Utente 186XXX
ho cica il 60% della mia dentatura coperta da protesi (arcaya sup e inferiore........noto che tali protesi mi scatenano una piccola nevralgia tipo elettricita' galvanica....
cosa potrebbe essere?
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Dr. Marco Finotti
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la presenza di metalli diversi in bocca potrebbe creare delle correnti galvaniche dando conseguenti disturbi
se così fosse sarebbe necessaria la progressiva rimozione delle componenti metalliche nel cavo roale
cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 186XXX

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il problema ce' stabilire qual'è il tipo di metallo e come posso fare dei test per stabilire il metallo non biocompatibile.
[#3] dopo  
Dr. Marco Finotti
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il problema reale non è tanto i test x le reazioni allergiche ma sapere, se ha molti metalli, che metalli sono stati usati e rispettivamente in quali denti
[#4] dopo  
Utente 186XXX

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riassumo: una protesi di 5 denti aracata sup.six + 3 denti aracata inf six
una protesi di 5 denti compreso 7° arcata sup dx
una protesi di 5 denti arcata inf dx
quindi diciamo il 60% della mia dentatura:
lei dice che non ci siano test. ma come faccio a stabilire il tipo dimetellao usato?
[#5] dopo  
Dr. Marco Finotti
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non ho detto che non ci sono i test in quanto questo non è assolutamente un problema in quanto cliniche e strutture dove fanno test allergologici si trovano
il problema è sapere realmente la composizione delle leghe usate e su quali denti perchè può avere metalli diversi su denti diversi
[#6] dopo  
Utente 186XXX

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per dovere d'informazione le allego:23.11.2011
Segni di cervico artrosi-uncoartrosi somatica ed interapofisaria con Irregolarità delle limitanti vertebrali- Ridotto appare il segnale dei dischi intersomatici in esame, per fenomeni disidratativi.
Normale ampiezza canale vertebrale.
Protusione discale posteriore mediana e paramediana bilaterale a livello dello spazio intersomatico c3-c4 con comprensione degli involucri meningei.
Bulgig Disk a livello dello spazio intersomatico c5-c6 con associata visibilità di becco osteofitosico in sede postero-laterale sinistra che determina parziale impeggo del forma di coniugazione omolaterale e segni di conflitto sulla rispettiva radice spinale.
Protusione disco-artrosica posteriore mediana/paramediana bilaterale a livello dello spazio intersomatico c6-c7 con visibilita’ di becco osteofitico in extra-foraminale destra.
A volume morfologia regolare l’immagine midollare nel tratto in esame.
In corrispondenza dell’emisfero

23.11.2011RMN CRANIO
………………………………..
IN corrispondenza dell’emisfero dx si rileva la presenza di due aree di alterato segnale localizzate rispettivamente in sede frontale con coinvolgimento corticale e sottocorticale a segnale iperintenso in FLAIR da gliosi e piccola area ipointensa centrale come da focolaio malacico.
L’altra area è localizzata in sede parieto occipitale omolaterale mostrante le medesime caratteristiche di segnale e con area centrale ipointensa di dimensioni maggiori.
Dette lesioni non mostrano segni da riferire ad effetto massa.
I reperti segnalati sono suggestivi in prima ipotesi diagnostica di accidenti cerebro vascolari. Utile comunque approfondimento clinico strumentale.
Normale ampiezza del sistema ventricolare sopra e sottotentoriale, se si accettua minimo ampliamento ex vacuo del corno occipitale dx.
Normale ampiezza degli spazi subaracnoidei della volta e della base. In asse le strutture della linea mediana


APPROFONDIMENT IESEGUITI:
10.01.2012
presso Ospedale in ospedale
Lo studio del cranio eseguito con sequenze SE T1w TSE dual FFE T2w e ssh – DWI sul poiano assiale FLAIR sul piano assiale e coronale, TSE T2 w sul piano sagittale, SE T1 w dopo infusione endovenosa di mezzo di contrasto sui tre piani ortogonali ed integrato da sequenze 3D TOF con ricostruzioni MIP per lo studio del circolo arterioso intracranico, ha mostrato:
a sede parietale dx estesa in parte al giro angolare presenza di discreta area corticale e sottocorticale di di disomogeneo basso segnale in T1 e di di disomogeneo elevato segnale in T2 e FLAIR con dilatazione ex vacuo delle strutture ventricolo-cisternali contigue, in particolare del corno occipitale e del trigomo del ventricolo omolaterale compatibile con esito gliotico-malacico di lesione vascolare ischemica; altra piccola area con le medesime caratteristiche di segnale e di verosimile analogo significato si apprezza in corrispondenza del giro fronto-orbitario di destra estesa in parte e giro frontale inferiore, concomitano altre piccole aree e con le medesime caratteristiche di segnale e di verosimile analogo significato in corrispondenza del giro frontale inferiore e medio omolateralmente; in corrispondenza della sostanza bianca periventricolare e dei centri semiovali qualche piccola area di elevato segnale in T2 e FLAIR compatibile con focolaio di gliosi; ventricoli laterali in sede e regolari; terzo e quarto ventricolo sulla linea mediana; scarsa rappresentazione delle diramazioni dei tratti M1 di verosimile significato arteriosclerotico, concomita mancata visualizzazione dell’arteria cerebrale posteriore di sx ad eccezione del tratto iniziale di verosimile analogo significato; regolare calibro e decorso dei restanti vasi del poligono di willis; non evidenti malformazioni vascolari e-o neo vasi; regolare per l’età l’ampiezza dei restanti spazi subaracnoidei della volta ed ella base; assenza di aree di impregnazione patologica dopo infusione endovenosa di mezzo di contrato.
R-A: presenza di materiale di ristagno in corrispondenza del seno mascellare dx.




ANGIORM VASI DEL COLLO
…………………………………………………………….
L’esame ANGIORM dei vasi del collo, eseguito con sequenze TFE T1 w volumetriche durante l’infusione endovenosa di mezzo di contrato con ricostruzioni MIP, ha mostrato lievi irregolarità parietali dei vasi esplorati; lieve riduzione di calibro, non emodinamicamente significativa, di entrambe le ICA all’origine; simmetriche le vertebraliper le patoologie sopra elencate ci sono correlazioni? con le protesi
[#7] dopo  
Dr. Marco Finotti
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mi spiace ma non riesco a risponderle in quanto non esistono, che io sappia, lavori scientifici in grado di dimostrare rapporti causa effetto in grado di dimostrare situazioni cliniche corrispondenti alla sua in pazienti con riabilitazioni protesiche;
cordiali saluti
[#8] dopo  
Utente 186XXX

Iscritto dal 2010
le rispondi io:
I pazienti spesso presentano un’iperestesia del lato colpito, più raramente una disestesia o una parestesia. I dolori non sono provocati da stimoli esterni, ma questi possono intensificarli. In alcuni casi anche i muscoli della masticazione sono dolenti, in special modo nei pazienti con concomitante sindrome algico disfunzionale dell’A.T.M..
Non vengono solitamente rilevati sintomi che possano far pensare ad un coinvolgimento del sistema nervoso autonomo,6-41 come lacrimazione estemporanea, sudorazione ecc.. Solo Bell6 ha riscontrato pazienti che presentavano sintomi di ipersudorazione, arrossamento, rinorrea e pallore, che egli stesso afferma possono far pensare, però, a varianti dell’emicrania.
Loeser40-41 riconosce due varianti di dolore oro facciale atipico, una monolaterale, già considerata, l’altra bilaterale, che non differisce per quanto riguarda i sintomi già descritti se non per l’estensione dell’area colpita.
Tra i sintomi dell’A.F.P. possono essere inclusi, secondo vari Autori,56-71 anche quelli dell’odontalgia atipica che sono molto simili a quelli di un’infezione dentale periapicale o periodontale. Si tratta, quindi, di un dolore localizzato nell’area di uno o più denti del lato colpito, descritto come acuto, lancinante, intenso e spesso esacerbato da variazioni di temperatura e da stimolazioni meccaniche.
Anche la sindrome della lingua che brucia (glossodinia) è spesso compresa tra i dolori atipici. Si presenta come una sensazione di bruciore solitamente limitata alla lingua, ma può irradiarsi intraoralmente in altri siti (mucose del labbro, palato duro, cavità alveolari). E’ frequente una disestesia, sono riportate sensazioni di sapore amaro, sgradevole, e i sintomi descritti tendono ad aumentare durante il giorno raggiungendo un picco verso sera, per poi affievolirsi durante la notte.
In alcuni casi l’A.F.P. si presenta come un dolore dentale del quale, quindi, si occupa spesso un’odontoiatra, che traendo magari conclusioni affrettate che si basano sui soli sintomi riferiti dal paziente, effettua un’avulsione o un’alveolectomia. Casi simili sono tutt’oggi riscontrati e sono correlati a una misconoscenza della causa reale del dolore che affligge il paziente. Consigliamo, pertanto, di evidenziare sempre il fattore scatenante, e se questo non viene trovato, occorre continuare a cercarlo, e certamente bisogna evitare di attuare una terapia, talvolta richiesta dal paziente, non supportata da prove diagnostiche tangibili.
Il dolore dentale, mascellare o mandibolare, fa sì che i pazienti portatori di protesi spesso non possano inserirla in bocca. A eliminare l’eziologia puramente dentale è il fatto che alcuni di loro sono totalmente edentuli e le ricerche radiografiche non danno evidenza di fattori scatenanti, ciononostante il sintomo principale è il dolore dentale ed è possibile porre delle diagnosi differenziali solo nei confronti del dolore da deafferentazione o di un’anestesia dolorosa, sempre che il dolore stesso sia scaturito nell’arco di un tempo variabile che va dai tre ai sei mesi dopo un intervento chirurgico.
Radford56 riporta un caso dove una casalinga descrive un dolore mascellare irradiato dall’orbita che durava da tre anni, presentatosi in seguito ad una levigatura radicolare. Fu indirizzata da un neurochirurgo che fece una neurectomia del nervo infraorbitario, ma nonostante l’anestesia provocata, il dolore persisteva. Fu diagnosticato dolore facciale atipico dovuto a depressione da ansia, quindi trattata con antidepressivi triciclici, ottenendo ottimi risultati.
Gayford27 descrive casi clinici molto eclatanti di A.F.P. Questi pazienti presentano tutti sintomi di patologie psicogene, si presentano spesso dal medico in uno stato di stress e turbamento, con dolori costanti nelle aree trigeminali che compromettono gran parte della loro esistenza. Alcuni riferiscono di esser colpiti da dolori costanti più o meno gravi da periodi che arrivano fino a 12 anni, lamentano di aver raggiunto il “limite di sopportazione umana”, di non poter dormire la notte, di piangere continuamente alla minima provocazione e di aver tentato a volte il suicidio.
Il dolore psicogeno è caratterizzato da fasi alterne di lieve sollievo e dolore più persistente, direttamente correlate con gli stati emotivi dell’individuo stesso, ne sono prova casi di pazienti che, riusciti ad eliminare il dolore con una cura a base di antidepressivi, dopo averla interrotta sono ricaduti nel circolo vizioso del dolore a causa di un periodo o di una situazione della loro vita particolarmente stressante.
Molto particolare è il dolore legato a nevrosi ossessiva, dove il paziente è in grado di riferire qualsiasi sintomo che possa essere lontanamente collegato con la sua patologia, cerca di essere rassicurato ed è importante farlo, ma spesso il medico non riesce a risolvere in modo definitivo la situazione. A volte si riesce ad ottenere solamente una riduzione del sintomo o lo spostamento dello stesso in un’altra regione anatomica.
Questi pazienti spesso adottano dei “riti” che riescono ad alleviare il dolore e che consistono nell’effettuare le azioni più bizzarre, ad esempio colpirsi la mucosa buccale per tre volte di seguito sullo stesso punto con un particolare oggetto può risultare un’azione che provoca sollievo dal dolore per un periodo di tempo variabile. Altri posizionando, invece, un farmaco (che spesso non ha nulla a che vedere con la terapia per il dolore) o un’erba sul sito doloroso sono in grado di alleviare i sintomi.
A volte il paziente è molto vago durante la descrizione del dolore, pur adoperando aggettivi dirompenti per far capire al medico la gravità del proprio sintomo, ma quando gli vengono poste delle domande specifiche e importanti per lo specialista, che deve riuscire a differenziare il tipo di dolore, diventa ugualmente vago nella risposta e spesso cambia argomento confessando magari un nuovo sintomo che possa supportare la gravità dello stato doloroso.
Roistacher,60 nel 1991, ha raccolto dai suoi pazienti affetti da A.F.P. una serie di risposte psicologiche che vengono assunte nelle loro vite sociali definendole “giochi del dolore”:
· Gioco del dolore di base - Il paziente implora il medico di aiutarlo, ma segretamente pensa che nessuno possa far niente per lui.
· Il tiranno di casa - Usa come arma coercitiva il dolore per controllare e manipolare il comportamento di coloro che lo circondano.
· Il professionale - Vuole sfruttare il dolore usufruendo dei possibili benefici di disabilità, come ad esempio il pagamento di un’assicurazione.
· Il somatizzatore - Non ammetterà mai che le proprie condizioni abbiano potuto far deteriorare la propria vita e quella delle persone che gli sono vicino.
Queste condizioni psicologiche sono effettivamente riscontrabili nella pratica clinica, e solo gli specialisti che li hanno trattati conoscono le difficoltà che pazienti così particolari possono rappresentare per se stessi e per il medico stesso.
Classificazione: l’inquadramento tassonomico di questa patologia sarà un problema reale fino a che non si riusciranno ad ottenere chiarimenti circa la sua reale eziologia. Pur essendo contemplato in varie classificazioni mondiali, la sua collocazione non è mai chiara, come non è chiara neppure la sua denominazione. E’, infatti, descritto dagli autori con vari termini come: dolore facciale atipico, dolore somatoforme, dolore facciale idiopatico, nevralgia atipica o odontalgia atipica, anche se quello più conosciuto ed accettato è quello da noi adoperato, cioè, dolore facciale atipico o “atypical facial pain” per gli anglosassoni.
La classificazione I.A.S.P.,35 sulla quale abbiamo basato la descrizione dei dolori cronici oro facciali, descrive due possibilità di inquadramento per l’A.F.P. La prima è l’odontalgia atipica (Classe IV:5), definita come una forma localizzata di dolore facciale atipico e quindi probabilmente ad esso sovrapponibile come termine nosologico; la seconda è il dolore di origine psicologica isterico od ipocondriaco (Classe VI:2), a specificare la possibile eziologia psicologica della patologia.
La classificazione I.H.S.36 inserisce questo dolore nella Classe 12.8 comprendente i dolori facciali che non soddisfano i criteri dei gruppi precedenti, ed è chiaro che anche questa collocazione non può soddisfare i bisogni di uno specialista che si occupa di algie facciali in quanto troppo dispersiva.
L’American Psychiatric Association,1 nella sua D.M.S. IV, cataloga questa algia facciale quale tipo di disturbo somatoforme se il dolore è relazionato a un trauma fisico, oppure facendo riferimento a disturbi di conversione o di somatizzazione, quando c’è la presenza di sintomi organici in assenza di disturbi fisici, sottolineando anch’essa la grossa componente di origine psicologica che è possibile riscontrare nel’A.F.P..
Come si sarà potuto notare questa patologia varia spesso denominazione a seconda dell’indirizzo specialistico del clinico che esamina il paziente, questo dimostra chiaramente che pur essendo da tutti riconosciuta come forma di dolore cronico oro-facciale, il suo inquadramento non sarà definitivo fino a quando ci saranno solo ipotesi circa i fattori patogenetici responsabili.

DIAGNOSI
Da quanto si rileva in letteratura, c’è effettivamente una grossa confusione sul termine atipico. Secondo alcuni non sembra aver altro valore se non quello di differenziare questi tipi di dolori da quelli trigeminali. In base a ciò, nella definizione di A.F.P. potrebbero essere inclusi diversi dolori, poiché i suoi sintomi sono così difficilmente valutabili clinicamente e così soggettivi da rendere effettivamente difficile la diagnosi. Inoltre, sfortunatamente, non tutti i pazienti descrivono una sintomatologia così chiara da non poter far nascere dubbi diagnostici: alcuni riferiscono in anamnesi un trauma delle strutture nervose, altri risultano essere pazienti completamente “sani”.
Possono esserci o meno deficit sensitivi, spesso c’è una correlazione con problemi psicologici e comportamentali, difficile dire se presenti o meno all’insorgere del dolore.
Il sintomo è sicuramente meno violento di quello che si presenta nel tic trigeminale puro ed è cronico, continuo, costringendo spesso il paziente ad abusare di farmaci (cosa che contribuisce ancora di più a rendere difficile la diagnosi reale).
Ci sono pazienti6 che descrivono sintomi sovrapposti tra tic doloroso e A.F.P., altri che presentano caratteristiche in comune con l’emicrania o con la cefalea a grappolo, o infine, casi di sovrapposizione tra A.F.P. e sindrome algico disfunzionale A.T.M.22.
Il dolore è solitamente unilaterale, più frequentemente localizzato nelle zone di innervazione della 2° e 3° branca trigeminale e irradiato in zona cervicale. Ci sono casi in cui il dolore è riferito ad un dente: questa forma, definita odontalgia atipica, può rappresentare un grosso problema diagnostico per l’odontoiatra. In alcuni casi si è giunti all’estrazione del dente in causa e classicamente il dolore si è trasferito all’elemento dentale limitrofo. Si sono descritti casi di dolore ad un dente “fantasma”, cioè già estratto, e altri diffusi a tutto il cavo orale.
Bonica6 indica la nevralgia del ganglio sfenopalatino, o sindrome di Sluder, e la nevralgia del ganglio naso-ciliare, o sindrome di Charlin, come le forme più comuni di dolore facciale atipico.
Non si può sottovalutare il fatto che alcuni A.F.P. insorgono dopo trattamenti chirurgici effettuati sul nervo trigeminale, come ad esempio la terapia chirurgica di tic dolorosi, per questo è importante accertarsi di come si presentava il sintomo anche molto tempo prima della nostra visita, ci potrà indicare, infatti, la possibile evoluzione della patologia.
Vista la difficoltà che s’incontra nel diagnosticare un A.F.P., quando il paziente ne presenta i sintomi, il medico deve intraprendere un’accurata ricerca allo scopo di trovare una possibile lesione quale causa trattabile.
Da diagnosi e ricerche molto accurate possono risultare in realtà anche combinazioni di due o più di queste sindromi50. Da qui l’importanza di approfondire la diagnosi durante più sedute eseguite da diversi specialisti, che possono quindi essere in grado di evidenziare il problema sotto differenti punti di vista.
Secondo Shankland68 un importante criterio diagnostico è rappresentato dalla reazione all’iniezione di anestetico. Lo studioso consiglia, dopo aver identificato la branca nervosa, un’anestesia locale dell’area colpita eseguita possibilmente in modo atraumatico con un ago 30G (ago a sezione piccola) e con anestetico locale, preferibilmente mepivacaina al 3%. Se il dolore facciale è totalmente alleviato dall’azione dell’anestetico e gli accertamenti diagnostici sono risultati negativi, allora si può diagnosticare A.F.P. Se il problema è di un’altra branca o magari di una nevralgia trigeminale tipica, allora l’efficacia dell’iniezione anestetica sarebbe bassa nel migliore dei casi, non permettendo una totale remissione del dolore.
Tuttavia, le informazioni letterarie sull’argomento sono discordanti. Harris,71 un fautore dell’eziologia psicosomatica, nel 1975 aveva già attuato terapie di blocco anestetico per meglio identificare il tipo di dolore e riportava, appunto ,che l’O.A. non rispondeva al blocco nervoso.
Main,42 dopo aver differenziato 34 pazienti puramente neurologici, ha effettuato tra questi un ulteriore diagnosi differenziale riscontrandone 7 affetti da N.T., 2 con cefalea a grappolo e 24 con A.F.P..
Egli aveva basato la sua diagnosi in particolar modo sull’anamnesi, sulla descrizione del dolore e sull’azione dei farmaci. Infatti, la cefalea a grappolo viene esacerbata dall’alcool e calmata dall’ergotamina, la N.T. presenta invece il caratteristico tic doloroso, il dolore è più acuto e spesso risponde positivamente alla carbamazepina, invece l’A.F.P. presenta un dolore continuo, senza remissioni totali, senza tic o punti grilletto anche se la palpazione può esacerbare lievemente il sintomo e spesso il paziente dimostra alterazioni psicologiche di rilevanza più o meno grave, rispondendo quindi meglio alla terapia con antidepressivi triciclici. Anche l’elettrodiagnosi ha tentato di dare un contributo al riconoscimento dell’A.F.P., utilizzando i T.S.E.P. (potenziali evocati trigeminali). Stohr e Petuch74, oltre a confermarne l’utilità nella diagnosi della N.T., riscontrarono degli aumenti di latenza anche nel 41% dei tracciati di pazienti affetti da A.F.P..
Bennet e Jannetta4 fecero degli studi su questo tipo di dolore, rilevando nei tracciati T.S.E.P. un aumento di latenza del segnale (minore di quello della N.T.), e una variazione delle ampiezze positive e negative non significative a livello statistico.
Particolarmente interessanti sono i risultati ottenuti nel 1991 da Bremerich7 e coll., che riscontrarono nei pazienti con A.F.P. dei nuovi possibili parametri di valutazione:
Þ Aumento di latenza e ampiezza minore di quello della N.T., ma con uguale frequenza sulla 2° e 3° branca del lato affetto.
Þ Ampiezza del segnale anomala nel lato controlaterale a quello affetto nei pazienti con A.F.P. nel 35% dei casi.
Þ Latenza del segnale anomala nel lato controlaterale a quello affetto nei pazienti con N.T. nel 35% dei casi.
Tutti questi risultati ottenuti eseguendo gli studi con T.S.E.P. pur non essendo uniformi sono molto importanti, perché innanzi tutto permettono di supporre la possibilità diagnostica di un’A.F.P., ed inoltre ci offrono delle possibili ipotesi sulle quali poter basare la ricerca.
Oltre ad effettuare una diagnosi differenziale con le forme di cefalea a grappolo e con le nevralgie trigeminali, altre diagnosi differenziali possono essere fatte nei confronti di nevralgie craniali come:
- la nevralgia del n. glossofaringeo, che si differenzia soprattutto per l’irradiazione del dolore alla faringe, all’orecchio e alla regione angolare della mandibola e perché presenta spesso delle zone grilletto intraorali;
- la nevralgia del nervo laringeo superiore (o vagale) la cui sintomatologia è spesso parossistica, simile al tic doloroso, irradiata però alla cartilaginee tiroidea, al torace e internamente all’angolo della mandibola.
- la nevralgia del nervo occipitale, che vista la localizzazione del dolore, entra in diagnosi differenziale più con un’emicrania a grappolo, anche se a volte l’irradiazione a livello cervicale crea dei dubbi;
- la nevralgia del ganglio ginecolato (VII n.c.) o sindrome di Ramsay Hunt, che s’irradia all’orecchio interno e alla parete posteriore della faringe, ma solitamente segue spesso un’infezione da H. Zoster e a volte si associa a paralisi del facciale o di Bell.
Duntman,22 nel 1995, ha riportato alcuni casi di dolore che, pur presentando i sintomi classici dell’A.F.P., si sono dimostrati causati da sindrome disfunzionale dell’A.T.M. Per riuscire a differenziare questa patologia è importante effettuare una buona visita, poiché anche se è possibile riscontrare dolori ingannevoli quali quelli all’orecchio, all’angolo mandibolare e nell’area temporale, i dubbi possono essere chiariti se il paziente presenta limitazione dell’apertura mandibolare, parafunzioni (bruxismo, serramento), faccette di usura occlusali, presenza di rumori articolari e sintomi spesso bilaterali, tensione dei muscoli masticatori, tutti segni la cui presenza ci autorizza a effettuare una risonanza magnetica per accertarci della condizione delle A.T.M..
Più complesso può diventare il caso se i sintomi disfunzionali A.T.M. si confondono con un A.F.P.33, ma anche in questo caso effettuare una terapia occlusale primaria ci permetterà di chiarire il problema.
Lesioni di tipo infiammatorio quali: sinusiti, dolori gengivali, dentali o ossei, possono essere esclusi, in parte perché presentano spesso i caratteri classici dell’infiammazione enunciati da Celso,13 quali tumor, rubor, calor, dolor e functio laesa, ultima caratteristica aggiunta più tardi da Galeno; in parte perché tendono ad evolvere solitamente nell’arco di tre o quattro mesi, quindi riconoscibili e infine perché rispondono alle terapie antibiotiche e farmacologiche.
Ultimo tipo di diagnosi differenziale deve essere posta nei confronti di neuropatie traumatiche, nelle quali però solitamente non manca un reperto anatomico che c’indica la strada da seguire.
Non c’è dubbio sul fatto che per riconoscere una patologia così particolare sia importante vedere più volte il paziente e, ancora più fondamentale, saperlo ascoltare riuscendo a capire quando “eccede” nel descrivere i propri sintomi o quando essi sono reali. Infatti, dato che per ora non abbiamo un mezzo certo che ci possa indirizzare verso un’esatta diagnosi, dobbiamo in gran parte affidarci a una buona anamnesi e all’esperienza personale.
[#9] dopo  
Dr. Daniele Tonlorenzi
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La difficoltà di curare il dolore cronico è ben conosciuto http://www.danieletonlorenzi.it/?p=832
Credo che nessuno di noi usi amalgama dentale, personalmente non la uso da circa 20 anni (appena vennero fuori i primi sospetti).

Mi sembra che abbia fatto un bel minestrone. La Sua RMN incollata con un altro articolo ben fatto ALGIE FACCIALI ATIPICHE Sabato A.F., Serafini G. *, Maciocco A. Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Cattedra di Anestesia Generale e Speciale Odontostomatologica che si trova a http://www.progettosalute.com/pub/afa.htm.
Il legame tra i sintomi descritti nell'articolo e la Sua sintomatologia sono chiaramente una Sua interpretazione. L'amalgama potrebbe dare sintomi diversi http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=fillings%20dental%20amalgam%20damage.
La prossima volta se invece di fare il copia incolla mettesse subito il link farebbe cosa più elegante.
[#10] dopo  
Utente 186XXX

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il problema non è tanto l'amalgama ma i metalli non biocompatibili su cui viene messa la procellana.
[#11] dopo  
Utente 186XXX

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il problema e' duplice:
-materiali non biocompatibili?
-cervicali (protusioni c3-c4)?
-sinusite con emissioine di muco e sangue e con interessamento del mastoide?
-o cattiva occlusione?
-non le dico dopo aver eseguito una panoramica quando mi ha chiesto un medico ---chirurgo dentista: 14...mila(0) euro...
io gli ho risposto: grazie ma preferisco toglierli tutti e mettere una protesi mobile (dentiera).....
Grazie per l'eventuale risposta.
[#12] dopo  
Dr. Daniele Tonlorenzi
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Come si fa a stabilire che i metalli non sono biocompatibili?
Credo sia importante fare diagnosi differenziale tra materiali non biocompatibili (evento meno frequente) e malocclusione dentale (molto più probabile), che si manifesta con la sintomatologia che lei ha descritto.
Correlazioni tra dolore ed ernie cervicali, andrebbe approfondita.
Sul costo non posso dire nulla solo chi l'ha vista può fare una corretta diagnosi.
Cerchi di risparmiare e di "non buttare i soldi" facendo un lavoro due volte.
[#13] dopo  
Dr. Sergio Formentelli
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Penso che lei non abbia le competenze per capire quanto scritto nei lavori da lei citati.

In sintesi, lei ha delle protesi metalliche in bocca, che le danno delle piccole dolenzie, che lei attribuisce alle correnti galvaniche.

Ebbene, le correnti galvaniche eventualmente presenti NON DANNO NESSUN TIPO DI DOLORE, ma manifestano i loro effetti nella corrosione dei metalli E BASTA.

Diverso il caso di eventuali protesi contenenti nickel, che nelle persone allergiche, possono dare delle gengiviti da contatto.

Le sue problematiche orali possono ridursi a tre possibili cause:
1) Protesi fatte male che irritano la gengiva.
2) Bruxismo .
3) Malocclusione, anche da protesi incongrue .

Se preferisce togliere tutti i denti, si accomodi.
Troverà sicuramente facilmente una prostituta dentista interessata ai suoi soldi e non a quello che è il bene per lei, e che farà tutto quello che lei vuole.