Utente 166XXX
Salve,

questo consulto è per mio padre (75 anni, cardiopatico, FE 25%)

Qualche giorno fà doveva sottoporsi ad un intervento alla prostata (compromessa, rischi infezioni, uso del catetere e altre possibilità di ulteriori aggravamenti) ma pronto per la sala operatoria ha deciso di non proseguire allarmato dalle parole di chirurgo e anestesista che valutavano l'intervento "....ad alto rischio se non altissimo...".
Sembrerà strano ma paradossalmente non si è arrivati alla stessa decisione dopo i diversi consulti con cardiologi, urologi e anestesisti prima dell'intervento.
Capisco che la medicina non è matematica, che c'è molta cautela su tutto ciò che è parere medico ma mi sorge una perplessità:
1) perchè è così difficile comparare due rischi, tra l'altro uno valutato con certezza in un range "alto-altissimo" nell'immediato intervento puntuale e l'altro con una probabilità o statistica più incerta e confusa (scenario senza intervento e con problemi conseguenti)??

Abbiamo rischiato di fare una scelta verso un opzione non strettamente valutabile come ultima possibilità e quindi di giocare a dadi?

Le ultime parole dell'urologo sono state quelli di poter affrontare alternativamente una vita con il catetere e di arginare i problemi di volta in volta.

Vedo mancanza di linearità in questa situazione delicata che mette in crisi NOI "non medici" che il più delle volte, deboli della nostra ignoranza, vaghiamo nel buio!!!

Sarei grato di un Vostro parere

Grazie in anticipo

Saluti

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[#1] dopo  
Dr. Anna Maria Martin
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Gentile utente buon giorno, non sono sicura di aver ben compreso a cosa lei si riferisca quando parla di "due rischi". Ma se questi rischi sono, come penso: a) quello che suo padre correrebbe con l'intervento, b) quello che correrebbe a non essere operato, è ovvio che non sono comparabili, perchè sono "diversi", e sopratutto giudicabili da professionisti diversi. Cercherò di essere più chiara possibile.
Quando un paziente è candidato ad un intervento perchè lo specialista ha posto l'indicazione chirurgica (nel suo caso l'urologo), esegue tutti gli esami preoperatori e viene valutato dall'anestesista con il supporto anche di altri specialisti se sussistono problemi clinici preesistenti (nel suo caso il cardiologo dato che suo padre ci dice essere cardiopatico e forse anemico?). Premesso che il rischio 0 non esiste, bensì la persona più sana parte da 1 nella nostra scala di rishio ASA, se ci sono patologie aggiunte tale valore sale, ma è "solo" l'anestesista che giudica se tale rischio è comunque compatibile con la esecuzione dell'intervento. Tenga presente che un ambiente chirurgico attrezzato e la stretta sorveglianza postoperatoria in T.I.P.O. rendono possibile l'intervento anche in pazienti molto compromessi. Ovviamente l'anestesista deve informare il paziente che deve firmare il Consenso informato: il paziente può rifiutare come forse è successo nel vostro caso.
Se l'interveno invece non si esegue, il rischio che si corre non è più quello anestesiologico, bensì è un rischio "medico" giudicabile non più da noi, ma dal medico curante (in questo caso l'urologo). Capisco che possiate essere stati spiazzati dagli avvenimenti, ma il mio consiglio è quello di riparlare con urologo e anestesista a "mente fredda", magari chiedendo una "second opinion" per farvi dare informazioni più dettagliate. Ovviamente io non conosco le condizioni del babbo e non posso esprimere giudizi tecnici, ma tenga presente che le patologie prostatiche sono il più delle volte a carico di persone di età e con altri problemi, ma il più delle volte vengono operati.
Se non sono stata chiara e le restano dubbi non esiti a scrivere ancora.
Cordiali saluti.
[#2] dopo  
Dr. Walter Belcio
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PIETRA LIGURE (SV)
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buongiorno, io credo che la sua perplessità nasca dal fatto che i precedenti consulti siano stati superati e che all'arrivo del momento di compiere l'intervento si siano cambiate le carte in tavola..
Purtroppo non esistono regole specifiche per cui tutti gli specialisti presentino comportamenti identici; in particolare ci sono pazienti considerati "non operabili" in alcuni ospedali, e in ospedali vicini, dove gli anestesiti sono un pò più dinamici vengono sottoposti all'intervento.
Chiaramente voi siete stati spiazzati.
Il consiglio che vi possa dare è ricontattare il chirurgo urologo che aveva posto indicazione all'intervento, concordare con lui una linea precisa, poi fare una bella valutazione anestesiologica; voi dovete però essere consapevoli dell'elevato rischio cardiologico e disposti ad accettare le eventuali complicazioni.
Se l'intervento è necessario l'anestesista prima di dire "non si può fare" deve esserne certo.