Utente 143XXX
Gentili dottori,

vi chiedo gentilmente un aiuto.
Poco più di un mese fa mi sono sottoposta ad un intervento di ostetotomia bimascellare con concomitante espansione ( espansione a “V” ) di tre mm e impattamento di due mm del mascellare superiore.
L’intervento è durato un’ora e mezzo più del previsto ma non mi è noto per quale ragione.
Al risveglio dall’anestesia ho vomitato ripetutamente parecchio sangue.

Dimessa dall’ospedale, pochi gg dopo l’intervento, ho notato una minuscola ferita nel palato duro, in corrispondenza della narice destra, che produceva un pochino pus. Pensavo fosse stata provocata accidentalmente dall’uso di qualche strumento durante l’intervento e supponevo si sarebbe risolta spontaneamente; l’ho mostrata al mio medico di famiglia che mi ha tranquillizzata.
Una settimana dopo l’intervento, avvertendo una narice estremamente libera rispetto all’altra con leggera produzione di liquido di consistenza molto simile all’acqua, ho detto al chirurgo di questa differenza di sensazione tra le due narici; mi è stato risposto che durante l’intervento era stato applicato un tampone poiché quella narice sanguinava eccessivamente al riguardo.

Successivamente mi sono accorta che bevendo, l’acqua mi usciva dalla narice: mi sono allora allarmata e ho chiamato il chirurgo, fissando un controllo.

Nel frattempo la produzione di pus è cessata: la ferita inizialmente si è dilatata trasversalmente e infine contratta; non avverto più il passaggio di liquidi mentre bevo ( questo fenomeno era durato solo alcuni gg ) ma avverto sempre la narice destra eccessivamente libera; non soffio mai il naso, non pulisco quella narice-anche perché non è necessario poiché spesso cola del muco liquidissimo o acqua che sia.

Al controllo, a un mese esatto dall’intervento, il chirurgo mi dice che si tratta di una schisi, che si augura vivamente di non dovermi operare perché tale intervento è complesso, che spera e attende si rimargini spontaneamente. Mi dice che a volte succede.. ma nel consenso informativo da me letto e firmato non è contemplata in nessun modo questa eventualità e se fosse stata contemplata sicuramente non mi sarei sottoposta all’intervento.

Mi sono informata e mi pare di aver capito che la questione è seria, che le schisi dopo due-tre gg dalla loro insorgenza non si chiudono più spontaneamente, che è necessario sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva complesso e di dubbia riuscita, nel senso che facilmente nel tempo la schisi si riapre.
Le questioni che vi pongo sono molteplici
1) Esiste davvero la possibilità che la schisi si rimargini spontaneamente?
2) Il cessato passaggio di liquido mentre bevo, è sintomo di parziale chiusura? Posso stare tranquilla?
3) L’indicazione di attendere la chiusura spontanea è stata data dal chirurgo ma non c’è il rischio che nel frattempo si sviluppi qualche infezione che renda più complicato e rischioso l’intervento?
4) Come va monitorata la situazione nel tempo?
5) Devo consultare urgentemente anche un otorino? Informarmi su quali figure professionali devono esserci nell’equipe chirurgica che esegue tale tipo di intervento?

Io sono davvero perplessa per quanto successo, per la mancata osservazione iniziale della situazione ( dopo l’intervento, nell’immediato post, non è stato guardato né palato né narice ) e postuma: mi ha semplicemente detto di aspettare, senza indicarmi ulteriori indagini cui sottopormi per valutare l’entità del danno; ma soprattutto sono perplessa dall’indicazione di attendere un miracolo che un medico sa benissimo non accadrà, con il rischio di dover eseguire un intervento con un infezione in corso

Non so come muovermi: probabilmente ci sono anche i presupposti per intraprendere un’azione legale ma non è il calvario che vorrei intraprendere.
A me interessa risolvere questo problema, non sviluppare patologie da esso causate ed essere sicura che non mi precluda la possibilità di sottopormi in futuro ad eventuali impianti dentali..( ho iniziato questo percorso appositamente per allineare e non dovermi sottoporre in futuro all’impianto di denti storti ).

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[#1] dopo  
Dr. Agnesina Pozzi
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Gentile Signora
purtroppo non sono nel ramo specialistico da lei richiesto e le rispondo perché vedo il suo consulto inevaso.
La sua situazione clinica era decisamente complessa, come del resto il tipo di intervento che ha subìto e che richiede un post-operatorio decisamente più lungo di un mese.

Intanto le dico di avere fiducia e pazienza, anche se il suo chirurgo, come tanti altri del resto, non hanno il buon senso si comunicare apertamente e chiaramente con i loro pazienti al fine da prepararli adeguatamente anche ai risvolti intra-operatori (sempre possibili) e post operatori, ai disagi, alle difficoltà incontrate durante lo stesso intervento, alle azioni intraprese.
Purtroppo non siamo nei telefilm ER, e i "Doctor House" pur bravi che a abbiamo, raramente comunicano tutto al paziente, comprese le cose spiacevoli.

Intanto il suo palato è stato stravolto positivamente dalla situazione originaria, ma pur sempre stravolto nella sua dinamica e nelle sue componenti ossee e mucose. Quindi dovrà dargli il tempo necessario al riassorbimento di edemi, alla formazione di "cicatrici". E ci vuole, questo tempo. Guardi il lato positivo che non le esce più acqua dal naso quando beve. Segno che le cose credo stiano lentamente migliorando.

Non posso dirle nulla circa danni ed azioni legali ma l'attività medica non può essere svolta col "fucile" della querela puntato contro. Nella stessa attività medica sono insiti dei rischi che esulano dalla bravura anche indubbia degli operatori. Posso dirle l'ideale...e l'ideale sarebbe agire sempre in Equipe, confrontandosi, supportandosi, aiutandosi e collaborando nell'interesse dei pazienti. La medicina italiana, posso dirle per esperienza, è piuttosto malata di territorialità. Non so se anche nel suo caso gli operatori ne fossero affetti, ma in questi interventi così complessi l'ideale sarebbe sempre l'Equipe; con Chirurgo maxillo-facciale, Otorino (spesso ci sono associati interventi di rinoplastica correttiva), Ortodonzista e a volte anche il Chirurgo estetico e lo Psicologo. Ma siamo nel mondo dei sogni...


Le faccio gli auguri più affettuosi
e la saluto cordialmente
Dott.Agnesina Pozzi
[#2] dopo  
Dr. Sergio Formentelli
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L'espansione del palato E' UNA SCHISI PER DEFINIZIONE.
In sostanza sono stati aperti i lembi ossei e seguirà la riscrescita di osso fra i due capi della frattura.
Con i tempi biologici.

All'inizio c'è stata una complicanza post-operatoria: produzione di pus e passaggio di aria e liquido.
Ma ora si è chiuso e riepitelizzato.

Il miglioramento della situazione si capisce dalla sua descrizione: lei respira meglio, anche se solo da un lato.
Non resta quindi che attendere il tempo sufficiente (alcuni mesi) per permettere all'osso di chiudere spontaneamente la schisi (voluta).

Riguardo al "non me l'avevano detto".
E' sicuro che debbano essere scritte tutte, ma proprio TUTTE le possibili conseguenze di un'operazione?
Compreso quella che è possibile lascirci la pelle, non per colpa del chirurgo ma per pura fatalità?
Con questa logica potrebbe essere un "consenso informato" composto da un volume di una cinquantina di pagine!!!
Cioè una cosa inutile che non informa per nulla.
Penso che lei sia stato informato adeguatamente (fino a prova contraria), e che lei sappia benissimo, firma o non firma, che a volte, in un intervento chirurgico, non sempre le cose vanno come dovrebbero andare.

Azione legale.
Faccia pure, ma dov'è il "DANNO"?
Magari ci sarà, ma dalla sua descrizione non l'ho capito.
Mi sembra che tutto stia procedendo normalmente, nonostante l'iniziale complicazione post-operatoria




[#3] dopo  
Dr. Federico Servadio
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SAN GIULIANO TERME (PI)
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Eseguo questo tipo di interventi con una certa frequenza e purtroppo qualche piccola complicanza ci può stare. Generalmente il chirurgo spiega al paziente le complicanze più frequenti che sono anche scritte nel consenso informato, ma non può prendere in esame le evenienze più remote, che come ha detto il collega che mi ha preceduto, possono arrivare all'exitus. Purtroppo ogni atto chirurgico in una percentuale infinitesimale può avere complicanze anche gravissime, ma questo fa parte della medicina, cioè una disciplina non uguale alla matematica (dove il risultato deve essere sempre uguale), ma una disciplina in cui mille variabili convivono e in cui 10 tecniche diverse possono portare allo steso risultato.
Tornando al suo caso, direi che non è stata affatto sfortunata. Si è messa in ottime mani e mi sembra che, pur se con qualche ritardo la guarigione stia volgendo verso il risultato ricercato.
La chirurgia ortognatica è una chirurgia abbastanza complicata, e talvolta le guarigioni avvengono con maggior ritardo (la bocca non è il miglior ambiente per la guarigione delle ferite). Il suo problema personale, peraltro quasi risolto rientra in quei casi. Vedrà che se avrà la giusta pazienza tutto andrà a posto.
Prima di parlare di azioni legali, cosa assai spiacevole, cerchi di dialogare di più con il suo chirurgo esponendogli i suoi dubbi e le sue preoccupazioni.
La tendenza alle azioni legali troppo facili non fa altro che peggiorare i rapporti tra medici e pazienti.
Cordiali saluti