Utente 206XXX
Salve sono un ragazzo di 39 anni da circa tre anni soffro di episodi di tachicardia sinusale a frequenza max 120 bpm con lieve ritardo di branca destra a seguito di ciò dopo aver effettuato holter dove si evidenziava la tachicardia sinusale ECG da sforzo negativo per ischemia inducibile e tilt test risultato positivo per componente pressoria e negativo per componente cardio inibitoria vengo contemporaneamente indirizzato ad eseguire esofagogastroduodenoscopia dove si evince una marcata esofagite con incontinenza della valvola del cardias ed ernia iatale iniziate le terapie con ipp procinetici e antiacidi senza successo per circa due anni il gastroenterologo mi propone dopo aver fatto una ph impedenzometria risultata devastante, di fare l' intervento in laparoscopia di funduplicatio ed inserimento di protesi al cardias secondo loro riuscito bene tutto ciò avviene nel aprile 2012 oggi a distanza di due mesi dall intervento non ho più reflussi acidi ma la tachicardia è rimasta come prima il cardiologo non potendomi dare betabloccanti visto che ho la pressione massima a 100 e la minima a 65 mi ha proposto di provare nuovamente ad utilizzare l ivabradina 5 mg mattino e 2,5 la sera premetto che ho smesso di fumare da un po' che non assumo alcolici e che sono normopeso nessun problema di tiroide e di diabete, mi chiedo questa è la terapia giusta e perché tutti mi dicevano che la tachicardia era dovuta al reflusso ed all ernia iatale? Adesso l ernia non c' è più il reflusso neppure ma la tachicardia persiste. Grazie Giuseppe

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Dr. Ugo Miraglia
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L'ivrabradina e' un ottimo farmaco per il controllo della frequenza cardiaca, con il vantaggio di non influenzare la pressione arteriosa e non provocare ipotensione, per cui mi trovo d'accordo con il collega prescrittore. L'ernia itale da quello che ho letto andava cmunque trattata, a prescindere dalla tachicardia...adesso aspettiamo che la frequenza scenda anche on l'aiuto del farmaco. Cari saluti, Ugo