Utente 271XXX
Buongiorno

Mio padre (68 anni) quest'anno ha cominciato ad accusare un forte dolore alla gamba destra.
Il medico curante ha prescritto inizialmente una tac e una conseguente risonanza magnetica della zona interessata.
A seguito dei risultati di questa indagine il medico curante ha consigliato il ricovero
urgente presso il reparto di Ematologia dell'ospedale.
Al momento del ricovero le analisi mostravano un valore di PSA totale di 42,6(gli
ultimi risultati effettuati a gennaio 2011 mostravano un valore PSA di appena 1,6!)
Dopo varie indagini, quali una iniziale ecografica lombare,una tac ,una biopsia prostatica e una al midollo hanno diagnosticato un adenocarcinoma prostatico a cellule acinari di grado gleason 4+3.
Hanno proceduto poi effettuando una scintigrafia ossea che ha evidenziato una vasta area metastatica nei pressi dell'anca/bacino e poche piccole altre localizzazioni in sede vertebrale.
Alla visita oncologica il medico ha proposto di avviare una terapia a base di Bicalutamine Teva 50mg compresse rivestite con film (1 al giorno ad orario preciso) ed una iniezione lh-rh intramuscolo a cadenza trimestrale.
Hanno predisposto anche una terapia adiuvante a base di radiazioni per trattare la zona metastatica dell'anca.
Vorrei sapere se è secondo voi una buona cura, o ci possono essere alternative
valutabili.
Perchè non hanno proposto una prostatectomia radicale ?
Appurato che comunque la prostata è seriamente compromessa non sarebbe più indicato rimuoverla e dedicarsi al trattamento della metastasi più importante con le radiazioni?
Grazie in anticipo a tutti e cordiali saluti.
[#1] dopo  
Dr. Antonio Laudati
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SAN FERMO DELLA BATTAGLIA (CO)
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Egr. signore
lo schema proposto è sicuramente il più appropriato ed il più utilizzato in una neoplasia prostatica metastatica all'osso in prima diagnosi. Non è utile procedere alla chirurgia di cui lei parla poichè non offre alcun vantaggio sulla sopravvivenza, anzi aggiunge qualche rischio...
Cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 271XXX

Iscritto dal 2012
Buongiorno,

Prima di tutto infinite grazie per avermi dedicato il suo tempo.
Ho quindi capito che l'approccio operatorio non è un vantaggio .
Per quanto riguarda la terapia radio invece, ritiene che sia indispensabile utilizzarla adesso tenendo presente che il paziente sta già facendo la cura ormonale e che comunque mediante l'utilizzo di cerotti antidolorifici il dolore non si manifesta in maniera eccessiva tanto che riesce a camminare nonostante la metastasi all'anca( di tipo non addensante)?
Non sarebbe più indicato mantenere questo tipo di terapia per un futuro quando magari il trattamento ormonale comincerà a non funzionare più?
La terapia radio in sede ossea mi pare di aver capito che non si può effettuare più di una volta, è corretto ?
Grazie ancora per la disponibilità.

[#3] dopo  
Dr. Antonio Laudati
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SAN FERMO DELLA BATTAGLIA (CO)
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Iscritto dal 2011
L'indicazione alla radioterapia non è legata solo alla sintomaticità, ma prende in considerazione anche la sede di lesione ed il conseguente rischio di frattura, logicamente correlato al tipo di qualità di vita del paziente in questione. Pertanto è necessario che uno specialista valuti bene il paziente e le immagini prima di porre eventualmente indicazione al trattamento.
[#4] dopo  
Utente 271XXX

Iscritto dal 2012
Buongiorno dottore

La ringrazio nuovamente per la sua gradita disponibilità.

Abbiamo già effettuato visite da specialisti e chiesto consulti anche ad altri oncologi , ma siamo comunque molto interessati a più pareri ed opinioni.
La radioterapia secondo quanto detto dall'oncologo che lo segue, è necessaria data la gravità della lesione all'anca della metastasi, e sempre secondo il suo parere, un trattamento radiante è la soluzione che dà una risposta più immediata a quel problema specifico riducendo il rischio frattura.
Io non sono nelle vesti di chi può valutare se questo sia giusto o meno, e non è neanche mia intenzione farlo, quello che è di mio interesse è l'avere quante più informazioni possibili in merito, ed è proprio per questo motivo che vado girovagando alla ricerca di informazioni e consulti anche presso altri medici.
L'approccio terapeutico scelto al momento è il trattamento dell'anca tramite 5 sedute di radioterapia a fasci esterni e conseguentemente l'inizio di trattamento a base di zometa.
Quello che vorrei saper è quanto questo trattamento riduca realmente il rischio di frattura rispetto alla sola cura ormonale.
Dà una risposta veramente e significativamente più immediata rispetto agli ormoni?
Generalmente che tempi medii sono richiesti affinchè a seguito radiazioni + zometa vi sia un miglioramento osseo tale da poter abbassare il rischio frattura?
Quali sono gli esami da eseguire e dopo quanto tempo per poter valutare gli eventuali effettivi miglioramenti ossei?
Grazie infinite per la sua disponibilità.