Utente 252XXX
Buongiorno,
circa 1 anno fa mio padre (60 anni, non fumatore, diabetico) viene colpito da grave infarto. Ricoverato 3 mesi in terapia intensiva riesce in circa 1 anno, grazie all'installazione di un defibrillatore, a recuperare una discreta percentuale di motilità (30% circa). Da circa 8 mesi non ha avuto più aritmie di nessun tipo eo episodi particolari. Riesce a salire tranquillamente le scale e camminare autonomamente senza avere fiatone; passeggia tutto il giorno all'aria aperta.

In questa settimana purtroppo il fratello si è ammalato di leucemia, e la sua situazione è molto grave; i medici sono quasi convinti che non riuscirà a farcela (febbre continua a 40 gradi da circa 3 giorni).

Mio padre è a conoscenza della malattia del fratello è della gravità ma non conosce che purtroppo, ad oggi, le possibilità che riesca a superare il tutto sono veramente poche.

Purtroppo questa notizia in qualche modo dovrà essere riferita a mio padre, soprattutto se dovesse finire nella peggiore delle ipotesi.

Come possiamo parlare e spiegare una grave situazione come questa appena descritta ad un grave cardiopatico senza creare altri danni? Siamo in seria difficoltà.

Grazie in anticipo
Cordiali saluti
[#1] dopo  
Dr. Mariano Rillo
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LATINA (LT)
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Ho difficoltà anch'io a esservi di aiuto....è più il buon senso e la discrezione da parte vostra a permettere di creare i minori danni possibili a suo padre che non il consiglio di un medico....sicuramente è delicato trasmettere una notizia così grave a un cardiopatico...non trasmetterla non so dirvi se sia peggio..mi spiace
[#2] dopo  
Dr. Chiara Lestuzzi
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AVIANO (PN)
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La cosa più pericolosa credo sia in questo caso l'annuncio improvviso di un evento inaspettato. Dunque, tenere suo padre aggiornato sulle condizioni del fratello e anche dei peggioramenti clinici -in modo che si abitui gradualmente all'idea di un possibile esito infausto- è la strategia migliore. Inoltre, probabilmente nella sua malattia sarà stato seguito da qualche medico con cui ha instaurato un particolare legame, e che potrebbe aiutarlo a capire la situazione. Infine, non so in quale struttura sia ricoverato suo zio; nell' ospedale oncologico in cui lavoro io c'è un servizio di psicologia che aiuta non solo i pazienti ma anche i parenti. Provate a informarvi se ci sia anche da voi.
Per quel che riguarda voi, un consiglio valido in generale nel dare una brutta notizia è quello di farlo in un ambiente tranquillo e riservato (non in un corridoio di ospedale; meglio a casa), e di mantenere un costante contatto fisico (tenere la mano ecc.) e visivo (guardare negli occhi, senza distogliere lo sguardo) con la persona a cui si dà la notizia. Questo permette di accorgersi subito se è troppo turbato e di dosare quindi le parole.
Molti auguri a tutti.