Utente 222XXX
Salve, mio padre ha 70 anni e da due anni è in cura per un K prostatico (da anni soffre di ipertensione).
Dopo una coronografia fatta per un costante affaticamento si è evidenziata una insufficienza mitralica severa.Il cardiologo ha detto che dovrebbe intervenire per la sostituzione con una valvola mitralica biologica, ma ha espresso dubbi sull'intervento a causa del Carcinoma prostatico e ci ha invitato a parlarne con l'oncologo.
La mia domanda è questa:
L'operazione alla valvola mitralica può provocare conseguenze per il carcinoma?
Oppure possiamo procedere per migliorare la sua qualità della vita? dato che i fastidi sono aumentati e le cure farmacologiche non stanno avendo grossi risultati oltre ad un continuo sbalzo della pressione.

Di seguito riporto il quadro clinico riguardante il K prostatico
PET : "Si videnzia modico accumulo del tracciante a livello della regione lomboaortica (SUVbw max 2.8) e delle regioni iliache (SUVbw max 2.9).
Si evidenzia, inoltre, disomogenea captazione del tracciante a livello del rachide cervico-dorso-lombare e del bacino in assenza di definite areee di iperaccumulo "focale". Non si evidenziano aree di significativo iperaccumulo del tracciante a livello dei restanti segmenti corporei esaminati."
SCINTIGRAFIA OSSEA TOTAL BODY : "Si evidenzia diffuso incrementi scheletrico della captazione del radiocomposto con aree di focale iperaccumulo in corrispondenza del cranio, degli omeri, di numerosi archi costali bilateralmente, del bacino, dei femori e della tibia sinistra."
REFERTO ISTOLOGICO : " Adenocarcinoma arcinare della prostata di grado 8 (5+3) sec. Gleason score infiltrante totalmente i fustoli.

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Dr. Giuseppe Iaci
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Sarebbe necessario conoscere (qui e' indispensabile l'opinione di un oncologo), l'aspettativa di vita di un paziente come suo padre affetto da un carcinoma prostatico con plurime metastatizzazioni ossee.

Da quanto scrive credo che ci si trovi di fronte ad un caso purtroppo in fase avanzata e l'intervento di sostituzione o riparazione valvolare potrebbe a mio avviso non essere in alcun modo indicato.

La circolazione extracorporea necessaria per l'intervento cardiochirurgico potrebbe avere effetti negativi sulla disseminazione metastatica, determinando una piu' rapida progressione della patologia; da considerare inoltre che si tratta di un intervento molto importante dal quale anche un paziente in ottime condizioni cliniche necessita di circa 2 mesi per un discreto recupero clinico.

Necessaria anche la quantificazione della funzione ventricolare sinistra, la dilatazione delle camere cardiache e la terapia medica che il paziente sta seguendo; un cuore non dilatato e con buona funzione ventricolare può sopportare per un periodo relativamente lungo una valvulopatia mitralica.

Necessario sarebbe anche riuscire a comprendere quanti dei sintomi che avverte il paziente poi sono dati dall'insufficienza mitralica e quanti dalla patologia o dalle cure che sta seguendo per la neoplasia.

In presenza di segni di insufficienza cardiaca (edemi declivi, edemi polmonari, severa dispnea, instabilità clinica) in terapia farmacologia già massimale, la indirizzerei verso il trattamento percutaneo dell'insufficienza mitralica mediante sistema MITRACLIP.



Cordialmente
GI