Utente 159XXX
E' da tempo ormai che soffro di continui episodi di tachicardia, anche giornalieri. In particolare, mi sta succedendo sempre più spesso questa strana cosa: quando mi reco in bagno per defecare, subito dopo lo sforzo, mi compare una tachicardia fortissima, molto veloce, una tachicardia diversa da quella che normalmente si presenta dopo uno sforzo come salire le scale o correre. Già qui ho richiesto diversi consulti su questo argomento, e ho già fatto numerose visite, sia privatamente che in PS, ma in PS arrivavo sempre quando la crisi ormai è passata e mi diagnosticano sempre una tachicardia sinusale anche a 145 bpm.I medici mi hanno sempre detto che però questo non esclude che io a casa possa avere comunque una breve crisi di tachicardia parossistica. Io vorrei gentilmente sapere da voi, visto che la situazione si prolunga ormai da 3 mesi e non c'è verso di documentare questa tachicardia (poichè passa in 10 minuti o un quarto d'ora al massimo) cosa devo fare. Non riesco più a vivere, perchè ogni volta che devo andare in bagno mi capitano questi episodi, sempre autorisolventesi, ma per me terrificanti e fastidiosi. Ho già fatto un Holter ma non ho avuto episodi di tachicardia di rilievo in quelle 24h. Tutti gli altri esami sono nella norma. Sarebbe necessario che io mi sottoponessi a uno studio elettrofisiologico?
Ringrazio anticipatamente.
Cordiali Saluti.

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[#1] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Lo studio elettrofisiologico è l'unica indagine che può escludere con alte probabilità una tachicardia parossistica. Le consiglio di rivolgersi a uno dei tanti validi centri di aritmologia che ci sono nella sua regione, perchè se ha davvero una tachicardia basta eseguire una semplice ablazione transcatetere con RF per guarire.
Cordialità
[#2] dopo  
Utente 159XXX

Iscritto dal 2010
La ringrazio. Ho già sentito parlare di ablazione, quello che mi chiedo è se sia veramente necessaria nel mio caso, o se prima non fosse utile a iniziare una terapia farmacologica, dato che conosco benissimo i rischi dell'ablazione e ho solo 19 anni, non vorrei ritrovarmi con un pacemaker a 20 anni.
[#3] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Guardi innanzitutto occorre fare diagnosi...non si può "sparare" senza prima "prendere la mira", nè con i farmaci, nè con terapia interventistica. Per quanto riguarda le complicanze, quelle secondarie alla ablazione di aritmie semplici come una tachicardia parossistica sono più consegnate alla storia che parte deirischi reali attuali. Ovviamente i rischi aumentano in mani non esperte, ma sarà lei a decidere eventualmente a chi affidarsi. come le ho già detto nella sua regione ci sono tanti centri di eccellenza...
Del resto anche i farmaci antiaritmici fanno correre rischi di effetti collaterali che a volte possono essere più importanti dell'aritmia che vanno a trattare.
Saluti
[#4] dopo  
Utente 159XXX

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La ringrazio molto. Quindi effettivamente lo studio elettrofisiologico sarebbe l'unico modo per fare una diagnosi della mia tachicardia, giusto?
Mi scusi, ma sono esausta per questo problema, e anche preoccupata, anche perchè ho perso mio padre per infarto miocardico acuto poco tempo fa, e quindi la mia attenzione sulle patologie cardiache è molto elevata.
[#5] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Mi dispiace....per fortuna il suo caso è completamente diverso. Si si affidi pure per lo studio elettrofisiologico, è un esame assolutamente non pericoloso e dirimente.
SSaluti
[#6] dopo  
Utente 159XXX

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Buongiorno Dottore, oggi sono stata di nuovo dalla mia aritmologa, la quale mi ha prescritto il test da sforzo dal momento che io le ho detto che recentemente queste tachicardie sono state innescate dallo sforzo per defecare. Ma è pericolosa questa prova da sforzo? Su internet ho letto di gente che è morta mentre faceva questo esame, io ho fatto tutti gli esami ed è risultato che il mio cuore è sano, ad eccezione di lieve prolasso mitralico con lieve insufficienza mitralica, però ho paura che questo test mi possa causare gravi aritmie!!!! Ho paura a farlo...Lei cosa dice?
La ringrazio molto.
[#7] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Il test da sforzo viene eseguito in ambienti protetti e quindi pronti a far fronte a qualsiasi emergenza, ma il rischio di avere problemi secondari allo sforzo dipende dal tipo di paziente che lo esegue e nel suo caso questo rischio è estremamente contenuto.
Un test da sforzo eseguito per la diagnosi di una tachicardia parossistica, seppur da sforzo, è limitativo perchè se risultasse negativo non significa che il paziente la tachiaritmia non ce l'ha. Da aritmologo interventista preferisco eseguire direttamente lo studio elettrofisiologico perchè supera i limiti delle altre indagini. Probabilmente la collega ha voluto fare un tentativo diagnostico usando un'indagine che non richiede il ricovero ospedaliero, ma nel caso il test da sforzo dovesse essere in grado di diagnosticare l'aritmia, oggi per le forme benigne l'ablazione è la terapia di scelta e quindi dovrebbe comunque poi sottoporsi all'indagine "gold standard", senza considerare che dall'elettrocardiogramma eseguito in corso di test da sforzo, se una tachicardia compare, è difficile stabilire qual è il meccanismo che la sottende e quindi stabilire il tipo di terapia anche solo farmacologica.
Cordialità
[#8] dopo  
Utente 159XXX

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Ho capito. Mi scusi ma cosa significa esattamente questa frase: "Tachicardia sinusale. Normale la ripolarizzazione, pur con segni di fase simpaticotonica"? Mi sembra di leggere queste parole sul referto dell'ecg effettuato l'ultima volta al PS, quando avevo la tachicardia. E' possibile? Cosa significa?
Grazie per la disponibilità.
Cordiali Saluti.
[#9] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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La tachicardia sinusale è un'accelerazione fisiologica del cuore e quindi si manifesta in maniera motivata (ad esempio durante uno sforzo fisico o un'emozione).
Una tachicardia è un'aritmia e si manifesta in maniera immotivata.
Nel suo caso può essere successo che la stessa tachicardia parossistica e quindi un'aritmia insorta in maniera immotivata abbia innescato i meccanismi tipici dell'ansia (i "segni di fase simpaticotonica"), pertanto quando è giunta in P.S. può essere che la tachicardia intesa come aritmia fosse già passata e quello che è stato documentato è una tachicardia sinusale come conseguenza dell'attivazione adrenergica secondaria alla paura di avere un cuore che "stava male".
E' per questo che la diagnosi non è facile e spesso viene posta in maniera non corretta,ed èanche per questo che le ho consigliato di eseguire lo studio elettrofisiologico.
Saluti
[#10] dopo  
Utente 159XXX

Iscritto dal 2010
La ringrazio per la celere ed esauriente risposta. So bene che probabilmente lo studio elettrofisiologico è l'unico metodo di diagnosi certa, ma ho paura a farlo, tenendo conto di tutti i rischi connessi all'esame.
La ringrazio di nuovo, e se non Le dispiace, vorrei tenerla informata sugli sviluppi di questa vicenda.
Cordiali Saluti.
[#11] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Mi faccia sapere, ma tenga presente che lo studio elettrofisiologico non è un esame pericoloso soprattutto quando viene eseguito da mani esperte.
A risentirci
[#12] dopo  
Utente 159XXX

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Buonasera Dottore, sono stata a fare l'ecg sotto sforzo, il risultato è stato negativo, non aritmie, solo la normale tachicardia sinusale, e un BEV che presumo sia un'extrasistole ventricolare, che peraltro ho avvertito. Devo dire però che sono partita da una frequenza di base di 150bpm, a causa dell'ansia e della paura che potesse succedermi qualcosa sotto sfozo.
Oggi mentre guardavo la tv ho avvertito un'extrasistole che poi mi ha fatto innescare la tachicardia, molto veloce, ma che mi è passata nel giro di mezzo minuto neanche. Potrebbero essere semplici attacchi di panico questi? Perchè a dire la verità questa extrasistole mi ha molto spaventata, ma non so se siano gli attacchi di panico a scatenarmi la tachicardia o se sia la stessa aritmia sopraventricolare a causarmi ansia e l'attacco di panico. Le chiedo solo un parere, visto che ho capito che l'unico esame diagnostico certo sarebbe lo studio elettrofisiologico.
Ringraziandola nuovamente, Le porgo Cordiali Saluti.
[#13] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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Il parere l'ho già fornito. Il test da sforzo che lei ha eseguito non è dirimente e i risultati non permettono di escludere una tachicardia parossistica, quindi.....niente di nuovo ed è per questo che eseguire indagini che hanno un basso potere diagnostico nei casi come il suo ha poco di razionale e occorre prendere le decisioni giuste....
Se vuole sapere come stanno veramente le cose, a mio giudizio non le rimane che accettare lo studio elettrofisiologico....
Saluti