Utente 292XXX
buongiorno a tutti, volevo parlarvi di cosa è successo a mio fratello di 40 anni, il giorno 20 maggio 2013 si è fatto male in campagna con il motozappa procurandosi un trauma al piede sx con rottura della tibia e del perone , trancio arterie, vene e tendini riportando anche una diminuzione del polpaccio. A seguito di operazione è stato fissato l'osso con tutore esterno e la ricostruzione di una sola arteria la peroniera però senza nessun ritorno venoso, da una angiografia fatta il 31 maggio si vede che la poplitea e la pedidia sono occluse. Adesso si trova ricoverato al Cardarelli dove è ricoverato dal 27 maggio 2013, i medici ci hanno detto che ci sono poche possibilità di salvare l'arto in quanto è un caso impegnativo e stanno studiando un paio di soluzioni per fare degli innesti prelevando delle vene arterie per cercare di creare dei canali di flusso e ritorno di sangue per migliorare la circolazione e nello stesso tempo di prelevare un pezzo di muscolo da un'altra parte del corpo per innestarlo nel polpaccio mancante, dove si trova una parte dell'osso scoperto, hanno detto che si tratta di un intervento di circa 10 o 12 ore molto complesso e nella maggioranza dei casi con risultati sfavorevoli. Da un tampone al tessuto necrotico, è risultata una infezione di 5 batteri-virus, in quanto il piede è stato esposto nel terreno e con ferri del motozappa, adesso l'infettivologo gli ha prescritto tre tipi di antibiotici spoecifici, con la speranza che si riesca a curare l'infezione, che manda in necrosi ogni giorno tessuto muscolare. Faccio presente che dal 10/06/13 ha iniziato la camera iperbarica. Vi chiedo se a vostro parere si può fare qualcosa in più per poter salvare questo arto e se cortesemente potreste indicarci un centro specializzato per questo tipo di infortunio. Grazie per l'interessamento aspetto presto notizie vista la delicatezza del caso.

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Dr. Lucio Piscitelli
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Gentile Utente,
il trauma subito da Suo fratello è molto grave ed ha compromesso seriamente la vitalità dell'arto, complicandosi per di più con un problema di tipo settico.
Per quanto valutabile a distanza i Colleghi che lo hanno in cura stanno nella maniera giusta tentando ogni possibile soluzione nell'intento di evitare la demolizione dell'arto.
L'ambiente ove viene curato è certamente molto qualificato e dispone di tutte le competenze specialistiche e superspecialistiche necessarie.
[#2] dopo  
Utente 292XXX

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grazie per la celire risposta, continuate così, perchè siete di grande aiuto e supporto.