Utente 585XXX
Avevo un tumore al colon con metastasi epatiche. Il chirurgo è riuscito a togliere tutto e adesso segue chemioterapia adiuvante con Folfiri + bevacizumab che si era già dimostrata molto efficace prima dell'intervento chirurgico.
Ma, finita questa, la scienza medica abbandona il paziente a sè stesso e alla speranza che non ci siano recidive, senza fare nulla per prevenirle.
Non esiste qualcosa che riduca (anche senza eliminarlo) il rischio di recidive?
Mi risulta che il sistema immunitario, soprattuttto coi linfocti CTL, ha un ruolo, seppure non decisivo, nel contrasto al tumore. Al contrario la presenza di macrofagi nel tessuto tumorale in alcuni studi si è rivelata un indice prognostico negativo perchè i macrofagi verrebbero in qualche modo utilizzati dalle cellule neoplastiche.
E' possibile una qualche terapia immunostimolante specifica verso quei linfociti che possono contrastare le cellule tumorali residue dopo la chemioterapia adiuvante? Mi riuslta che l'arginina aumenta facilmente il numero dei linfociti. Avrebbe senso una supplementazione?
Oppure si può fare altro che non passi attraverso il sistema immunitario?
Grazie

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[#1] dopo  
156628

Cancellato nel 2015
Egregio utente,
purtroppo, ad oggi, l'unico modo veramente efficace per trattare definitivamente le neoplasie maligne è quello di diagnosticarle precocemente e rimuoverle prima della metastasi.
Il sistema immunitario gioca un ruolo fondamentale, quotidianamente, nell'individuare le cellule "non gradite" anche in questo senso; ma il modo in cui lo fa è ancora largamente sconosciuto. Terapie che rafforzino la sorveglianza non esistono. In generale può essere (anche molto) utile cercare di "riallineare" lo stile di vita seguendo - per quanto possibile - abitudini "salutari" nell'alimentazione, nell'attività fisica, nel corretto ritmo sonno-veglia, nel carico di lavoro e così via in quella che è la vita di tutti i giorni, avendo sempre in mente l'obiettivo di "essere serenamente più forti".
Cari saluti,
[#2] dopo  
Utente 585XXX

Iscritto dal 2005
Innazitutto grazie della risposta. Ma è possibile che "terapie che rafforzino la sorveglianza non esistono"? In farmacia ci sono vari prodotti che avrebbero questo fine. MI vengono in mente quelli a base di echinacea ma anche di altre sostanze. Possibile che siano tutte bufale commerciali?
[#3] dopo  
156628

Cancellato nel 2015
Per quanto ne so io, non c'è (sufficiente) evidenza scientifica che sostenga che certi preparati fitoterapici possano essere considerati in grado di stimolare la sorveglianza immunologica.
Rivedendola da un altro punto di vista, meno "selettivo", potrebbe provare a chiedere ai colleghi oncologi se esistono dati significativi sulla capacità di alcuni prodotti (o anche, più semplicemente, alimenti) di ridurre in qualche modo il rischio della comparsa (e/o recidiva) di tumori.
Saluti,
[#4] dopo  
Utente 585XXX

Iscritto dal 2005
Giusto, infatti ho già chiesto agli oncologi come prevenire le recidive ma sono incredibilmente rigidi, ripetono sempre che non c'è "evidenza scientifica" dell'efficacia di cose diverse dalla chemioterapia. Ora io capisco che ci vogliano delle sperimentazioni per consigliare un farmaco o sostanza. Ma mi sembra pure che non possiamo aspettare 12.000 trial clinici per considerare dimostrata l'efficacia di un farmaco. Prendi il caso dell'aspirina. Ormai ci sono molti trial clinici fatti in più parti del mondo, pubblicati su diverse riviste che affermano una certa capacità anche a basse dosi di ridurre il rischio specie di tumori gastrointestinali. Ma ancora si continua a dire che "non è dimostrato". Ma cosa si deve aspettare per dire che c'è una "evidenza scientifica"? Che ce lo dica lo Spirito Santo?
[#5] dopo  
156628

Cancellato nel 2015
Lei ha spostato il discorso su una questione di carattere più generale, senz'altro interessante, ma che per ovvi motivi si discosta ampiamente da quello che riguarda la sorveglianza immunitaria antitumorale, probabilmente ancora troppo poco conosciuta per poter pensare di intervenire a "rafforzarla".
Voglio solo ricordarLe che la sperimentazione dei farmaci deve necessariamente seguire itinerari che ne stabiliscano non solo l'efficacia ma anche la tollerabilità; non avrà difficoltà a capire che questi processi evidentemente non possono essere brevi, così come io comprendo che da malati sia davvero difficile accettarlo.
Ora, tornando al Suo esempio - che non a caso, credo, riguarda il tumore del colon - mi permetto di sottoporLe una riflessione. Ammettiamo che Lei abbia assunto saliciliati a basse dosi da tempi "non sospetti": secondo Lei è lecito pensare che non avrebbe sviluppato lo stesso la neoplasia? Al contrario, se avesse avuto la fortuna di sottoporsi in anticipo alle indagini preventive, la Sua prognosi sarebbe stata così diversa... anche se - dal punto di vista immunologico - non sarebbe cambiato nulla.
Un caro saluto,