Utente 188XXX
Gentili Dottori,
sono un giovane odontoiatra e vi scrivo perchè nel 2008 ho riportato una frattura al terzo metacarpo della mano sinistra. Dopo essermi sottoposto ad un intervento di riduzione e sintesi della frattura mediante due infibule percutanee (fili di K. diametro 1,5mm) e sotto controllo radioscopico, la mano è stata rimobilitata attivamente e passivamente sin dai primi giorni di guarigione. La saldatura ossea è avvenuta senza problemi e non si sono sviluppate aderenze tendinee ma i due monconi ossei si sono saldati con un certo grado di rotazione (circa 30-40 gradi) e si riscontra un overlapping del terzo e quarto dito della mano sinistra. Dopo numerose visite presso la clinica columbus di Roma ( dove mi hanno operato) ho cercato di convivere con questo deficit della manualità ma senza molto successo. Nel lavoro ho una modesta perdita di manualità (fortunatamente è la mano sinistra) ed ho abbandonato in un angolo di casa la chitarra acustica che non riesco più a suonare.
Sarei quindi intenzionato a sottopormi ad un intervento di osteotomia e correzione della rotazione ma per quanto riguarda la metodica di reintervento ho sentito pareri discordanti soprattutto per il metodo di fissazione.
Da una parte mi èn stato prospettato lo stesso metodo di fissazione del primo intervento (fili di K.) che permetterebbe secondo i medici della Columbus di non avere fenomeni di aderenze tendinee durante la fase di guarigione, sia perchè i fili di osteosintesi sono endoossei e sia perchè la mano verrebbe mobilitata da subito. Altri specialisti invece mi hanno prospettato un intervento di ostetotomia e sintesi con placchette in titanio per la migliore garanzia sulla stabilità dei segmenti ossei sintetizzati, a scapito forse della maggiore possibilità di formazione di aderenze tendinee.
Volevo chiedere quindi un vostro parere per quanto riguarda il tipo di intervento e se le complicanze a cui potrei andare incontro sono così frequenti e così importanti da poter peggiorare addirittura la mia situazione.
Visto che sono all'inizio di una carriera professionale che si basa sul fine utilizzo delle mani potete immaginare il mio sconforto...
Ringraziandovi in anticipo per la gentilezza e la disponibilità vi porgo i miei più cordiali saluti.

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Dr. Giorgio Leccese
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Gentile Collega,

sono vere entrambe le cose: l'uso dei fili endomidollari riduce il rischio di aderenze tendinee ma non garantiscono su una perfetta correzione dello rotazione sull'asse longitudinale dopo osteotomia: sicuramente le miniplacche in titanio danno più garanzie sotto questo profilo.

Cordiali saluti.