivederci

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[#1] dopo  
Dr. Stefano Garbolino
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TORINO (TO)
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Gentile utente,
le patologie non guariscono in modo esclusivo con la forza di volontà: è necessario farsi valutare da specilisti ed eventualmente trattare con le terapie adeguate.
Dal suo punto di vista le consiglio una visita psichiatrica (con diagnosi e terapia) a cui eventualmente far seguire un sostegno psicologico.
Il suo è un disturbo fastidioso ma assolutamente curabile!
Cordialmente
[#2] dopo  
Utente 428XXX

Iscritto dal 2007
La ringrazio per la risposta.
Comunque, avendo questo fastidio ancora da breve tempo, non vorrei subito ricorrere a cure psicologiche o psichiatriche.
Per "buona volontà" intendevo comunque dire, considerare le mie emozioni( e quindi il rossore) non come imbarazzo ma cercare di viverle serenamente e di accettarle come espressioni del mio essere, in senso non destabilizzante. Inoltre intendo aggiungere, che proprio ultimamente non sto soffrendo di bassa autostima( rispetto a quando ero più piccola), se può essere stato questo a farle credere di aver bisogno di sostegno psicologico.
Credo che siano solo paure, e fissazioni che con l'abitudine e quindi "allenamento mentale"( come lo yoga di cui le ho parlato, o anche training autogeno) spero riesca a controllare.
Grazie ancora
[#3] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
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ATRIPALDA (AV)
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Gentile utente,

la strada da percorrere e' proprio quella della cura psichiatrica e/o psicologica.
Cio' pero' in funzione dell'entita' del disturbo e quanto lo stesso interviene in modo preponderante sulla sua vita di relazione.
Se il disturbo non viene da Lei considerato come un problema da dover risolvere allora non c'e' da discutere, se invece la sua preoccupazione dovesse aumentare o crearle delle difficolta' allora sara' necessario discutere la sua condizione con uno specialista.

Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

http://www.francescoruggiero.it
[#4] dopo  
Utente 428XXX

Iscritto dal 2007
Ringrazio anche lei per l'aiuto.
In realtà si tratta di un "qualcosa" che agisce su di me non spessissimo anzi devo dire che questo mio "problema" quasi tende a spingermi nelle situazioni, quasi come una sfida ma sopratutto una voglia di non chiudermi.
E' giusto il dover "accettare le proprie emozioni" ?può essere considerato un primo passo non dico per risolvere ma almeno cominciare a limitare il fastidio? non vorrei invece peggiorare qualcosa muovendomi su questa via...
Ora vedrò come trascorrerò questa stagione. Qualora dovesse causarmi davvero fastidi provvederò all'aiuto di qualcuno.
Non ho ancora capito però se ritenete più giusto un semplice consulto psicologico, o qualcosa di più serio come una psicoterapia cognitivo comportamentale...qual'è la differenza fra i due?
In tal caso quanto dovrebbe durare più o meno una cura di questo tipo?
lo chiedo anche per motivi economici.
Grazie ancora per l'interessamento, chiedo ancora scusa per le troppe domande
arrivederci

[#5] dopo  
Dr. Giovanni Ronzani
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ROMA (RM)
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Gentile Utente
Il disturbo da Lei descritto appare ben trattabile e con buona probabilità di completa restitutio ad integrum. Accettare le propie emozioni è indubbiamente un buon agire, utile alla soluzione del problema. Per quanto riguarda la terapia, la cognitivo comportamentale appare la più indicata, la durata dipende da diversi fattori, tra cui la capacità di flessibilità che si riesce a raggiungere, il tipo di rapporto terapeutico che si istaura, il tempo che intercorre dall'esordio dei sintomi, fattori che si possono valutare bene nel corso di un contatto diretto con uno specialista. Temga comunque presente che con una buona propensione al cambiamento ed intervenendo tempestivamente, quando in problema non è ancora invederato, si ottengono ottimi risultati in tempi relativamente brevi.
COrdiali Saluti
dr Giovanni Ronzani
[#6] dopo  
Utente 428XXX

Iscritto dal 2007
La ringrazio per la sua chiarezza,
mi incoraggia e mi rassicura.
Proverò una strada autonoma, nel peggiore dei casi, saprò in che direzione muovermi.
Cordiali saluti