Utente 687XXX
Gentili dottori, espongo il caso di mia madre, 76 anni che ricoverata con diagnosi di pancreatite acuta, è stata sottoposta dapprima ad una ercp (con una prima bonifica delle vie biliari) e successivamente a colecistectomia, nel corso dell'intervento non è stato fatto istologico estemporaneo, successivamente all'intervento che oltre alla colecisti ha rimosso un gran numero di calcoli, l'istologico ha evidenziato un carcinoma della colecisti (senza livello di stadiazione) sierosa esente, la colangio risonanza effettuata la scorsa settimana ha riportato il seguente esito: esame eseguito con sequenze TSET2, SPIR, COL3D per lo studio selettivo delle vie biliari. Pz colecistectomizzato. lieve dilatazione del coledoco e del carrefour. piccolo difetto di riempimento in sede del dotto cistico riferibile a calcolo. Vorrei sapere sè, visti i risultati dell'esame, è possibile escludere l'interessamento (alla neoplasia riscontrata) delle vie biliari intraepatiche e dei linfonodi e se, del caso, è opportuno ricorrere ad indagini strumentali e/o cliniche in grado di fornire un più alto grado di predittività. Ringrazio per le indicazioni che vorrete dare in merito.
[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore
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Gentile Utente,

quella raccontata sembra la fortunata storia clinica di una neoplasia della colecisti molto localizzata. Io suggerirei una TC total body con mdc per scrupolo ma non ritengo probabile una diffusione.

Cari saluti
[#2] dopo  
Utente 687XXX

Iscritto dal 2005
Gent.le dr. Pastore, la ringrazio per la risposta, per essere più precisa riguardo l'istologico vorrei riportare esattamente il referto: carcinoma della colecisti ben differenziato infiltrante la parete, sierosa esente. A proposito del suo suggerimento mi permetto di chiederle, da profana, in che modo la tac potrebbe essere più esaustiva della colangiorisonanza, ovvero cosa potrebbe far risaltare, parlando con il chirurgo che ha operato mia madre al quale mi sono rivolta per avere una valutazione alla luce del referto della colangio, mi è stato detto che una radicalizzazione a scopo preventivo tesa a resecare alcuni segmenti del fegato potrebbe essere fortemente invasivo e molto probabilmente inutile (nel caso il tumore si fosse infiltrato nell'organo), il chirurgo ha anche ventilato l'ipotesi che l'oncologo potrebbe proporre una chemio preventiva... ma da quel che ho letto sull'argomento mi risulta che sia la chemio che la radio non sono in questo caso specifico di cancro indicati... le sarei grata se esprimesse un suo parere... la ringrazio augurandole buon lavoro.