Utente 402XXX
IL 7 LUGLIO 2004 SONO STATO OPERATO DI VALVULOPLASTICA ATRIALE E TRICUSPIDALE.LA PRIMA FIBRILLAZIONE ATRIALE AVUTA 2 GIORNI DOPO L'INTERVENTO E' STATA CARDIOVERTITA ELETTRICAMENTE .IL RITMO SINUSALE E' DURATO CIRCA 12 ORE E DOPO SONO RITORNATO IN FIBRILLAZIONE ATRIALE.LA CARDIOVERSIONE E' STATA FATTA QUESTA VOLTA CON AMIODARONE E BETABLOCCANTE.OGNI VOLTA CHE SMETTO IL CORDARONE ENTRO IN FIBRILLAZIONE.L'ULTIMO TENTATIVO L'HO FATTO A FINE ANNO E LA FIBRILLAZIONE E' DIVENTATO FLUTTER.ANCHE IN QUESTA OCCASIONE HO DOVUTO RICORRERE ALLA CARDIOVERSIONE ELETTRICA.ATTUALMENTE PRENDO 1 COMPRESSA DI CORDASRONE ALLE 8 E 12 CONCOR DA 10 MG ALLE ORE 10.IL RITMO COSI' VA BENE.I MIEI CARDIOLOGI MI HANNO PIU' VOLTE INVOGLIATO A SMETTERE IL CORDARONE MA OGNI VOLTA SONO ENTRATO IN FIBRILLAZIONE.OLTRETUTTO SONO SCOAGULATO CON IL COUMADIN.
TUTTO CIO' PREMESSO,VI CHIEDO:
COSA DEVO FARE? SONO OBBLIGATO A TENERE I FARMACI PER TUTTA LA VITA? E' PROPRIO NECESSARIO ARRIVARE ALLA ABLAZIONE?O CI SONO ALTRI SISTEMI PIU' SOFT?
GRAZIE - ATTENDO FIDUCIOSO UNA RISPOSTA.

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[#1] dopo  
Dr. Guglielmo Mario Actis Dato
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TORINO (TO)
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la fibrillazione atriale se di recente insorgenza dopo chirurgia mitralica richiede un trattamento farmacologico e l'impiego del cordarone a mio parere deve essere continuato per un certo lasso ditempo eventualmente riducendo il dosaggio progressivamente (1/2 cp 5 gg alla settimana).
L'ablazione va considerata solo se la terapia medica non fosse sufficiente e in caso che i sintomi lagati alla fibrillazione fossero insopportabili. Molti pazienti convivono con la FA per tanti anni senza problemi particolari.

Cordialmente

Dr Actis Dato
Torino
[#2] dopo  
Dr. Marco Marilungo
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APRILIA (LT)
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Salve.
Concordo totalmente con quanto Le ha già suggerito il Collega Actis Dato. Ineccepibile.
Voglio aggiungere un plus.
Talvolta capita che le emozioni possano contribuire in maniera considerevole al consolidamento di uno stato fisio-organico. Come a dire che ad un sub-strato organico si aggiunge uno stato emozionale. Nel Suo caso, ad esempio, la preoccupazione di non riuscire ad "uscirne fuori" può alimentare e nutrire una situazione corporea spiacevole.
A mio parere è bene che Lei continui a seguire le indicazioni farmacologiche che Le sono state suggerite, al contempo sarebbe bene che il Suo stato emotivo non sia elemento che alteri il Suo stato fisico. Magari imparando a con-vivere con un nuovo equilibrio che, come Le ha già detto il Collega, non inficia la qualità di vita.

Cordialmente

Marci Marilungo