Utente 234XXX
Gentili specialisti,
sono la compagna 38enne di un uomo di 40 anni che ha un deficit erettivo. Da due anni stiamo insieme ma solo ora siamo riusciti a chiamare il problema con il suo nome. Io sono stata la sua prima amante e i rapporti sessuali sono sempre stati possibili perché la rigidità del pene permette la penetrazione ma non arriva a stimolarmi come nel passato, con altri, ho conosciuto essere possibile. Il suo pene non raggiunge l'erezione, si inturgidisce ma rimane basso, non sta su. Ciò comporta per me il raggiungimento dell'orgasmo solo in una determinata posizione e grazie a grande concentrazione, utilizzo della muscolatura interna e di fantasie. Ciò mi è sempre dispiaciuto perché nel rapporto sessuale sento soddisfazione completa quando l'orgasmo lo raggiungo anche grazie allo stimolo fisico interno, quando il pene punta internamente alla radice del clitoride, a quella sensazione di piacere "controllato" del mio partner, quella tensione fisica e psichica che tiene l'eccitazione e il piacere sul filo del confine oltre al quale c'è l'esplosione del piacere condiviso. So per esperienza che tutto ciò arriva con la profonda conoscenza dell'altro oltre che di sé, la conoscenza dei corpi, dell'intimità del "noi", con il tempo...e così ho provato in questi due anni a permettere lo sviluppo di ciò...ho provato a chiedere perché secondo lui questa "timidezza", abbiamo provato a ignorarla, a giocare, a provocarla...gli ho suggerito delicatamente il chiedere aiuto...non sono mai riuscita a essere più diretta. Lui non ha mai affrontato il problema: il suo pene non si era mai alzato da che si ricordi. Ho pensato di potermi "accontentare" perché amo e rispetto questa Persona. Un mese fa però conosco un uomo che mi incendia: mi attrae fortemente e non solo sessualmente. Ne ho parlato sinceramente al mio compagno prima di cedere ad un tradimento che sarebbe stato doppio: nei suoi confronti e nei confronti dei miei principi di verità e libertà. Mi sono interrogata profondamente sulla natura di questa passione: nella mia relazione manca questa energia che sento provocata dall'altro uomo...mi manca il "coraggio" del pene del mio compagno nel farsi sentire e nel " co costruire" il piacere, la felicità. Sono riuscita a dirgli che c'è qualcosa che manca: ci siamo bloccati nella realizzazione dei nostri sogni e sento lui bloccato nell'atto sessuale. Si è così rivolto ad un andrologo, sta facendo le analisi e stiamo seguendo le indicazioni facendo le sei prove con il viagra. Alla prima non si è alzato, un poco più inturgidito...Vorrei sapere come mi devo comportare, temo che il problema sia psicologico, lui dice che andrà da un sessuologo e penso che gli sarà utile per vivere profondamente la sua Vita.....io Vi chiedo, stanca di questa tensione interna tra il desiderio di completare il nostro rapporto e il desiderio forte di conoscere l'altro, quanto tempo ci vorrà... si esce da questi problemi? Cosa posso fare? Com'è il percorso da intraprendere? Grazie.

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[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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Cara Utente,un rapporto duale non può esser basato solo sul coito,come anche Lei sottolinea ma,in presenza di un'erezione insufficiente,è necessario porre una diagnosi andrologica completa a 360 gradi,valutando l'obiettività,il quadro ormonale,vascolare,prostatico e quant'altro emerga dalla visita diretta.Non fa alcun cenno agli esami ed all'esito della visita andrologica ma leggo di terapie con sildenafil ed eventuali ricorsi,legittimi,allo psicosessuologo...ma la diagnosi?Cordialità.
[#2] dopo  
Utente 234XXX

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Ha ragione Dr.Izzo a chiedere la diagnosi...il mio compagno sta facendo ancora gli esami per ottenerne una...è che io ho bisogno di sapere come comportarmi in questa fase. Il viagra l'andrologo gliel'ha prescritto come prova e gli ha chiesto di registrare su un diario le sensazioni, i cambiamenti; prove da compiere con calma per sei volte. Intanto farà un ecodoppler e esami del sangue, ormonali.
Forse la mia richiesta di consulenza andava rivolta ad un sessuologo ma nella tendina degli specialisti non ho visto questa possibilità. Ho optato per richiederla ad un andrologo in quanto so che spesso Vi specializzate in sessuologia.
Volevo sapere che tipo di percorso viene proposto in caso sia un problema di tipo psicologico, quanto dura in media la terapia, cosa viene chiesto alla partner, se si arriva ad una soluzione. Se anch'io posso essere aiutata e in che modo. Quello che sta accadendo mi mette a dura prova. Grazie.
[#3] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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...l'andrologo è un sessuologo medico che,quindi,fa riferimento ad una diagnosi,propone una terapia e non ha difficoltà ad avvalersi della professionalità di uno psicosessuologo nei modi e nei tempi dettati dalla esperienza.Capisco il suo disagio ma le consiglierei di non affrettare i tempi in quanto porrebbe una serie di ostacoli che complicherebbero un quadro clinico e relazionale abbastanza compromesso e poco empatico.Cordialità.