Utente 292XXX
Gentili Dottori,
da 15 anni mi è stata diagnosticata una D.E. di natura prevalentemente psicogena da tre diversi andrologi. Premetto che in tutti i consulti da me fatti attraverso gli anni gli Ecocolor doppler con PGE1 sono risultati normali, gli esami ematici non hanno evidenziato anomalie e che l'unico esame anomalo è risultato il Rigiscan in cui le erezioni manifestate si sono rivelate tutte insufficienti. Da altrettanti anni sono in psicoterapia, senza però ottenere risultati nonostante 4 diversi specialisti. Attraverso il tempo si è modificata anche la capacità di risposta a Viagra e simili. In particolare nella mia ultima relazione con assunzione di Cialis da 20 la mattina e Viagra 100 la sera mezz'ora prima del rapporto ho avuto scarsa risposta e sono riuscito a fatica a concludere un rapporto con un paio di perdite di erezione. Il mio andrologo mi ha prescitto Caverjet 10 ma sono abbastanza refrattario non tanto per la paura della "punturina" quanto per il pericolo di fibrosi in caso di uso ripetuto. Pur non sottovalutando l'importanza dell'ansia e di blocchi psicologici inconsci mi chiedo se sia possibile in un soggetto che conduce una vita sociale e lavorativa assolutamente normale un quadro così critico ed al contempo mi chiedo che senso abbia trascorrere la più parte della vita di "giovane adulto" con questa difficoltà che ovviamente inficia anche la capacità di relazione con l'altro sesso.
Dopo questa lunga premessa arrivo alla mia domanda: sarebbe compatibile l'impianto di una protesi con una quadro clinico quale quello sopradescritto?
Vi ringrazio per le risposte che vorrete darmi.

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[#1] dopo  
Dr. Pierluigi Izzo
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NAPOLI (NA)
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Caro Utente,prima delle protesi idrauliche,semirigide etc.,esistono le farmaco protesi con iniezioni intracavernose,che,a differenza delle prime,permettono,e favoriscono,il ritorno alla "erezione naturale".Continui nella tutela psicosessuologica.Mi auguro che non incontri alcuno che,con tale stato clinico,le impianti una protesi.Cordialità.
[#2] dopo  
Dr. Mario De Siati
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Sul fatto che il suo DE abbia solo una componente psicogena ho qualche dubbio, esistono dei casi di lieve fuga venosa in condizioni fisiologiche e che pregiudicano una normale erezione , tali quadri possono sfuggire alla diagnosi con l'eco doppler .Questa ipotesi potrebbe essere confermata dalle alterazioni durante il Rigiscan.
Provi con il caveject, se la procedura dovesse non essere soddisfacente l'ipotesi di posizionare una protesi avrebbe una giustificazione . Distinti saluti.
[#3] dopo  
Dr. Giovanni Beretta
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MILANO (MI)
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Gentile lettore,

se ha paura di una possibile ed eventuale fibrosi, utilizzando l'autoiniezioni nei corpi cavernosi di farmaci vasoattivi, pensi se, scelta la strategia chirurgica di un impianto protesico (procedura chirurgica non semplice), poi lei non dovesse rimanre soddisfatto perché l'impianto protesico le crea disagio o fastidio (questo capita molto frequentemente nelle persone con problemi psicologici)!

Si ricordi sempre che fatta questa scelta, non si torna più indietro!

Detto questo le consigliamo di ritornare quindi a seguire le indicazioni del suo andrologo e nel frattempo si legga, se non ancora fatto, anche questi articoli:

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/184-erezione-fare.html ,

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/1234-nuove-terapie-emergenti-trattamento-disfunzione-erettile-de.html .

Un cordiale saluto.
[#4] dopo  
Dr. Patrizio Vicini
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Caro lettore,
Oltre a quanto detto dai colleghi aggiungo che l'impianto di protesi peniena trova indicazione nei casi di deficit erettivo non responder ai farmaci per bocca o alla terapia per via intracavernosa con PGE1 o negli individui che non ne vogliono fare utilizzo.
Cordiali saluti.
[#5] dopo  
Dr.ssa Valeria Randone
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CATANIA (CT)
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Gentile Utente,
Mi associo alle preziose riflessioni dei Colleghi.
15 anni sono veramente tanti, solitamente le problematiche come le sue, trovano una valida soluzione nelle terapie combinate, come suggerito dal Dr.Izzo
Lei aveva soltanto 24 anni quando ha iniziato a manifestare diffcioltà sessuologiche.....quindi giovanissimo, così come immagino fosse la sua vita sessuale.

Una psicoterapia che dura 15 anni, equivale a dire che non ha funzionato....magari ha lavorato su altro, ma non sul motivo per cui lei è andato in terapia.
Le allego qualche lettura per ulteriori approfondimenti

http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/1929/Mancanza-d-erezione-il-sintomo-va-sempre-tolto-o-talvolta-mantenuto
http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/1593/Mancanza-d-erezione-10-cose-da-sapere
http://www.medicitalia.it/valeriarandone/news/106/Dipendenza-psicologica-dalla-terapia-orale-per-il-deficit-erettivo
http://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1225-deficit-erettile-problema-coppia-ruolo-partner.html
[#6] dopo  
Utente 292XXX

Iscritto dal 2013
Ringrazio i Medici e la Dottoressa Randone per le rapide, celeri ed esaurienti risposte. Capisco come osserva il Dott. Beretta che il soggetto nevrotico si presti molto bene a non essere soddisfatto della protesi, ed anche, come osservano i Dottori Izzo, De Siati e Vicini, che il buon senso conduca a scegliere una terapia conservativa. Il mio dubbio riguarda appunto gli eventuali danni della terapia con PGE1, visto che il mio stesso andrologo mi ha messo in guardia circa il problema fibrosi. Non vorrei che un eventuale intervento da affrontare tra un certo numero di anni risultasse ulteriormente insoddisfacente a causa di un pene fibrotico. Potete perfavore chiarirmi questo aspetto?
Per quanto attiene alla psioterapia Dottoressa Lei ha ragione: 15 anni sono una enormità anche se distribuiti su tre diversi specialisti. Mi creda: cercare/trovare professionisti qualificati non è impresa da poco ed una dei tre è conosciutissima a livello nazionale. Alla fine sorge spontaneo il dubbio: sono io un soggetto da TSO, sono i professionisti non capaci, o esiste un problema fisico non diagnosticabile con gli attuali strumenti/conoscenze? Mi perdoni il paradosso ma l'ironia aiuta ad accettare meglio la cosa.
Un grazie sincero a tutti per l'aiuto.
[#7] dopo  
Dr. Patrizio Vicini
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GROTTAFERRATA (RM)
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Dal punto di vista prettamente chirurgico, la fibrosi post terapia autoiniettiva, che oltretutto non risulta universalmente descritta come complicanza......,non ostacola il posizionamento della protesi peniena.
Rinnovo i saluti.
[#8] dopo  
Dr. Diego Pozza
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ROMA (RM)
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caro lettore,


la sua storia è abbastanza "classica" un decficit erettile che si manifesta da giovane e che viene "batezzato" com e psicologico anche se l'esame rigiscan evidenzia erezioni notturne, spontanee, non adeguate. Terapia psicologica per lunho tempo ma senza avere miglioramenti della erezione. Viene consigliuata l'assunzione di viagra,cialis, levitra ( dallo psicologo o dall'andrologo?) che non può risolvere il problema fisioc-organico dio base.
L'uso delle iniezioni intracavernose è una soluzione praticabile, efficace, magari non l'ideale per un soggetto giovane con rapporti vari, estemporanei, non codificati nel tempo.
Nella mia esperienza ho pazienti che utilizzano la procedura da molti anni senza aver avuto complicanze.
L'inserimento di una protesi endocavernosa è una soluzione assolòutamente valida, da valutare con attenzione. Ho avuto modo di operare decine di maschi con meno di 25 anni affetti da deficit erettile non responsivo alle procedure farmacologiche classiche. Quasi tutti i pazienti sono assolutamente soddisffatti anche perchè la soluzione protesica consente di recuperare una erezione sempre efficace e presente con la massima spontaneità.
Si affidi ad un andrologo che abbia esperinze chirurgiche e che possa consigliarla al meglio su come risolvere il suo problema
cari saluti
[#9] dopo  
Utente 292XXX

Iscritto dal 2013
Buonasera Dottore e grazie per la risposta e l'interessamento. Ovviamente tutti i farmaci assunti sono stati indicati dagli andrologi da cui sono stato, Caverject compreso che non ho mai usato per la paura già descritta. Posso concludere che nella Sua esperienza clinica la PGE1 non determina, nonostante la sgradevolezza, effetti collaterali? Ed infine che l'impianto protesico non è un intervento particolarmente complesso e che non induce riduzioni dimensionali e sensoriali?
Colgo l'occasione per rigraziare nuovamente sia Lei che gli altri Professionisti che mi hanno risposto. Purtroppo la sessualità non è soltanto una via per provare "piacere", ma l'unico modo di comunicare ad un livello profondo con l'altro sesso, modo in assenza del quale è impossibile completare la propria vita con la presenza di una compagna, ed il tempo trascorso in assenza di tutto questo è vita sprecata.
Cordiali saluti
[#10] dopo  
Dr. Diego Pozza
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caro lettore,

la chirurgia protesica del pene ha un suo significato nel momento in cui la disfunzione erettile crei disagio e "sofferenza" al paziente ed altre modalità terapeutiche (viagra e PGE1) si siano rivelate inefficaci o non praticabili.
E' chiaro che sarebbe meglio non aver bisogno di una protesi peniena. E' lo stesso problema della artrosi del ginocchio o dell'anca o di altre patologie. Certo, si è sempre vissuto senza mettere protesi ortopediche, magari con dolore e scarsa funzionalità deambulatoria, difficoltà a camminare, con il bastone, impossibilità a fare sport..... Quasi tutti coloro che hanno affrontato la chirurgioa e messa una protesi di anca o di ginocchio stanno bene, camminano, fanno sport.... e non hanno rimpianti.
40 anni fa, a Roma le protesi di anca e di ginocchio venivano messe solo da pochi ortopedici che venivano dalla Germania e che operavano solo privatamente e che venivano considerati "eccessivi" approfittatori....oggi in qualsiasi ospedale anche di provincia le protesi di anca e di ginocchio vengono impiantate abbastanza comunemente.
Lo stesso vale per le protesi mammarie.ed altre protesi
Non deve essere la paura delle problematiche medicolegali a guidare il chirurgo. Tutto deve essere fatto bene, con un corretto consenso informato, avendo la consapevolezza che il paziente abbia capito bene le finalità ( aver un pene rigido che possa consentire una penetrazione sessuale), operan do bene, senza problemi.
Una classica domanda, tipicamente americana, che viene posta ai pazienti operati di protesi peniena dopo un anno dall'operazione è: "Cosa consiglieresti al tuo migliore amico???" La risposta, quasi generale, è: " di mettersi una protesi peniena senza aspettare tutti gli anni che ho aspettato io prima di decidermi..."
E' abbastanza curioso che tra grandi "avversari" della chirurgia protesica peniena ci siano specialisti, magari chirurghi, che non hanno mai effettuato e seguito alcun paziente del genere
Cari saluti
[#11] dopo  
Dr. Giovanni Beretta
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Gentile lettore,

come avrà ben compreso, non si tratta di essere contrari in assoluto ad un trattamento chirurgico non semplice, come quello di applicare una protesi peniena, ma si tratta di capire quali sono le sue reali aspettative.

In sintesi: prima di aver paura di una possibile fibrosi dei corpi cavernosi, dovuta alle iniezioni nel pene di farmaci vasoattivi, valuterei, sempre con il mio andrologo di fiducia, tutti i pro e i contro di una procedura chirurgica che praticamente elimina per sempre la possibilità di ritornare indietro utilizzando, anche se aiutate, tutte le fisiologiche risposte che una persona ha nell'ottenere una sua erezione.

Io generalmente, per farmi capire, utilizzo con il miei pazienti, che pensano di risolvere in modo "naturale", positivo e a tutti i costi, il loro problema erettivo con una protesi, questa similitudine (quando è possibile): " E' come avere una protesi dentaria! Se non si ha più il dente, va bene impiantarne uno "artificiale"; questo non è più di sicuro il nostro dente ma certamente ci permette di riprendere una regolare masticazione, naturalmente diversa da prima, quando si aveva in bocca il proprio dente!"

Ancora un cordiale saluto.

[#12] dopo  
Utente 292XXX

Iscritto dal 2013
Ringrazio il Dott. Pozza ed il Dott. Beretta il cui paragone è comprensibile e perfettamente calzante. Chiaramente, sempre usando la Sua similitudine, il paziente potrebbe avere pochi denti, mangiare solo alimenti morbidi, nutrirsi ma senza il piacere di un pasto completo. Mi riferisco a quella sessualità balbettante che funziona male anche con farmaci al massimo dosaggio, con erezioni che spesso si perdono durante l'atto sino a far perdere il gusto della sessualità, vissuta come elemento di ansia e frustrazione. In tale situazione valutare se optare per una protesi o meno dipende anche dalla complessità dell'intervento, dalle sue eventuali conseguenze, in primis riduzione delle dimensioni, ma anche possibilità di vivere esperienze sessuali senza dover fare necessariamente "outing" con la partner, almeno non subito.
Ovviamente non ho esperienza di PGE1, magari scoprirò che non è così terribile e che gli eventuali fenomeni fibrotici (era questo lo scopo della mia domanda) non conducono a una riduzione dimensionale che andrebbe a inficiare la qualità di un futuro intervento.
Grazie davvero per le tante risposte, per la gentilezza e la sensibilità mostrate.