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Come aiutare persona che ha perso il padre

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  1. #1
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2010

    Come aiutare persona che ha perso il padre

    Buonasera, Vi scrivo perchè ho bisogno di un consiglio relativamente alla situazione descritta nel titolo di questo post.
    Vi ringrazio anticipatamente per quanto possiate consigliarmi.

    Un paio di settimane fa, si è spento, dopo una lunga malattia, il padre della mia fidanzata.
    Era malato di tumore, si è spento poco alla volta, giorno dopo giorno.

    Ma vengo subito al dunque, la mia preoccupazione maggiore sta nel fatto che lei pare non essere particolarmente scossa da questo evento, pare che abbia preso troppo bene la morte del padre, non una lacrima (ma questo credo possa essere un fatto caratteriale), è sempre sorridente come prima (a parte alcune volte che risulta assente, sguardo fisso nel vuoto, cosa che prima non capitava), insomma, pare che non sia cambiato nulla, o quasi, tra il prima e il dopo di questo evento.

    Ora, lei ha un carattere molto forte e orgoglioso, ma credo che non sia normale una reazione come questa, insomma, credo che almeno un minimo sfogo una persona debba concederselo, invece lei continua ad andare avanti come se nulla fosse.

    Io ho pensato che possa essere "colpa" delle innumerevoli questioni che deve affrontare in famiglia (pompe funebri, banca, assicurazioni... tutte cose a cui pensare ora, a cui comunicare che la tal persona non c'è più e quindi procedere con le solite procedure burocratiche), ma vedo che anche quando parla delle cose che deve fare ora dopo la morte di suo padre, vedo che appena comincio a fare domande sull'argomento, tenta in tutti i modi di cambiare discorso, sempre col sorriso, ma pare proprio non volerne parlare.

    Lei ha sofferto solo in due occasioni (ma anche in questo caso mai in modo disperato, aveva solo bisogno di conforto e io gliel ho dato) nel momento in cui è stata scoperta la malattia, e nel momento in cui è arrivata la notizia che non ci sarebbe più stato nulla da fare.

    Io credo abbia sofferto molto nel vederlo spegnere giorno dopo giorno, nel giro di un paio di settimane è passato da camminare, parlare, ragionare allo stato di vegetale, quello che mi son chiesto è: "è possibile che abbia già metabolizzato la morte del padre piano piano vedendolo spegnersi così giorno dopo giorno ed è per questo che pare non risentirne troppo adesso?"

    Io non so cosa sia giusto fare in questi casi, ed è proprio per questo che mi sono rivolto a voi sperando in qualche consiglio.

    vi ringrazio molto, e ovviamente, se non vi ho dato tutti gli elementi che vi possono essere necessari per un consiglio, sarò pronto a fornirveli.
    cordiali saluti



  2. #2
    Indice di partecipazione al sito: 1237 Psicologo
    Risponde dal
    2010
    Caro Utente,

    stare accanto a qualcuno che vive un lutto grave come quello che ha colpito la sua fidanzata può essere molto difficile sia quando la sofferenza espressa è incontenibile, sia quando è apparentemente assente.

    Tenga presente che a volte il dolore non emerge subito ma richiede un periodo per rendersi visibile, soprattutto quando la persona è in parte ancora incredula di fronte all'accaduto e in parte impegnata a sbrigare incombenze sgradevoli, ma necessarie, e magari si sente in dovere di dare coraggio e sostegno ad altri familiari.
    Secondo lei la situazione potrebbe essere questa?

    O magari è possibile che la sua ragazza, forte ed orgogliosa, pianga e si disperi in segreto, lontano dagli occhi di chiunque?
    Da quanto state assieme? In passato l'ha mai vista piangere?

    Che rapporto aveva con il padre?

    Non ho capito se le ha parlato o se si sta tenendo dentro i dubbi che ci ha esposto.
    Può chiarire questo punto e dirci perchè non le ha parlato o, se l'ha fatto, cosa le ha risposto la ragazza?



    Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
    www.serviziodipsicologia.it - fmassaro@medicitalia.it

  3. #3
    Indice di partecipazione al sito: 11 Psicologo
    Risponde dal
    2010
    Gentile utente,
    la cosa migliore è seguire e accettare i tempi della sua compagna. L'elaborazione del lutto procede per fasi emotive... all'inizio spesso c'è una forma di negazione in cui si fa fatica quasi a rendersi conto che la persona davvero non ci sia più. Le dia tempo, le stia vicino facendogli sentire l'affetto che da questa sua mail trapela, le offra il suo sostegno laddove ne abbia bisogno,dicendole chiaramente che lei è là e che è pronto ad accogliere le sue emozioni, il suo dolore.

    un saluto cordiale


    Dr.ssa Sarah Cervi
    www.psicologadellosviluppo-roma.blogspot.com
    www.sarahcervi.it

  4. #4
    Indice di partecipazione al sito: 73 Psicologo specialista in: Psicoterapia

    Risponde dal
    2012
    Gentile Utente,

    ognuno piange i propri cari a modo suo, e secondo i rituali della propria cultura ed anche della propria regione di origine.

    Esiste anche una forma di lutto chiamata *lutto anticipatorio* e si verifica un poco alla volta quando si è davanti a quella prospettiva di morte annunciata, e che quindi produce come risposta proprio un SI alla domanda
    > "è possibile che abbia già metabolizzato la morte del padre piano piano vedendolo spegnersi così giorno dopo giorno ed è per questo che pare non risentirne troppo adesso?"

    Potrebbe anche essere che a fronte di:
    - > dopo una lunga malattia
    - > abbia sofferto molto nel vederlo spegnere giorno dopo giorno

    Queste condizioni possono permettere ad alcune persone, quindi, di vivere il dolore un poco alla volta, e questa situazione, probabilmente le ha permesso:
    > un minimo sfogo una persona debba concederselo.

    Come Lei stesso ha notato la Sua ragazza ha comunque
    > Lei ha sofferto solo in due occasioni
    Quindi, non era del tutto *insensibile*

    Non sottovaluti *le innumerevoli questioni* che possono rappresentare un importante momento di elaborazione della perdita, dato che i tempi vengono dettati dalle istituzioni e questo *obbliga* in un certo senso le persone ad affrontare le questioni.

    Poi, possono influire fattori come la religione, il senso di aver fatto tutto ciò che era possibile fare, l'essersi presa cura del padre, e cosa non ultima come è morta la persona e quale eredità emotiva ha lasciato ai suoi cari. Consideri inoltre che la maggior parte delle unità di cura oncologiche hanno nel proprio organico psicologi che forniscono supporto durante la fase della cura, e se sono state attivate delle strutture di cure palliative, anche queste hanno di solito un team di psicologi, ancora più attivo in questa delicata fase della malattia.

    Poi c'è anche la possibilità che la ragazza pianga il proprio dolore in privato, e questa potrebbere essere una spiegazione del perchè Lei non la vede piangere.

    Di solito per elaborare un lutto ci vuole circa un anno\diciotto mesi, dato che è nell'arco dell'anno che si compie quel ciclo di vita "della prima volta senza di ..." e quindi potranno esserci momenti difficili specialmente durante le feste comandate o le ricorrenze famigliari.


    Dr. Fernando Bellizzi
    Albo Psicologi Lazio matr. 10492
    http://www.psicologia121.it/servizi-online/

  5. #5
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2010
    innanzitutto vi ringrazio Dott.ssa Massaro, Dott.ssa Cervi e Dott.Bellizzi per quanto mi avete risposto.

    Noto che tutti voi avete sottolineato come sia lo scorrere del tempo l'attore fondamentale di questa situazione.

    volevo però rispondere alle domande fattomi dalla Dottoressa Massaro:
    -Secondo lei la situazione potrebbe essere questa?
    Direi che questa possa essere una fotografia della situazione reale. Nella sua famiglia, ora che è scomparso suo padre, tutti fanno affidamento su di lei, tutte le incombenze burocratiche da svolgere sono gravate su di lei, oltre che a tutta la riorganizzazione dei compiti familiari è toccata a lei, e questo sopratutto perchè i suoi famigliari sono un po' "spaventati" da tutta questa valanga di eventi pressochè nuovi che si son trovati di fronte (prima era il padre che sbrigava ogni cosa per la famiglia, dalla prima all'ultima, e ora si son trovati un po' tutti spiazzati e non sanno da che parte cominciare) e quindi vedendo questa situazione in casa lei si è sentita in dovere di "aggiudicarsi" tutti questi impegni e di sbrigarli da sola, o con minimo aiuto da parte degli altri.
    Inoltre si, lei mi parla spesso di sua madre, mi dice che è un po' preoccupata dai sui sbalzi di umore, e quindi ha anche il pensiero aggiuntivo di seguire sua madre.

    -O magari è possibile che la sua ragazza, forte ed orgogliosa, pianga e si disperi in segreto, lontano dagli occhi di chiunque?

    A questa domanda rispondo quasi con certezza e direi di no, solitamente è forte ed orgogliosa ma con me il suo orgoglio e la sua testardaggine la mette spesso da parte e quando si deve lasciare andare si lascia andare, e da qui rispondo anche alla sua domanda successiva ovvero se l'ho mai vista piangere, si è capitato di vederla piangere, poche volte ma è capitato, in occorrenza delle volte in cui per una cosa o per l'altra abbiamo litigato in passato, ma penso di averla vista o sentita piangere soltanto per questioni riguardanti noi due e mai per altre cose.

    -Da quanto state assieme?
    Stiamo insieme da quasi 5 anni.

    -Che rapporto aveva con il padre?
    Con il padre aveva un rapporto tormentato, ma non nel senso cattivo del termine, ma nel senso che hanno due caratteri molto simili, entrambi cocciuti e testardi, nessuno dei due vuole mollare la propria posizione e allora era inevitabile arrivare ad uno scontro verbale che finiva sempre con arrabbiatura di uno o dell'altro o di entrambi.
    Il padre era una persona molto autoritaria, in famiglia decideva lui il da farsi e ciò che diceva era pressochè legge e per questo lei ci ha litigato molto, ma sempre quelle litigate tra padre e figlia, credo sia una cosa normale.
    Lei mi ha sempre detto che con lui non c'è mai stato tanto dialogo.
    Ma sotto sotto credo che comunque l'affetto che provava nei confronti dei figli fosse molto grande.

    Una cosa che ritengo molto importante dire è che lei ha sempre lottato con suo padre per il fatto che lui non voleva mai farsi controllare dal medico, rimandava sempre e non ci andava mai, e diciamo che il male che ha avuto era in una posizione tale che si poteva sentire al tatto (magari durante la doccia), diciamo che era molto difficile non sentire la massa che aveva, e quindi lei ora da la colpa a lui della sua morte, dice che se l'è voluta lui, perchè se appena sentita la massa la prima volta si fosse recato subito dal medico forse si sarebbe salvato, anzi, probabilmente, invece ci è andato già quando le analisi del sangue non andavano bene e i sintomi era già visibili.
    Io, nonostante la mia ignoranza in materia, credo che questa possa essere una spiegazione del mancato dolore momentaneo, diciamo che ha trovato un colpevole per la situazione? Spesso trovare un colpevole conforta, ma non credo che possa essere una consolazione a lungo.

    -per finire, i dubbi che ho posto nel primo mio commento, non sono mai stati rivolti a lei, sono dubbi che mi son venuti spontanei (sono una persona che si fa molte domande), non gliele ho mai fatte queste domande perchè non ero sicuro che fosse la cosa migliore da fare in questo momento.

    Lei (Voi) cosa mi consigliereste? sarebbe un bene se io la affrontassi direttamente cercando di farle parlare dell'argomento oppure sarebbe meglio che gliene parli non appena vedo che ha lei la volontà di aprirsi e di parlare di questo?
    Io ho paura di causare un problema più grosso (a livello psicologico) se ora insisto a voler parlare di questo argomento, visto che ho notato che appena solo lo accenno lei tenta di cambiar discorso.

    Io con lei attualmente mi comporto esattamente come prima che tutto succedesse, nulla di più e nulla di meno, credo che visto che da una parte (quella famigliare) ha subito un brusco cambiamento delle abitudini, ho pensato che non sarebbe consigliato che anche il rapporto con me cambiasse in virtù di quello che è successo, anzi, credo che debba reggersi quanto più uguale a prima possibile per darle un punto di appoggio in cui si sente sicura di potersi appoggiare.
    Chiaramente son solo mie mere supposizioni che valgon poco più di parole gettate al vento, infatti vi chiedo di correggere il mio ragionamento laddove risulti errato.



    grazie tante ancora



  6. #6
    Indice di partecipazione al sito: 73 Psicologo specialista in: Psicoterapia

    Risponde dal
    2012
    Gentile Utente,

    attenzione a non confondere i pensieri, e distingua tra come la ragazza vede la questione e come la vede Lei (in maiuscolo mi riferisco a Lei che scrive il consulto).

    A questo punto, forse è ora d'iniziare a chiedere a se stessi quale è il motivo per cui ritengo fondamentale che la ragazza debba essere straziata dal dolore e debba per forza piangere lacrime amare e vestirsi di nero.

    > Io ho paura di causare un problema più grosso (a livello psicologico) se ora insisto a voler parlare di questo argomento, visto che ho notato che appena solo lo accenno lei tenta di cambiar discorso.

    È una Sua curiosità, è una Sua paura... insomma quale motivazione la spinge ad insistere a voler far fare alla Sua ragazza una cosa che non vuole?

    Ognuno vive la perdita della persona a modo proprio, e se la cultura offre uno schema di riferimento, un modello qualora non si sapesse cosa fare, non è detto che ci si debba adeguare a tutti i costi a quel modello.
    La scenata napoletana (con tutto il rispetto per i partenopei) ha un senso a Napoli, un pò meno a Londra (dove magari verrebbe interpretata come maleducata e poco di classe). Così come la scenata londinese a Napoli verrebbe interpretata come segno di poco attaccamento alla persona defunta.

    Per darle appoggio, stia presente quando e se ci sarà bisogno, e rispetti il fatto che la ragazza possa preferire gestire in autonomia il proprio lutto, e lo possa star elaborando in modo diverso dal suo.




    Dr. Fernando Bellizzi
    Albo Psicologi Lazio matr. 10492
    http://www.psicologia121.it/servizi-online/

  7. #7
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2010
    Grazie ancora Dott.Bellizzi per la sua risposta.
    Volevo però dirle che non è assolutamente mia intenzione far fare a lei una cosa che non vuole fare, forse mi son spiegato male e le mie parole possono esser state fraintese, anzi, ho scritto questo post appunto perchè non ho ancora fatto niente e prima di farlo o non farlo desideravo aver un consiglio da persone che siano altamente qualificate in merito a queste situazioni.

    Io non credo che si debbano fare sceneggiata napoletane, io stesso non sono il tipo, ho subito lutti più o meno gravi (mai gravi come questo) e mai ho fatto sceneggiate e non pretendo che gli altri le facciano, ma ho scritto qui per capire, per sapere se è normale che, vista la situazione che vi ho descritto, una persona reagisca poco agli stimoli che la vicenda le ha causato, a me non interessa intervenire e pretendere di essere quello che la "salverà" dal suo dolore, se la cosa migliore in questo caso è il non fare niente (a parte continuare a starle vicino come ho sempre fatto) allora io lo farò senza alcuna esitazione, ma cercavo appunto una conferma in persone qualificate in merito.
    Credo che prevenire sia meglio che curare e quindi ho preferito avere una conferma che la strada che ho intrapreso (comportandomi come sempre) sia quella corretta piuttosto che trovarmi tra qualche tempo a dover rimediare ad un errore.

    Forse ho scritto e riscritto le stesse cose in dieci modi differenti ma volevo esser sicuro di aver espresso bene ciò che cerco da questo post, cosa che, mi rendo conto, di non aver fatto a pieno al momento della scrittura del primo mio testo.



  8. #8
    Indice di partecipazione al sito: 1237 Psicologo
    Risponde dal
    2010
    Anche alla luce delle informazioni che ha aggiunto ritengo plausibile che la ragazza sia al momento troppo coinvolta dalla gestione delle incombenze pratiche e dalle preoccupazioni per il benessere della madre per pensare ad altro.
    Se poi incolpa il padre di aver causato la propria morte per leggerezza penso che quelle poche energie che le restano siano del tutto convogliate nella rabbia prova per lui, per averla abbandonata (in fondo è questo che si prova quando muore un genitore).

    Non dimentichiamo che sono passati solo 15 giorni e che quindi la ragazza è sicuramente ancora in una fase di "scombussolamento" che potrà lasciare posto al dolore solo quando non dovrà più occuparsi della burocrazia e sostenere i famigliari, ma si ritroverà a fare i conti con le proprie emozioni fino ad allora inespresse.

    Visto che siete assieme da diversi anni la conosce ormai bene e può sapere cosa la infastidirebbe e cosa le farebbe piacere: in linea di massima, visto il tipo, potrebbe dirle che non intende incalzarla con domande inopportune, ma che quando sentirà il desiderio di parlare con lei del papà e di sfogarsi potrà farlo.

    Comunicarle disponibilità senza alcuna forzatura è forse il modo migliore per creare le condizioni adatte allo sfogo delle emozioni e all'elaborazione di quanto appena successo da parte della sua ragazza.



    Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
    www.serviziodipsicologia.it - fmassaro@medicitalia.it

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