Utente 253XXX
Buongiorno.
Scrivo per chiedere qualche chiarimento riguardo alle condizioni di mia nonna, 99 anni, ospite di un’ottima casa di riposo dove per fortuna è assistita con la massima attenzione.
La nonna è allettata, ha perso lucidità e non parla, ma è ancora vigile.
Le sue condizioni fisiche sono sorprendentemente buone: il cuore è perfetto, la pressione ottima, respira regolarmente.
Durante la giornata dorme molto e passa parecchie ore in uno stato semi-comatoso, ma ad un certo punto ritorna in sè, fa qualche sorriso, mostra attenzione per chi ha di fronte e a volte risponde alle sollecitazioni.
Già da qualche mese ha un catetere per l’urina, ma la defecazione avviene ancora naturalmente.
Fino a qualche tempo fa riuscivamo ad alimentarla per via orale (un po’ di passato di verdura, un budino, crema di frutta, yogurt, omogeneizzato di carne), anche se mangiava solo ogni due o tre giorni. Nei giorni in cui non riuscivamo a farla mangiare le venivano somministrate flebo idratanti.
Da due settimane, però, non ha più mangiato nulla e non riusciamo a darle nemmeno l’acquagel, quindi è sempre attaccata alla flebo.
Ora però le vene non ricevono più e gli infermieri non trovano più punti in cui applicarla.
Le sue condizioni sono ancora buone, ma cominciano ad apparire su schiena e gambe delle chiazze arrossate che tendono a scurirsi e a piagarsi nonostante le ottime cure prodigatele dagli operatori e dagli infermieri.
La dottoressa della casa di riposo sostiene che è la mancanza di nutrienti a causare questo fenomeno e che, non potendo più nutrirla neanche attraverso la flebo, si renderebbe ora necessaria l’applicazione del sondino per via parenterale (ha escluso il naso-gastrico perché troppo fastidioso per un paziente anziano).
Ci ha illustrato tutti gli aspetti negativi del sondino, dalle possibili infezioni al discomfort che questo procura al paziente, e questo ci ha messo profondamente in crisi perché sta a noi decidere se farglielo mettere oppure no.
La domanda che ci angoscia è questa: ha senso dire che, se non la nutriamo artificialmente attraverso il sondino, la nonna morirà di fame e di sete?
Che tipo di sofferenza potrebbe causarle la non applicazione del sondino? In pratica, lei avverte gli stimoli di fame e sete, sente il bisogno di mangiare e di bere, prova sensazioni dolorose per la mancanza di cibo e acqua?
La dottoressa è molto vaga, non vuole sbilanciarsi, in sostanza non vuole assumersi la responsabilità di orientare in qualche modo la nostra scelta.
Il nostro più grande desiderio è che la nonna si spenga serenamente, senza dolore, e ci domandiamo con angoscia quale sia la scelta migliore: applicarle il sondino, oppure non fare niente e lasciarla andare? E cosa la farà soffrire di meno?
Grazie se potrete chiarirmi le idee.
[#1] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini
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Provo a risponderle io, certo che i Colleghi di Medicina Interna non lo troveranno uno sconfinamento professionale.
Nella pratica quotiduiana di mnedicina di urgenza ci troviamo spesso davanti ai problemi che lei riporta.
La nutrizione enterale con sondino naso gastrico (SNG) e' la piu' vicina a quella naturale, permette di introdurre le calorie ed i liquidi che noi vogliamo nell'interesse del paziente.
Se niente venisse fatto, dato che gli accessi venosi sono impraticabili a quanto dice, la paziente morirebbe di disidratazione e denutrizione.
Il SNG e' un metodo indolore, di solito perfettamente tollerato dal paziente e capace anche, per ovvi motivi, di preservare la funzionalita' intestinale.
Sul fatto dell'eta' , del non far nienet o meno, questo e' una decisoone ovviamente personale dei parenti.
Arrivederci
cecchini