Utente 549XXX
Gentili specialisti, in seguito ad ecografia transvaginale il ginecologo mi ha riscontrato un varicocele pelvico (cioè nella parte della vagina che confina con il retto) piuttosto esteso e ha detto che le fitte che a volte sento, il senso di pesantezza vaginale, il senso di calore che sento nella parte terminale della vagina (a volte quando urino scotta), i dolori nel periodo premestruale e mestruale e il dolore post-coitale sono dovuti probabilmente a questa patologia. Tuttavia, poiché in seguito a isterocscopia ha trovato anche un ectropion e il collo dell'utero molto infiammato, mi ha dato solo una cura di antibiotici e di ovuli per l'infiammazione e non mi ha dato nulla per il varicocele. In realtà, dopo questa cura sto molto meglio: non ho più bruciori e il senso di pesantezza non c'è più. Da quello che ho capito il varicocele pelvico dovrebbe essere un'emorroidi vaginale simile a quella rettale. Io di prolasso muco emorroidario di IV grado con rettocele sono già stata operata un anno e mezzo fa con la tecnica di Longo (STARR) e vorrei sapere se la presenza di vene ingrossate in vagina può essere curata e come, soprattutto perchè vorrei riprendere una vita sessuale normale e vorrei avere una seconda gravidanza. Ho già posto questa domanda ai colonproctologi che mi hanno consigliato di chiedere ai ginecologi ma questi non mi hanno ancora risposto. Per favore potreste darmi almeno voi qualche indicazione. Mille grazie.

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Dr. Lucio Piscitelli
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Il varicocele pelvico e la sindrome da congestione pelvica rappresentano un importante settore della patologia vascolare solo recentemente inquadrato in maniera alquanto più precisa grazie soparttutto alle possibilità diagnostiche offerte dal miglioramento delle tecniche ecografiche e agli studi di anatomia e fisiopatologia (Claude Franceschi).
A questa affezione vanno molto spesso riferiti sintomi come quelli evidenti da Lei lamentati o anche quadri più sfumati, nonchè particolari situazioni di insufficienza venosa degli arti inferiori.
Dopo un opportuno inquadramento clinico, può essere intrapreso un supporto terapeutico che può essere di natura farmacologica o, nei casi estremi, chirurgica (tradizionale o con metodica radiointerventistica).
Le eventuali manifestazioni a carico degli arti inferiori possono richiedere trattamenti mirati a specifici "punti di fuga".