Utente 533XXX
Buongiorno.

Sono da poco in cura (statine) per un'ipercolesterolemia familiare (livello massimo in passato di 260), con ottimi risultati (livello attuale circa 130). Inoltre mi viene frequantemente rilevata una pressione sanguigna ai limiti (intorno ai 145-95) che i medici suggeriscono di tenere sotto controllo con dieta (anche se non sono sovrappeso), movimento e eliminando il sale dai cibi. Gli specialisti che mi stanno seguendo per tali aspetti hanno escluso problemi di diabete. Gli stessi mi hanno sottoposto anche ad altri esami (curva glicemica da carico, eco-cardio, doppler alle carotidi, ecografie ai reni e alla cavita' addominale) che fortunatamente non hanno evidenziato alcun problema.

Dopo una brutta esperienza in campo sentimentale circa 4 anni fa ho improvvisamente riscontrato difficolta' di erezione con le nuove partner. In precedenza non ho mai avuto problemi di sorta.
Negli ultimi mesi, all'eta' di 36 anni, ho deciso di affrontare il problema facendomi visitare da degli specialisti.

In sintesi questi sono gli esami fino ad oggi effettuati:
1) livelli ormonali - nella norma;
2) rigiscan notturno - una sola erezione al mattino prima del risveglio (intorno alle ore 6);
3) ecodoppler penieno - velocita' del flusso sanguigno e vasi nella norma. L'iniezione effettuata durante l'esame non ha condotto ad una turgidita' "normale": secondo la mia "esperienza" il pene rimaneva decisamente flaccido ma a quanto pare cio' era sufficente al medico per produrre il referto.

Entrambi gli andrologi a cui mi sono rivolto mi hanno prescritto quindi farmaci (Levitra il primo, Cialis il secondo). Il primo specialista non ha formulato una diagnosi, facendo riferimento a generici "problemi del maschio latino", mentre il secondo ha ipotizzato danni a carico del tessuto epiteliale.
Ho seguito le indicazioni del secondo andrologo per circa tre mesi con buoni risultati, ma passata la finestra delle 24-36 ore dall'assunzione della compressa ritorno ad avere un'erezione insufficiente nella maggioranza dei casi.

Pongo quindi alla vostra attenzione il seguente quesito: devo continuare con la terapia e sottopormi ad ulteriori esami (e in questo caso vi pregherei di suggerirmi quali), oppure rivolgermi ad uno psicologo?

Sinceramente non vivo questo disturbo con particolare allarme, ma vorrei andare a fondo al problema. Inoltre, le risposte che ho avuto fino ad adesso sono state a mio giudizio troppo vaghe o sintetiche.

Grazie per il vostro parere.

Luca

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Dr. Giuseppe Quarto
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caro luca
essendo tutti gli esami da lei fatti negativi, è consigliabile anche un approccio psicosessuologico
cordiali saluti
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Dr. Daniel Bulla
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Gentile utente
In questi casi il miglior modo di affrontare un problema simile al Suo è comunque multidisciplinare, per cui non è che il lavoro psicologico escluda quello medico, anzi, entrambi si integrano perfettamente soprattutto nella gestione delle problematiche sessuali.

Purtroppo molti specialisti (medici e psicologi), spesso non consigliano questa integrazione, ma "vendono" il loro come il miglior approccio al problema

Per cui, secondo me Lei presenta una situazione medica che va attentamente monitorata, ma ciò non esclude un approfondimento psicologico, specie quando parliamo di sessualità

Faccia un colloquio e poi decida in tutta serenità

Cordialmente

Daniel Bulla

dbulla@libero.it