Utente 109XXX
Salve,
scrivo per mio fratello
21 anni e da tre anni al sert
ha preso per 2 anni metadone a scalare, poi circa 3 mesi sembrva "pulito" ma non ce l'ha fatta e quindi da circa 6 mesi è in cura con antaxone liquido (cosi siamo sicuri che lo beve).
Saltuariamente non in maniera continuativa le sue analisi delle urine (tutte le settimane) riportano che fa uso di cocaina (la sua dipendenza era da eroina).
L'antaxone "copre" gli effetti solo dell'eroina o anche della cocaina? come mai continua a prenderla se cmq non dovrebbe sentire l'effetto? oppure lo sente ma "attutito"? io non so piu cosa fare, cosa dirgli, come stargli vicino....

Lui ovviamente nega.

Avremmo valutato anche la comunità ma lui ha un lavoro stabile e potrebbe anche fare carriera, quindi non possiamo al momento fare questa scelta.
[#1] dopo  
Dr. Tommaso Vannucchi
40% attività
16% attualità
16% socialità
PRATO (PO)
Rank MI+ 72
Iscritto dal 2007
gentile utente
L'antaxone è un antagosniosta degli oppiacei,pertanto annulla l'effetto dell'eroina,morfina etc ma non di tutte le altre droghe che hanno un profilo farmacologico diverso come per es la cocaina;molto spesso,infatti, si vedono pazienti eroinodipendenti in terapia con antaxone che deviano l'uso della sostanza verso altre droghe che le permettono lo "sballo"
[#2] dopo  
Dr. Matteo Pacini
60% attività
20% attualità
20% socialità
ROMA (RM)
Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile utente,

Questo percorso terapeutico è abbastanza paradossale. Non è che "non ce l'ha fatta", è che il metadone a scalare non è una terapia per la tossicodipendenza. La terapia metadonica non è a scalare, in realtà ha seguito due anni di terapia, non è chiaro a che dose e con che risultati (si direbbe buoni perché non specifica), e chiaramente e prevedibilmente ha avuto una ricaduta dopo essere ritornato nelle condizioni di partenza (tossicodipendenza senza terapia). La terapia è preventiva dell'andamento della dipendenza, quindi non serve per smettere ma per prevenire le ricadute sostanzialmente, poiché il primo obiettivo, che sicuramente si ottiene, non è quello principale e definitivo.

Ora, che tra le tre cure disponibili per la dipendenza da oppiacei si sia scelta quella meno efficace è inspiegabile. Il blocco degli effetti narcotici dell'eroina si ottiene sia con l'antaxone che con la buprenorfina che con il metadone a determinate dosi.

Gli effetti della cocaina possono essere modificati dall'antaxone, in parte peggiorati come effetto ricercato, ma non è un trattamento per l'abuso di cocaina.

Al momento i dati più significativi sono due:

a) di solito il poliabuso eroina-cocaina indica una componente umorale indipendente, che conduce all'uso di altre sostanze anche senza dipendenza vera e propria
b) non è presente una cura affidabile e di efficacia maggiore per la dipendenza da eroina.
[#3] dopo  
Dr. Alex Aleksey Gukov
28% attività
0% attualità
20% socialità
GENOVA (GE)
Rank MI+ 48
Iscritto dal 2010
Gentile utente,
lascio anche il mio commento.

Confermo che l'antaxone (nome chimico: naltrexone) non previene gli effetti ricercati della cocaina.

Lei scrive: <<..io non so piu cosa fare, cosa dirgli, come stargli vicino....>>

Rispondo che qualcosa può dipendere anche dal vostro atteggiamento che mi sembra contraddittorio e che si potrebbe migliorare, magari chiedendo i consigli al SerT.

Ad esempio Lei scrive: "Avremmo valutato anche la comunità ma lui ha un lavoro stabile e potrebbe anche fare carriera, quindi non possiamo al momento fare questa scelta". Non so quanto la comunità terapeutica sia uno strumento efficace per tutti, ma ammettere che si possa fare carriera e usare la cocaina non mi sembra accettabile dal punto di vista educativo e motivazionale. (Forse sbaglio e la cocaina lo aiuta a fare la carriera?).

Mi sembra che il vostro atteggiamento da una parte cerca di tutelare il Suo fratello, ma a scapito degli aspetti educativi e motivazionali, e indirettamente accetta che si faccia l'uso di sostanze illecite.

Dall'altra parte, viene data la formulazione liquida, perché "cosi siamo sicuri che lo beve". Dunque si suppone che lui stesso non sia affidabile. Perché ? Forse perché tutto questo serve a voi e non a lui ? Se all'ipotetico programma terapeutico comunitario la famiglia preferisce che lui lavori, e se le cure vengono fatte a prescindere dell'affidabilità e della motivazione di lui (come se la cosa servisse a qualcun'altro), perché lui debba cercare di cambiare qualcosa nella sua situazione?.

A parte di suggerirvi di chiedere il consiglio al SerT su un atteggiamento ottimale,

se il Suo fratello stesso chiedesse un consulto, sarebbe già un passo avanti.
[#4] dopo  
Utente 109XXX

Iscritto dal 2009
grazie delle velocissime risposte

volevo sottolineare che la cura al sert di mio fratello è volontaria, è lui che ci ha chiesto aiuto perchè da solo non riusciva, e continua ad andarci volontariamente, ne abbiamo parlato e lui davvero vuole uscirne, spero.

La "carriera" di cui parlavo è solo relativa alla possibilità di avere un posto fisso a tempo indeterminato, inoltre siamo continuamente in contatto con il sert e seguiamo le loro indicazioni al massimo possibile, secondo loro mio fratello non è da comunità e quindi seguiamo loro, anzi, il lavoro che fa (manuale non da ufficio) lo potrebbe aiutare ad avere una "continuità" e responsabilità per dare un senso alla sua vita.

E' anche in cura da una psicologa del sert e settimanalmente ci va ripeto, volontariamente, noi cerchiamo di non ricattarlo, ci va di sua spontanea volontà.

Quindi il fatto che da circa 4 mesi una volta al mese abbia una ricaduta sulla cocaina come dobbiamo interpretarlo?
potrebbe essere l'inizio di una seconda dipendenza (cocaina)? o solo una ricerca di uno sballo? nonostante la sua buona volontà al sert ci hanno detto che sono abituali ricadute del genere.......


premetto che non accettiamo per nulla per nulla davvero l'uso che fa delle sostanze illecite, ma al sert ci hanno detto che dobbiamo dargli piu che possibile comprensione e di stargli vicino come se fosse malato non incolpandolo (ed è cosi difficile, perchè mi verrebbe da sgridarlo e farlo sentire in colpa, ma al sert ci hanno detto di non fare cosi)
[#5] dopo  
Dr. Alex Aleksey Gukov
28% attività
0% attualità
20% socialità
GENOVA (GE)
Rank MI+ 48
Iscritto dal 2010
Gentile utente,
non intendevo affatto che bisogna sgridarlo o ricattarlo. Volevo solo notre alcuni aspetti, che, secondo me, possono non funzionare: non per discuterne qui (non abbiamo comunque la persona "interessata" davanti), ma perché se ne possa riparlare col SerT. Non intendevo, a distanza e via internet, di dare le raccomandazioni di come atteggiarsi verso di lui; è il compito del SerT.

Lei chiede:
<<..Quindi il fatto che da circa 4 mesi una volta al mese abbia una ricaduta sulla cocaina come dobbiamo interpretarlo? potrebbe essere l'inizio di una seconda dipendenza (cocaina)? o solo una ricerca di uno sballo?..>>

La distinzione fra la dipendenza e l'abuso (più o meno saltuario o regolare con pause più o meno lunghe): tale distinzione nel caso della cocaina è sfumata, perché è una sostanza cui uso tipico non è quotidiano e la dipendenza è determinata non solo dallo stato di astinenza, ma anche dagli altri fattori. Comunque Comunque, se al SerT ne sono al corrente, magari hanno dei modi per parlarne con lui e per modificare eventualmente le strategie di cura.

Comunque la "ricerca di uno sballo" non è "solo una ricerca..", come se fosse qualcosa di meno..; dicendo così lo minimizziamo. Perché? Per sentirsi noi più tranquilli? Per non arrabbiarsi con lui?

Anche qui devo tornare al discorso di prima: non capisco perché dovete pensare voi come interpretarlo. Per capire come meglio starlo vicino? Starlo vicino non significa sapere tutto di lui, preoccuparsi al posto di lui e pensare al posto di lui. Se lui è motivato a guarire, perché non si pone tale domanda lui stesso? Ma non è il mio compito darvi le raccomandazzioni rispetto al percorso di cura. Penso, più che l'altro, in riferimento al fatto che ci scrive Lei e non lui, che, sia per motivi di privacy, sia per rinforzare la motivazione del Suo fratello, sarebbe meglio che ci scriva lui stesso.
[#6] dopo  
Dr. Matteo Pacini
60% attività
20% attualità
20% socialità
ROMA (RM)
Rank MI+ 100
Iscritto dal 2006
Gentile utente,

Come sarebbe a dire "come se fosse malato" ? Perché pensate che in realtà non lo sia ? Stargli vicino in quanto malato, senza aspettarvi che la malattia migliori perché gli state vicino del resto, come per qualsiasi malattia.

Le malattie rispondono a cure specifiche. Questa (antaxone) di quelle disponibili per la dipendenza da eroina è la meno efficace. Se l'ha scelta lui, non è una buona cosa.
E' quella che meno garantisce il controllo del desiderio, e più problematica per il fatto che se dovesse decidere di interromperla, non vi è in alcun modo legato.

Per quanto concerne la cocaina, è tipico che le persone sotto antaxone, non potendo sentire l'eroina, ripieghino su altre sostanze non oppiacee. Nel tempo si può sviluppare una seconda dipendenza (cocaina).