Utente 615XXX
Sono casualmente finita su questo sito, cercavo delle delucidazioni sull0osteopatia che mi è stata diagnosticata ieri in forma molto avanzata, avrò il referto dopo Pasqua e dopo vedremo. Ma non è questo il mio problema, a dire il vero non so neanche io quale sia. Ho 50 anni e sono una bella donna, due figli grandi, una convive, l'altro sta con me va all'università. Tre anni fa, la mia vita andava benissimo, matri1001203990955020monio felice (almeno credevo) bella casa, due bei figli, lavoro ok, 29 anni di matrimonio con alti e bassi ma senza mai dubbi sull'amore dell'uno verso l'altra, vivevo per lui e lui per me, finchè una sera a cena, davanti ai figli comunica di avere un'amante da un anno e mezzo di un anno più piccola di nostra figlia. Ho sentito il gelo partire dalla testa e pervadere tutto il corpo, non ho fatto nulla per fermarlo, ma nel giro di due mesi ero ridotta una larva umana, non mangiavo, non dormivo, sono dimagrita 20 chili, l'unica cosa che sono riuscita a fare era lavorare, sapevo che dovevo mantenere i miei figli e la casa, dato che lui ha iniziato a dare i primi soldi dopo la prima udienza di separazione, tra l'altro chiesta da me e pagata da me. Passati i primi mesi ho conosciuto attraverso mia sorella un'amica che mi è stata molto vicina, e ha iniziato a farmi uscire, a vivere di nuovo. Mi sono ubriacata di questa nuova vita, senza mai venire meno alle mie responsabilità, ma era l'unico modo per non restare sola e non pensare. Ho conosciuto un uomo dopo circa otto mesi, ed ho iniziato con lui una relazione, non mi piaceva molto, ma incosciamente volevo rifarmi una vita, nel frattempo mia sorella si è ammalata di leucemia, e nonostante un trapianto di midollo è morta l'anno dopo, e dieci giorni dopo di lei suo marito. Le loro tre figlie, fortunatamente già grandi, inizialmente ho tentato di occuparmi di loro, ma durante la matattia di mia sorella, tranne l'ultimo mese, non sono stata molto presente, ma ero ancora frastornata dalla mia separazione, solo con una delle ragazze sono riuscita a continuare ad avere rapporti, le altre due non mi hanno voluta, dicono che ho ritenuto più forte il dolore della mia separazione che quello della morte dei loro genitori. E nel frattempo mio padre già recidivo di ictus ha iniziato ad avere una serie di problemi, sempre più gravi, fino a diventar insulinodipendente, mi sono occupata di lui in tutti i modi, l'ho portato dappertutto, e quando non potevo prendere permessi al lavoro andavano i miei figli, ma quindici giorni fa è morto. Sono stata con lui dal momento che è entrato in coma fino a quando è morto, ma non ho potuto fare di più. Qual'è allora il mio problema? Quell'uomo che frequentavo, nel frattempo si è innamorato di me, e più lui si innamorava più io lo cacciavo via, è un uomo fantastico, mi darebbe la sua vita, ma io lo voglio ad intermittenza, ho fatto di tutto per non farlo soffrire, mi sono anche sforzata di stare con lui quando non mi andava, piace anche ai miei figli, e loro piacciono a lui, il mio ex è sparito, nel frattempo ha avuto un altro figlio ed è più di un anno che non sente i nostri figli. Io credo di non riuscir più ad amare, ho attacchi di panico, conati di vomito, mangio pochissimo, sono sempre triste, nulla mi da gioia, in questo momento ho allontanato quella persona, ma lui dice che crede in me e ogni tanto manda messaggi, io non so che fare, a volte mi fa piacere, a volte provo fastidio, il fatto è che ogni volta che ho provato a lasciarlo poi lui in un modo o nell'altro facendo pressione sui miei sensi di colpa dicendomi che ha solo me mi ha fatto sempre tornare indietro, ora credo di avere deciso, ma penso spesso che se lui è solo è colpa mia, che cosa ho che non va? Vorrei chiudere gli occhi e non aprirli più, lo so che sono egoista, ho i miei figli che hanno bisogno di me, mia madre, ma io? Perchè soffro così? Come ho fatto a non accorgermi che avevo dato la mia vita in mano ad una persona che per un anno e mezzo mi ha ingannata, non mi sono accorta di nulla, e neanche i miei ragazzi, io non voglio dipendere più da nessuno, sono stata troppo male, cosa devo fare? Sto chiedendo aiuto, so che c'è qualcosa in me che non va, e i miei figli dicono di essere sranchi di vedermi così e che la mia tristezza li fa soffrire e io cosa posso fare per non farli soffrire?
Grazie
[#1] dopo  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero
52% attività
20% attualità
20% socialità
AVELLINO (AV)
Rank MI+ 92
Iscritto dal 2003
Prenota una visita specialistica
Gentile utente,

certamente le continue esperienze negative hanno favorito l'aggravarsi ed il cronicizzarsi di una condizione iniziata dal momento della sua separazione.
Tutti gli eventi cosi' vicini tra di essi possono aver evitato anche una possibilita' di ripresa dalla condizione precedente.
Sarebbe opportuna una visita psichiatrica per una valutazione della sua situazione ed un trattamento adeguato ai suoi sintomi.
[#2] dopo  
Dr. Vincenzo Menniti
24% attività
0% attualità
8% socialità
ROMA (RM)
Rank MI+ 32
Iscritto dal 2007
Gentile signora,
ho letto con molta attenzione la sua mail e obiettivamente non si può negare che da tre anni a questa parte si siano succeduti eventi che hanno potuto minare la sua tranquillità. Ha vissuto situazioni come l'abbandono e il lutto che sono spesso implicate nella genesi di disturbi ansiosi e depressivi. Probabilmente per recuperare la situazione ha cercato riparo e ha impiegato energie nell'approfondimento della conoscenza di un uomo che le dava tanto ma che forse non la coinvolgeva profondamente con il susseguirsi di tutta una serie di sensazioni spiacevoli (allontanamento, fastidio, sensi di colpa)che forse hanno aggravato ulteriormente la situazione. In ultimo il sentimento di colpa nei confronti dei suoi figli che la vedono soffrire! La situazione è alquanto complessa e credo che solo la valutazione di uno psichiatra potrebbe indicarle la via da seguire. E'probabile che attualmente, per lo stato in cui versa (ma ripeto questo deve essere valutato da uno specialista vis a vis) necessiti di un "sostegno" chimico che le faccia riacquisire la padronanza di sè e lenisca i sintomi d'ansia e depressivi di cui accennava, non escludendo comunque che un sostegno psicoterapico, in un periodo così delicato, possa esserle d'aiuto.

Cordiali saluti

Dott. Vincenzo Menniti
www.psycheonline.it
vincenzo.menniti@gmail.com
[#3] dopo  
Utente 615XXX

Iscritto dal 2008
La ringrazio moltissimo per l'attenzione prestatami, avevo già in mente di rivolgermi ad uno psicoterapeuta o psicologo o psichiatra (non so bene la distinzione tra l'uno o l'altro), non avendo molta disponibilità di denaro, ho contattato un consultorio che si trova qui a Roma vicino Porta Metronia, dove c'è anche un centro per la depressione, mi auguro di trovare una soluzione.
Ringrazio ancora moltissimo
[#4] dopo  
Utente 615XXX

Iscritto dal 2008
La ringrazio molto della Sua attenzione volevo solo la conferma di quanto pensavo di fare
[#5] dopo  
Dr. Vincenzo Menniti
24% attività
0% attualità
8% socialità
ROMA (RM)
Rank MI+ 32
Iscritto dal 2007
Gentile signora,
credo proprio che abbia preso la decisione più saggia. In molti centri pubblici operano ottimi medici che possono sicuramente darle l'aiuto di cui ha bisogno.

Auguri

Dott. Vincenzo Menniti
www.psycheonline.it
vincenzo.menniti@gmail.com
[#6] dopo  
Dr. Gabriele Tonelli
24% attività
0% attualità
12% socialità
UDINE (UD)
Rank MI+ 36
Iscritto dal 2007
Uno psichiatra è un medico che post laurea si è specializzato in psichiatria (quindi può anche prescriverLe farmaci), uno psicologo non è un medico ed è laureato in psicoterapia, uno psicoterapeuta è un medico e/o uno psicologo iscritto ad una speciale lista (la lista degli psicoterapeuti) a cui si può accedere solo sulla base di adeguati titoli formativi. Titoli che, sostanzialmente, accreditano la persona in oggetto delle competenze per potere trattare psicoterapeuticamente le persone che si rivolgono a tali professionisti.
Adesso ci sono anche i cosiddetti specialisti in psicoterapia, ma sostanzialmente il loro stato è assimilabile a quanto detto sopra per gli psicoterapeuti.
In sintesi la differenza tra uno psichiatra e/o medico psicoterapeuta ed uno psicologo psicoterapeuta è che il primo è anche un medico, il secondo no. Ciò si traduce nella necessità, qualora si ravvisi l'utilità di un trattamento psicofarmacologico di supporto, di far intervenire un secondo professionista nel caso dello psicologo. Cosa, invece non strettamente necessaria, nel caso dello psicoterapeuta medico.

Cordiali saluti

Gabriele Tonelli
[#7] dopo  
Utente 615XXX

Iscritto dal 2008
La ringrazio moltissimo, ora ho le idee più chiare
[#8] dopo  
Dr. Giovanni Ronzani
28% attività
4% attualità
16% socialità
ROMA (RM)
Rank MI+ 48
Iscritto dal 2006
Gentile Signora
Ho letto con attenzione il suo messaggio. Indubbiamente le circostanze le hanno portato una serie di lutti gravi e ravvicinati nel tempo che verosimilmente non le hanno permesso di poterli elaborare adeguatamente. Dalle sue parole si riesce ad arguire con quanto coraggio e forza sta affrontato le difficlotà incontrate. Ora l'ultimo lutto, la perdita di una importante figura di riferimento, pare l'abbia messa duramente alla prova. Credo che comunque, di fronte a tale mole di eventi, una persona dotata di adeguato equilibrio possa trovarsi in uno stato d'animo simile al suo.
Mi permetto pertanto di ipotizzare che potrebbe essere una scelta congrua pensare di trovare un adeguato supporto psicoterapeutico che la possa aiutare ad elaborare, capire e superare quanto accaduto.
Cordiali saluti
[#9] dopo  
Utente 615XXX

Iscritto dal 2008
Le sono grata della sua risposta, domani ho quell'appuntamento, e a dire il vero confido moltissimp in quell'incontro, ho passato gli ultimi due giorni praticamente a letto, ero molto stanca, non avevo voglia di vedere nessuno avevo bisogno di riposo. Ora di nuovo al lavoro, ma non vedo l'ora che venga domani. Grazie