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Segni di degenerazioni artrosiche con netta riduzione della rima articolare gleno-omerale

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  1. #1
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007

    Segni di degenerazioni artrosiche con netta riduzione della rima articolare gleno-omerale

    Gentili esperti ,
    da circa tre mesi soffro di forti dolori alla spalla destra.
    Il referto RM sostiene:
    Segni di notevoli alterazioni degenerative artrosiche a livello dell’articolazione acromion-claveare, con presenza di versamento endoarticolare e grossolani osteofiti sul margine inferiore, i quali comprimono il tendine del muscolo sovrascapolare (quadro di impingement). Esile falda di versamento nella borsa sottocromiale. Modesta iperintensità di segnale in corrispondenza della regione inserzionale del tendine del muscolo sovraspinato, da alterazioni degenerative con sospetta parziale lesione. Piccola areola di edema osseo in sede sottocondrale del trachite. Tendine del capoluogo del bicipite nei limiti della norma.

    Il referto radioloico recita:
    Segni di degenerazioni artrosiche con netta riduzione della rima articolare gleno-omerale. Segni di degenerazione artrosica a carico dell'articolazione acromeon-claveare con riduzione dello spazio subacrominale. Presenza al di sopra del trochide di calcificazioni riferibili verosimilmente ad regione inserzionale del tendine del muscolo sovraspinoso per quadro di periartrite scapolo-omerale.

    Vi chiedo gentilmente lumi e consigli per affrontare al meglio il caso.
    Cordiali saluti e ringraziamenti
    zlorelai



  2. #2
    Indice di partecipazione al sito: 23 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2006
    Egregio utente,

    la sua spalla presenta 3 problemi che richiedono per ognuno un approccio chirurgico differente all'interno dello stesso intervento :

    1) Degenerazione artrosica (con conseguente riduzione della rima articolare gleno-omerale) : è necessaria una protesi. Poichè lei è relativamente giovane (61 anni), le consiglierei una protesi di rivestimento (tipo Copeland) con inserto glenoideo polietilenico. Tuttavia sarebbe opportuno visionare la radiografia, in quanto le artrosi gleno-omerali possono essere di tipo concentrico (con la cuffia dei rotatori integra, per le quali è consigliata la protesi standard o di rivestimento) o di tipo eccentrico (con la cuffia dei rotatori "assente", per le quali è consigliata una protesi di tipo inverso, a sostituire la funzione della cuffia dei rotatori). E' raccomandabile valutare almeno 2 proiezioni radiografiche ovvero una A-P "vera" ed un defilè del sovraspinoso per scegliere il tipo di protesi più adatta.

    2) Riduzione dello spazio subacromiale : questo segno è caratteristico di molte spalle dolorose ed è dovuto all'insufficiente azione "coaptante" esercitata dalla cuffia sulla testa omerale durante il sollevamento del braccio svolto dal muscolo deltoide. La testa omerale tende perciò alla risalita. Tradizionalmente si tratta chirurgicamente con una plastica di sottrazione acromiale, ma qualora non si risolva il problema a carico della cuffia dei rotatori, la testa omerale continuerà nella risalita e l'intervento, oltre che inutile si rivelerà dannoso. La plastica è senz'altro da evitare nel caso in cui sia scelta la protesi inversa (rischio di frattura dell'acromion sottoposto a plastica).

    3) Degenerazione artrosica acromion-claveare : notevolmente dolorosa, si tratta chirurgicamente con la resezione del margine laterale della clavicola (intervento di Mumford), rispettando i legamenti (conoide e trapezoide) che collegano elasticamente la clavicola alla coracoide. L'assenza di uno dei due capi artrosici evita lo sfregamento di entrambi e perciò risolve il dolore.

    4) Calcificazioni nella regione inserzionale del tendine del muscolo sovraspinoso : tale regione consiste in un' "avvallamento" definito "footprint" (impronta di piede) che corrisponde all'inserzione di tale tendine. Questo tendine, nella sua inserzione, è sfortunato, in quanto è suddiviso in una zona ipervascolarizzata ed in una zona ipovascolarizzata (quest'ultima tende alla rottura e quindi, nel tentativo di riparare, può riportare calcificazioni). Poichè le calcificazioni sono dolorose e rappresentano zone di debolezza nel tendine stesso, e poichè il tendine è parzialmente lesionato (lesione denominata P.A.S.T.A. = Partial Articular Supraspinatus Tendon Avulsion), è consigliabile rimuovere artroscopicamente il "foruncolo calcifico", lesionare completamente la rottura parziale e suturare entrambi i capi, in modo da garantire il corretto tensionamento del tendine ed evitare zone di debolezza prossime alla rottura (ovvero la porzione ancora "sana" del tendine).

    Cordiali saluti,

    Andrea Salvi



  3. #3
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2007
    Volevo ringraziare della risposta ricevuta. La prospettiva che mi si è presentata non mi ha lasciato di certo indifferente soprattutto perchè mi sono immaginato una spalla aperta con tutte le complicanze del caso.
    Momentaneamente sto procedendo con chinesiterapia per lenire il dolore e sembra stia producendo buoni frutti. Certamente il passo successivo sarà l'intervento di cui mi piacerebbe saperne un pò di più. Come sarà meglio procedere?
    Ringrazio molto e buon proseguimento per un migliore 2008



  4. #4
    Indice di partecipazione al sito: 23 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2006
    Egregio utente,

    se Lei trova sollievo da un trattamento chinesiterapico, può proseguire tranquillamente con questo. Le consiglio comunque di rivolgersi ai colleghi ortopedici della Sua zona per un miglior inquadramento e trattamento del Suo problema articolare.

    Cordiali saluti,

    Andrea Salvi



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