Utente 519XXX
Gentili dottori,

se devo affrontare un problema che mi mette ansia, o mi rendo conto di avere un pensiero negativo che mi fa male, mi sembra sia molto utile per me scrivere. Ad esempio, se mi rendo conto che il pensiero X è sbagliato, scrivo proprio la sequenza logica che porta alla confutazione del pensiero X e mi propongo per la stessa situazione un pensiero Y positivo.
Se invece devo affrontare un problema che mi assilla, preferisco prendere carta e penna e schematizzare il problema e scrivere la soluzione ad esso, e un piano d'azione.
Se ho una scadenza lavorativa, al cui pensiero non riesco a vivere bene anche i momenti di svago, cerco di ridimensionarla schematizzando su carta gli effetti dell'eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi.

E' sbagliato e diseducativo scrivere? Nel senso che mi dovrei allenare a riflettere senza l'ausilio della scrittura? Scrivendo rischio di diventare ossessivo?
E' che se scrivo mi sembra tutto più chiaro, se penso solamente è come se non riuscissi ad aver chiari i miei stessi pensieri...
Grazie mille!

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[#1] dopo  
42470

Cancellato nel 2009
E' davvero difficile rispondere a questa domanda senza poterle parlare di persona. Onestamente credo che dovrebbe chiederlo ad uno specialista che può guardare i suoi occhi, sentire la sua voce e rendersi conto dell'effettiva capacità di attenzione e relazione.
Mi dispiace di non poterle essere più d'aiuto di così, colgo però l'occasione per augurarle un felice Natale ed un sereno 2008.
V.B.S., M.D. Ph.D.
[#2] dopo  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu
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Gentile Utente,
Il suo stile di fronteggiamento delle difficoltà non può essere considerato nè sbagliato nè diseducativo, anzi.
Se non possiede alcuna competenza in ambito "psi" devo complimentarmi con Lei.

Quelle a cui fà riferimento,


" 1. scrivo proprio la sequenza logica che porta alla confutazione del pensiero X e mi propongo per la stessa situazione un pensiero Y positivo"
" 2.preferisco prendere carta e penna e schematizzare il problema e scrivere la soluzione ad esso"
" 3. schematizzando su carta gli effetti dell'eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi"

sono delle modalità che spesso vengono adottate nell'ambito della psicoterapia Cognitivo-Comportamentale e si fondano sul presupposto che spesso alla base di alcuni problemi si individua la congiunzione di due pensieri:

- l'uno che sovrastima la difficoltà a raggiungere un obiettivo X
- l'altro che sottostima le proprie abilità e risorse per poterlo fronteggiare.

Solo qualche domanda, però:
i risultati delle sue scelte, effettuate mediante questo tipo di processo, sono funzionali? Cioè le sono stati utili? Era la soluzione cui ambiva?

L'efficacia della strategia si colloca nella risposta a questi quesiti.

Le faccio i migliori auguri,
Ilenia Sussarellu
i.sussarellu@libero.it
[#3] dopo  
Dr. Vassilis Martiadis
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Gentile utente,
lei ha appreso da solo alcune tecniche di problem-solving che caratterizzano la terapia cognitivo-comportamentale. Non credo sia affatto diseducativo o problematico quello che lei fa, soprattutto se le sembra di trovare maggiore tranquillità .tuttavia mi sentirei di consigliarle comunque un consulto specialistico, in modo da verificare da vicino quali siano le cause di tanta confusione e insicurezza e d eventualmente rinforzare ancora questo tipo di soluzioni.
Cordiali saluti