Utente 694XXX
Salve, ringraziandovi per il prezioso servizio offerto, passo subito alla mia domanda:
mia madre, di anni 60, nel settembre 2009 è stata sottoposta ad intermento di miomectomia ventricolare sx con rimozione di corde tendinee secondo morrow, a causa di valvulopatia congenita. Prima dell'intervento mai avuto nessun problema.

Premetto che convive da 30 anni con i calcoli alla colecisti, il suo sacchetto è pieno zeppo di calcoli piccolissimi. La paura per l'intervento l'ha portata fino a questo punto, vista la sua condizione cardiaca.

Nell'ottobre 2009 uin episodio di pancreatite porta i medici a tentare un RCP (1 mese dopo l'intervento al cuore-perfettamente riuscito-); durante la manovra mia madre va in arresto respiratorio e breve arresto cardiaco.

Ne seguono una serie di problemi di aritmie e fibrillazioni atriali che ci fanno correre settimanalmente in ospedale nei mesi successivi.


Ad oggi il cuore di mia madre batte grazie all'impianto di pacemaker, impiantato dopo un blocco totale di branca, in realtà previsto dal nostro cardiologo, ed è affetta da intollerabili aritmie che nonostante l'amiodarone, non la lasciano in pace.

in sostanza è pacemaker dipendente.

Dopo aver schematizzato molto "sommariamente" la delicata storia clinica di mia madre, oggi siamo davanti a l'ennesima scelta devastante: i calcoli sono impilati nel coledoco, e pur se asintomatici, devono essere asportati.

Il cardiologo ha dato il nulla osta per l'intervento, con le dovute precauzioni per il device, definendo stabili le condizioni cardiache di mia madre (lei non la pensa esattamente così...).
L'anestesista, dal canto suo, si fida del nostro cardiologo, e non ha dubbi. Aspettano la nostra decisione.

Qual è la cosa giusta da fare? Qual è il male minore? Intervenire in elezione con i rischi del caso, o continuare così fino a quando è possibile? Un soggetto così debole e dipendente da un device, può affrontare un intervento chirurgico del genere?

Ringrazio di cuore in anticipo chiunque vorrà darmi un parere sulla nostra situazione. GRAZIE

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[#1] dopo  
Dr. Fabio Fedi
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Diamo per scontato che ci sia indicazione all'intervento chirurgico, in quanto non conoscendo la paziente non è possibile esprimere opinioni in merito. Analogamente, non c'è motivo di dubitare del giudizio di operabilità espresso dal collega cardiologo.
Fatte queste necessarie premesse, ogni èquipe operatoria conosce perfettamente come comportarsi in caso di interventi a pazienti portatori di elettrostimolatore cardiaco o di defibrillatore impantabile. Nel caso in oggetto, la distanza fra il device ed il campo operatorio esclude qualsiasi interferenza con gli strumenti necessari alla operazione chirurgica, sia nel caso essa venga condotta per via laparotomica che per via videolaparoscopica.
Cordiali saluti e tanti auguri di pronta guarigione alla mamma
[#2] dopo  
Utente 694XXX

Iscritto dal 2008
Grazie per la celerità.

L'indicazione all'intervento c'è stata dopo un'accurata valutazione dello staff chirurgico di ISMETT, i calcoli del coledoco destano particolare preoccupazione.

Inoltre il nostro cardiologo ha mensionato espressamente in una sua lettera all'ospedale, l'appliazione di un magnete sul device durante la procedura in caso di bisturi elettrico e ha sconsigliato l'utilizzo della RMN nell'iter diagnostico, difatti è stat preferita l'ecografia.

Tuttavia il nostro timore più grande è che lo stress eccesivo per l'intervento (che a detta dei medici potrebbe prolungarsi per la probabile presenza di aderenze) possa in qualche modo alterare la funzione del device, fondamentale per la vita di mia madre.
[#3] dopo  
Dr. Fabio Fedi
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La funzionalità dei moderni elettrostimolatori è in ogni caso conservata, anche in caso di stress importanti come può essere considerato un intervento chirurgico lungo ed impegnativo.
Le rinnovo gli auguri