Utente 189XXX
salve.
per presenza di gamma gt e transaminasi poco oltre la norma ho eseguito ecografica che ha rivelato la presenza di un grosso calcolo nel lume della colecisti di 3,5 cm.
Oltre un anno fa ho avuto un episodio che solo oggi, a seguito della scoperta del calcolo, i medici riconducono a colica biliare.
Fatto sta che tale episodio, forse anche grazie ad una maggiore attenzione alimentare, è rimasto isolato.
Dopo la scoperta del calcolo biliare perè (circa due mesi fa) mi è accaduta una cosa strana.
Ho come dei "bruciori" sul fianco destro oppure delle fitte, specie a digiuno, che però passano da soli o semplicemente massaggiandomi il fianco.
I medici da me consultati mi hanno fornito pareri discordanti.
C'è stato chi mi ha consigliato di operararmi subito in laparoscopia; chi, invece, mi ha consigliato di aspettarmi, senza però nel frattempo fare nulla, come ad esempio una cura con acidi biliari.
Sono confuso.
NOn riesco a prendere una decisione e per questo non sto dormendo la notte.
Non vorrei operarmi, è chiaro, ma temo che un giorno posso pentirmi di non averlo fatto subito (ho paura che ingrossandosi ancora il calcolo non sarà piu possibile operarmi in laparoscopia).
Aiutatemi per favore a prendere una decisione. grazie in anticipo

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[#1] dopo  
Dr. Stefano Spina
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L'intervento in laparoscopia o meno non dipende dalle dimensioni del calcolo, ma da ben altri fattori. Nel suo caso le indicazioni per operare comunque sembrano esserci e sinceramente, considerata la sua giovane eta', io propenderei per questa strada. Colica biliare (sebbene isolata), presenza di calcolo, probabilmente nessuna controindicazione all'anestesia generale: non occorre rischiare oltre per decidersi ad intervenire, anche se e' ovvio che la decisione finale dovra' prenderla il Chirurgo che si occupera' del suo caso.
Cordiali saluti
[#2] dopo  
Prof. Marco Catani
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gentile utente,

non posso che condividere l'opinione del collega, sono più i rischi di andare incontro a complicanze in momenti delicati, vista la sua età (gravidanze, viaggi, impegni di lavoro importanti), che tenersi una "mina" innescata.

per l'intervento dovrebbe essere eseguito per via laparoscopica, in centri dedicati potrà essere maggiormente tranquilla.

cordiali saluti
[#3] dopo  
Utente 189XXX

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gentili dottori, innanzi tutto vi invio un profondo ringraziamento per la vs. risposta.

Ho fatto la preospedalizzazione e sabato prossimo dovrei operarmi.

Il punto è che non sono ancora convinto dell'intervento. Forse perchè ho scoperto il calcolo solo 60gg fa circa o forse per la mia ignoranza in materia.

io ragiono cosi: oggi/ora sto bene, perchè mutilarmi? se avrò coliche, bene, allora mi farò operare. se nonne avrò (tenendomi sempre sotto controllo ovviamente), meglio ancora, non farò l'operazione. se poi avrò qualche colica o evento colicistico "mortale", vorra dire che era il mio destino morire cosi, anzichè per un aneurisma, un tumore, un incidente strale o per altro ancora. tutti dobbiamo morire!

E' NORMALE FARE UNA OPERAZIONE SENZA ESSERE CONVINTI E SENZA SENTIRNE ed avvertirne a livello fisico e celebrale LA NECESSITA?

Per il dott. Spina la decisione finale spetta al chirurgo. Ma il paziente deve sottostare? Non conta ai fini della riuscita dell'operazione che il paziente sia predisposto e convinto dell'intervento?


Vi chiedo infine, alla luce della vs. esperienza, E' possibile rifiutare l'intervento anche se già fissato? Vi è successo?


ringrazio per la attenzione che vorrete dedicare al dramma che sto vivendo.

saluti


[#4] dopo  
Dr. Stefano Spina
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Viste le difficolta' e le liste d'attesa spesso presenti nella Sanita' pubblica non e' un fatto molto frequente che il paziente, faticosamente giunto al giorno dell'intervento, cambi idea e decida di non procedere. Pero' talvolta accade davvero, e credo che ogni Chirurgo avrebbe ben piu' di un episodio da raccontare in merito. Fintanto che non le verra' spiegato per filo e per segno a cosa andra' incontro, e conseguentemente lei non avra' firmato per dare il suo consenso, nessuno potra' costringerla ad operarsi: ci rifletta bene dunque, perche' dovra' essere pienamente convinto di cio' che andra' a fare. Certo, il Chirurgo dovra' assumersi delle enormi responsabilita'; ma lei dovra' fare altrettanto: essere consapevole anche dei rischi a cui va incontro e accettarli. Per iscritto e firmando! Questo sia nel caso decida di operarsi, ma anche nel caso preferisca tenersi la sua mina innescata, per usare una espressione colorita dell'amico e Collega intervenuto. Per rispondere alle altre sue domande potrei dirle inoltre che capita spesso che il paziente non sia convinto, ma lei dovra' esserlo, altrimenti rinunci. E poi non deve proprio sottostare a nulla: il Professionista gli fornisce la soluzione ritenuta nello specifico la migliore, ma se questa non e' di gradimento bastera' ringraziare e tornarsene a casa. Cosi' lascera' il posto a qualcun'altro che attende il suo turno!
Per ultimo voglio dirle che se il paziente non e' convinto di cio' che fa questo non conta molto durante l'intervento, pero' diventa spesso fondamentale durante il post-operatorio che porta alla completa ripresa. Ed e' fondamentale anche in sede Medico-Legale, tanto che nessun Chirurgo che abbia un minimo di esperienza opererebbe mai un paziente non convinto al 110% (non e' un errore, ho scritto proprio 110%!).
Cordiali saluti
[#5] dopo  
Dr. Boris Franzato
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CASTELFRANCO VENETO (TV)
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Gentile signore
per quello che vale, sottoscrivo le parole del collega Spina. Mi permetto solo di aggiungere e sottolineare un concetto, che è molto importante: la vera libertà nell'effettuare una scelta (nel suo caso di operarsi o meno) deriva necessariamente da una conoscenza quanto più possibile completa di ciò che può comportare effettuare o meno l'intervento chirurgico, per cui il consiglio è quello di chiedere un colloquio con chi l'ha già visitata, parlare approfonditamente della cosa con il collega specialista, prendersi eventualmente del tempo per riflettere e poi decidere, tenendo conto che il consenso all'intervento è revocabile e lei non è soggetto ad alcun obbligo se non è convinto.
Sentire a livello fisico o cerebrale, come dice lei, la necessità dell'intervento chirurgico non può essere un fatto istintivo ma razionale, che deriva da precise conoscenze che lei ha tutto il diritto di possedere, per decidere in piena libertà del suo destino.