Utente 249XXX
Salve,
circa 50 giorni fa la mia ragazza ha subito la frattura scomposta del quinto osso metacarpale e, a causa di ciò, siamo subito corsi in ospedale. Il medico di turno appena vista la frattura ha subito sostenuto che fosse necessaria l'operazione ma, dopo varie radiografie di controllo ed aver applicato la gessatura, l'infermiera che lo assisteva ci raggiunge in sala d'attesa comunicandoci che saremmo dovuti tornare dopo 30 giorni per rimuovere l'apparecchio. Per mio scrupolo ho voluto ricercare lo stesso medico nei giorni successivi, attendendo svariate ore per un consulto. Quando riesco ad incontrarlo scopro che lo stesso si era dimenticato di avvisarci che ci sarebbe stato un controllo a sette giorni, diventati ormai dieci alla data del colloquio. Dal momento del controllo il caso passa ad un altro medico, che dopo aver visionato la radiografia sostiene di non essere in grado di valutare se sia necessario operare, e quindi il caso verrà sottoposto ad una valutazione collegiale con esito comunicato telefonicamente alla paziente. Passati due giorni senza ricevere alcuna comunicazione mi premuro di contattare il medico che aveva eseguito il controllo che, ironia della sorte, era fuori sede per un corso di aggiornamento e l'unica comunicazione che ottengo tramite un infermiere è "... non si deve operare..." detto sottovoce e distrattamente in un'aula di convegno dal citato medico. In conclusione tolto il gesso si evince che la calcificazione del quinto metacarpale è vistosamente storta, con accavallamento del mignolo sull'anulare quando si chiude la mano. Personalmente sono disarmato dalla leggerezza con cui è stato affrontato il caso da parte dei medici e dall'incompetenza dimostrata. Oltre alla soggettiva (ed errata) valutazione clinica non è ammissibile che un paziente venga dimesso dimenticandosi che bisogna controllare dopo sette giorni.
Vi chiedo dunque cortesemente quale iter clinico poter percorrere, e se ci sono gli estremi per richiedere i danni, considerato il netto handicap estetico frutto di imperizia e negligenza oltre che di distrazione e quasi strafottenza nell'erogare un servizio che di diritto spetta al singolo cittadino. Anticipatamente vi ringrazio.

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Dr. Giorgio Leccese
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Gentile Signore,

circa l'eventuale correzione chirurgica del difetto è possibile, ma va attentamente valutata l'entità della rotazione assiale per decidere se è o meno il caso di sottoporsi ad una osteotomia correttiva (con tutti i problemi che possono teoricamente verificarsi).

Farei l'intervento solo se necessario.

Circa l'errore o presunto tale, tenga presente che spesso tra medici si hanno pareri discordanti nella medesima situazione clinica.

L'intervento chirurgico poteva (dico poteva) essere opportuno se si trattava (non lo so) di una frattura spiroide (a becco di flauto), perchè queste vanno incontro a tale inconveniente in una discreta percentuale di casi (ma non accade sempre: l'ideale, semmai, sarebbe stato parlarne con la paziente, prospettare tale possibile inconveniente e lasciare poi decidere all'interessata).

Buon pomeriggio.