Utente 671XXX
Da alcuni anni soffro di onicomicosi e ne sono colpite diverse unghie dei piedi.
La scorsa settimana la dermatologa ha svolto l'esame micologico e mi ha confermato la diagnosi.
Mi ha prescritto una cura a base di terbinafina 1 cpr da 250 mg al giorno per 3 mesi ed una lacca (Ecocel plus) da applicare la sera.
Sono andata dal mio medico curante per la prescrizione delle compresse di terbinafina ed il medico mi ha raccomandato di non prendere più di una scatola (8 cprs) al mese in quanto si tratta di un medicinale che ha molte controindicazioni.
Questo significherebbe 1/4 di compressa, quindi 60 mg al giorno invece di 250.
Sono piuttosto confusa su come comportarmi...
Seguendo l'indicazione del medico o assumendo 1/2 cpr (125 mg) al giorno posso raggiungere il risultato tanto atteso di vedere le mie unghie guarite entro 3 mesi?
Ringrazio fin d'ora per la risposta.

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[#1] dopo  
Dr.ssa Serena Mazzieri
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Gentile utente,
dando per scontato che lei sia un soggetto in buona salute e che quindi non soffra di grave insufficienza epatica o renale, e che attualmente non sia in gravidanza o stia allattando, la posologia prescrittale dalla collega è corretta, diminuendo la quantità come consigliato dal suo medico curante con molta probabilità non guarirà, ma avrà comunque assunto il medicinale e conseguentemente anche gli effetti potenzialmente nocivi che TUTTI i farmaci hanno sul nostro organismo.
Le onicomicosi, soprattutto quelle localizzate alle unghie dei piedi sono molto resistenti alla terapia, tenga presente che in alcuni casi quando ad essere colpito è l'alluce la terapia prescrittale può essere protratta anche a sei mesi.
Nulla togliendo al suo medico curante, per evitare che l'infezioni si propaghi, le consiglio di seguire le indicazioni dello specialista, molto più abituato ad utilizzare questi farmaci.


Cordiali saluti
[#2] dopo  
Dr. Luigi Laino
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Questo è quello che accade, quando la Medicina non svolge bene il suo ruolo:

Ritengo che una terapia speciaslitica, prescritta quindi da uno specialista non debba essere modificata:

a farne le spese per confusione e per insuccessi terapeutici potenziali, è sempre il paziente, che perde - e dico io giustamente - il senso dell'orientamento e diminuisce la fiducia nei propri sanitari.

Da tale sede quindi non si può screditare od accreditare l'operato di alcun collega, ma si ribadisce che - in linea teorica - una terapia specialsitica andrebbe condotta così come prescritta.

cari saluti