Utente 196XXX
Buongiorno. Non ho una diagnosi perchè sono saltata continuamente da una terapia all'altra dall'età di 18 anni (ne ho 45), tuttavia episodi di depressione reattiva sono stati presenti più volte. Storia familiare complessa con abusi in famiglia, conseguenti problemi interiori, gestiti senza mai alterare la capacità lavorativa, tranne una volta che in conseguenza a stress lavorativo sommato ai miei problemi ho avuto depressione curata con efexor 0,75 e psicoter. 19 gg.malattia. Da luglio ad oggi ho problemi lavorativi, sia per carico di lavoro che percepisco troppo pesante, sia per incompatibilità con il diretto superiore (pubblico ministero) che ho percepito come continue vessazioni tanto da vivere da luglio come in un tunnel buio. Uscivo spesso dal lavoro con le lacrime per l'ansia e l'amarezza, e non avevo più voglia di ridere , uscire, e sentivo che mi stavo ammalando. Ho esposto verbalmente il problema alla dirigenza, chiedendo altra collocazione, nel frattempo mi sono rivolta ad un centro di igiene e salute mentale (psichiatra e psicologo) che stanno effettuando un consulto per fare una diagnosi e prendermi in cura. Tuttavia la dirigenza - per motivi che sfuggono alla mia logica e comprensione, ma visibilmente ingiusti, non mi hanno favorito, tanto che sono crollata e il mio medico di base mi ha prescritto un periodo di riposo di 20 giorni. Piango in continuazione, mi è venuta la gastrite con reflusso gastroesafageo che mi ha pure fatto aumentare l'edema di reinke e quindi sono attesa di intervento. Fumo moltissimo e non riesco a smettere, soffro di disturbi da alimentazione incontrollata.
Premesso che sono convinta che la dirigenza crede che questo periodo di malattia possa essere una ripicca alle loro decisioni, premesso che non voglio fare nulla contro nessuno, nè intentare cause di lavoro etc, vorrei solo sapere se ho il diritto di proteggermi da situazioni di lavoro che percepisco troppo stressanti e pesanti per la mia psiche e se quindi posso chiedere di essere collocata in un ufficio in cui potrei essere meno esposta allo stress. Stress dovuto sia dal tipo di lavoro per il quale è instrinseco (cancelliere nella segreteria di un pubblico ministero), sia alle condizioni di "carenze di personale" comuni a tutti gli uffici medesimi e quindi ai maggior carichi di lavoro. Se posso rivolgermi al medico del lavoro, se questo può crearmi problemi e se sì di quale genere, se posso rischiare il licenziamento, se non ho alcun diritto. Sono una madre single ed ho necessità di lavorare, ma anche di vivere bene e in tranquillità per la mia salute e l'armonica crescita di mio figlio. Come mi devo muovere? Che cosa dovrò fare allo scadere della malattia, soprattutto se ancora non mi sento bene? (Crisi di pianto,irritabilità con eccezionali scatti di ira), enorme fatica a compiere anche le normali attitudini quotidiane e grande difficoltà a gestire anche lo stress che mi viene da mio figlio (5 anni), con conseguenti crisi di pianto. Grazie.
[#1] dopo  
169091

Cancellato nel 2013
Gentile utente,
la complessità della sua situazione non può - per un'adeguata valutazione - prescindere da un consulto di persona. In ogni caso le consiglio di farsi rilasciare dal suo specialista psichiatra di riferimento una relazione in cui si attesti sia il suo stato di salute che le possibili interferenze con la sua realtà occupazionale. Potrà, quindi, richiedere di essere visitata dal medico competente al quale consegnare tale relazione. Tengo - in ogni caso - a precisare che, ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., è facoltà del medico competente tenere, o meno conto, di quanto attestato da diversi professionisti sanitari.