Utente 202XXX
Salve, sono un giovane di 20 anni, alto 195 cm e che pesa 98 Kg.
Volevo avere dei chiarimenti in merito a questa domanda che mi sono sempre posto ed alla quale nessuno ha mai dato una risposta soddisfacente.
E' dimostrato scientificamente che esiste una correlazione tra pressione sanguigna e frequenza cardiaca? Ve lo chiedo perchè quando mi faccio misurare la pressione dalla dottoressa sono sempre agitato (per mia natura) ed il valore massimo risulta sempre molto elevato, intorno ai 160, mentre quello minimo, a detta del medico, è ottimo. Ci tengo a precisare che ho fatto qualche mese fa un ecocardiogramma ed è risultato tutto nella norma.
Il medico ha giustificato quanto rilevato dallo sfigmomanometro dicendo che era dovuto all'agitazione presente nel momento della misurazione.
A conferma di quanto detto, devo dire effettivamente che quando me la misuro da solo riscontro sempre valori nella norma, con la massima intorno ai 130. La prima domanda è dunque:
1) Il fatto che la minima sia buona mentre la massima sia alta si può giustificare con l'agitazione presente nel momento della rilevazione?
2) Se una persona misura la propria pressione mentre sta facendo una corsa, essa risulterà più elevata? Se si, quale valore risulterà "anormale"? La massima o la minima?
3) Se la risposta alla seconda domanda è affermativa, perchè l'ipertensione è pericolosa? Se infatti consideriamo un atleta che trascorre la maggior parte delle sue giornate allenandosi, egli dovrebbe avere, stando a quello che ho detto prima, quasi sempre una pressione elevata, per via della frequenza cardiaca nettamente maggiore che a riposo, e dunque dovrebbe essere nella stessa situazione di un iperteso; tuttavia, l'esperienza dimostra che l'ipertensione non fa bene, mentre l'allenamento quitidiano si.
Vi ringrazio per le risposte. Giuseppe.

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[#1] dopo  
Dr. Vincenzo Martino
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Gentile utente,
le sue curiosità trovano facile risposta: tra i fattori che determinano la pressione arteriosa, vi è anche la frequenza cardiaca, ciò spiega percheè in taluni soggetti, particolarmente emotivi, la vista del medico può effettivamente indurre aumenti pressori. Durante la corsa, i soggetti particolarmenti allenati, hanno variazioni pressorie non eccesive senza mai raggiungere valori particolarmente pericolosi, in genere con un aumento sia della massima che della minima, al massimo di un 20% rispetto ai valori di partenza. Infine qualunque persona sotto sforzo, deve necessariamente incrementare la frequenza cardiaca che la pressione arteriosa, ma tali fenomeni essendo transitori non sono di certo comparabili con lo stato ipertensivo, che si caratterizza invece per lunghi periodi, nel corso della giornata, di elevati livelli pressori.
Saluti
[#2] dopo  
Utente 202XXX

Iscritto dal 2011
La ringrazio. Quindi, da quello che ho capito, la differenza tra un atleta ed un iperteso è che nell'atleta la pressione del sangue aumenta soltanto nel momento della pratica sportiva, mentre nell'iperteso è sempre elevata, anche di notte, portando dunque ad "un'usura" dei vasi?