Utente 131XXX
Gentili Dottori,
ad Agosto 2010 ho avuto un episodio pre sincopale post prandiale cui è seguita tachicardia (FC di circa 170 bpm). Poichè mi trovavo di notte, in montagna, lontana da centri abitati, ero ipotesa (sistolica 90) un amico medico ha azzardato un massaggio del seno carotideo cui è seguita sincope con rilascio sfinteriale. Una volta ospedalizzata la FC è risultata essere di 120-130 bpm, ritmo sinusale. Nonostante sedazione con Valium 1 fl ev, la FC non si è ridotta, hanno quindi contattato il cardiologo di guardia che mi ha somministrato Tenormin ev con ripristino di una FC di 90 bpm.
Mi è stato proposto un ricovero per accertamenti ma, poichè lavoro come infermiera nel PS di un altro ospedale, ho optato per il trasferimento nella mia struttura. Il cardiologo di guardia del mio PS non ha ritenuto necessario il ricovero e, dopo correzione del potassio (il cui valore era di 2.9 mmol/l) mi ha dimesso con il consiglio di controllare funzionalità tiroidea ed eseguire ecocardiogramma, accertamenti che sono risultati nella norma.
Un paio di mesi fa, durante una cena (ero a digiuno da molte ore, sovradistensione gastrica?!) di nuovo tachicardia ad elevata frequenza. Non avendo associati disturbi neurovegetativi di alcun tipo mi decido di recarmi in PS solo un'ora e mezza più tardi ma durante il tragitto sento rientrare la tachicardia ed in effetti l'ecg rileva un ritmo sinusale con FC 110. Scrupolosamente eseguo comunque un prelievo ematico che rileva Potassio 3.1 mmol/L e leucocitosi (15600). Correggo il potassio per os e mi riprometto di controllare i leucociti a distanza di giorni (cosa che poi non ho fatto perchè non mi sembrava molto rilevante).
Una notte della settimana scorsa mi sveglio improvvisamente tachicardica (FC 160 circa), sono sudata ed ho vertigini, mi alzo per andare in bagno e ho un episodio sincopale cui segue un trauma cranico commotivo. Non ho la più pallida idea di quanto io sia rimasta incosciente e non posso negare di essere molto spaventata e preoccupata.
E' chiaro (o comunque me ne sto convincendo!) che dovrò farmi studiare ma vorrei capire quali esami non invasivi (non posso pensare a cateteri che entrino dentro al mio corpo!) potrebbero propormi per inquadrare la situazione?
Sarebbe azzardata l'idea di un B-bloccante o se proprio di un antiaritmico senza tanti temuti studi?!
Possono l'ansia e lo stress incidere su questi episodi?
Confido in una vostra cortese risposta. Grazie
L.

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Dr. Maurizio Cecchini
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Gli episodi che lei riferisce fanno pensare ad episodi di tachicardia sopraventricolare, legati verosimilmente a vie anomale di conduzione.
La cosa piu' intelligente sarebbe proprio di sottoporsi ad uno studio elettrofisiologico nel corso del quale, se l'ipotesi fosse confermata, si potrebbe provvedere all'ablazione delle stesse.
L'altra possibilita'e' l'assun zione cronica di beta bloccanti (es propanololo) in modo da tentare di ridurre l'incidenza e la durata delle crisi . anche altri farmaci possono essere utili (propafenone, flecainide, etc.).
Colpisce il rilievo frequente4 di ipopotassemia. Se lei, come spero non facesse uso di diuretici, questo va indagato per escludere forme di iperaldosteronismo.
La soluzione definitigva tuttavia e' quella di "fotografare" questi episodi magari con uno o piu' holter cardiaci e poi provvedere all'eliminazione dell'eventiuale via anomala.
cordilaita'
cecchini
www.cecchinicuore.org