Utente 247XXX
Mia madre è morta all’età di 75 anni di endocardite batterica. Pur avendo sempre avuto una tempra di ferro e goduto di ottima salute, ha contratto questo virus che si è rivelato letale. Vorrei mi aiutasse a capire delle cose: come si contrae il virus e ci sono delle predisposizioni a contrarlo? Lavorando come volontaria all’ospedale, poteva ritenersi più esposta all'infezione? I sintomi dell’infezione sono stati riconosciuti ad uno stadio avanzato della malattia, ovvero, quando ha cominciato ad avere improvvise febbri molto alte, tremori, episodi frequenti di vomito e scariche violente di diarrea. Dopo una terapia a base di antibiotici fatta in ospedale, si è optato per l’intervento chirurgico come ultima possibilità risolutiva, anche se con scarse possibilità di riuscita. Purtroppo, però, mia madre è deceduta il giorno prima fissato per l’intervento.

Mi chiedevo: è possibile che tale malattia si manifesti solo ad uno stadio avanzato? Vorrei sapere, cioè, se c’è una evoluzione dei sintomi di questa infezione, ovvero, se a stadi diversi dell’infezione corrisponda una sintomatologia diversa. Otto mesi prima dell’apparizione di questi sintomi mia madre è stata ricoverata in ospedale per la presenza di banda monoclonale, presentava, inoltre, degli edemi di origine non venosa alle gambe e aveva perso in un tempo molto breve circa 10 kg pur non avendo mutato il suo regime alimentare. Sia gli edemi che il calo di peso corporeo sono stati attribuiti ad un bassissimo livello di albumina riscontrato tramite analisi. L’alterazione dei livelli di tale proteina, secondo i medici, comprometteva l’assorbimento e la distribuzione dei liquidi corporei ed era, quindi, all’origine degli edemi e del dimagrimento. Dopo una serie infinita di indagini, tra cui gastroscopia, colonscopia, biopsia al fegato, allo stomaco, al duodeno, fatte per capire per quale motivo mia madre non producesse o trattenesse l’albumina, è stata diagnosticata una positività all’ helicobacter pylori. Secondo i medici, tale batterio “mangiava” l’albumina che mia madre produceva. E’ stata, perciò, curata con una terapia antibiotica che mirava ad eliminare il batterio. Le analisi a cui si era sottoposta mia madre in ospedale, avevano, inoltre, evidenziato una anemia sideropenica ed aortosclerosi.
Circa due mesi dopo la terapia antibiotica contro l' helicobacter, mia madre ha cominciato a manifestare i sintomi gravi dell’endocardite che ho descritto sopra. L’anemia è drasticamente peggiorata, tanto è che si è dovuti ricorrere a delle trasfusioni di sangue. Inoltre, ha continuato ad avere livelli bassissimi di albumina, gli edemi alle gambe si sono aggravati ed ha smesso del tutto di mangiare. La mia domanda è: l’anemia, la presenza della banda monoclonale, i livelli bassi di albumina potrebbero attribuirsi ad una fase iniziale dell’infezione? Inoltre, quanto può rimanere latente tale infezione prima di portare al decesso?
Grazie per l’attenzione,
A.

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[#1] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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L' ondocardite e' una patologia relativamente rara e ha luogo su valvulopatie, spesso congenite come stenosi o insufficienza mitralica od a ortica, oppure difetto intearatriale. E' estremamente raro che accada in un soggetto che abbia valvole sane e non sia portatore di difetti congeniti di cuore. Accade nei tossicodipendenti, specie a carico della tricuspide, ma sicuramente questo non e' il caso della paziente in questione.Oppure può' avvenire, raramente, pero', dopo inserimento di pace maker o cateteri venosi centrali .
Detto questo per ciò' che concerne l'albumina il povero Helicobacter non c'entra proprio niente...
la ipoalbuminemia che lei segnala e' tipica di un fegato da stasi, cioè' un fegato il quale, per la presenza di uno scompenso cardiaco destro, inizia a produrre meno albumina, perché' "rigonfio" per intendersi. La ipoalbuminemia determina edemi alle gambe, a volta addominale (ascite). L'endocardite di per se' inoltre, conduce ad anemia come processo infettivo.
Spero di averle chiarito un po' le idee.
cordialita'
cecchini
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[#2] dopo  
Utente 247XXX

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Gentile dottor Cecchini,
la ringrazio per la celere risposta. Riassumendo, questo è quanto ho capito: la presenza di edemi agli arti inferiori è da attribuirsi alla carenza di produzione di albumina da parte del fegato, mal funzionante a causa di uno scompenso cardiaco. Ho riconsultato le cartelle cliniche e dagli esami “eco addome completo” (eseguito il 11/05/2011) e “eco(color)doppler dell’addome inferiore e superiore” (eseguiti il 10/10/2011) risulta “fegato di dimensioni nei limiti della norma a margini regolari senza apprezzabilità di lesioni focali”; le chiedo se tali diagnosi sono compatibili con l’ipotesi di fegato da stasi a cui lei faceva riferimento. Non so se tale informazione può servirle, ma vari esami ecografici avevano evidenziato un versamento pleurico.
Inoltre, vorrei sapere se una forma di valvupatia congenita è indirettamete accertabile mediante esami su me o mio fratello.
la ringrazio nuovamente per l'attenzione,
A.
[#3] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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In realta' un "fegato da stasi" ha delle connotazioni tipiche all'ecografia ddominale che invece non sono menzionate nel referto che lei ha inviato. Per cio' che concerne le valvulopatie , tenendo conto che comunque le forme congenirte sono molto piu' rare delle acquisite, queste vengono certaemnte identificate mediante un'ecocolordoppler cardiaco.
Arrivederci
cecchini
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