Utente 278XXX
Buongiorno! facendo tempo fa il richiamo della vaccinazione antitetanica-antidifterica, si sono accorti che ci sono delle anomalie nella mia storia di vaccinazioni, nel senso che essendo nata in un paese straniero e venuta in Italia verso i due anni, alcune vaccinazioni che avevo fatto già nel paese natale, mi sono state ripetute in quanto essendo state fatte quando non avevo ancora un anno per l'Italia non erano valide. Nell'integrare i due protocolli però sono rimasta fuori dal richiamo della rosolia, e probabilmente ci sono stati errori anche nella trascrizione dei nomi dei vaccini. Nel dettaglio, sembra (ma non ci si capisce molto) che io abbia fatto 4 volte (a 3, 5 e 7 mesi di vita, nel 1988, a 18 mesi nel 1989) l'antimorbillo SINGOLO, poi nel 2005 mi fecero la trivalente anche contro la rosolia in Italia. Così è a trascrizione. Riprendendo il mio libretto straniero però sembra che potesse essere diversamente, e cioè che io abbia fatto due antimorbillo nel paese natale (a 10 mesi e a 16 mesi), e poi quella nel 2005 qui. Quindi di vaccinazioni antimorbillo ne ho fatte finora: o CINQUE o TRE. Ora stamattina ho fatto il rubeo test per vedere se sono immune alla rosolia dopo un solo vaccino (quello del 2005). Mi hanno detto che se non dovessi risultare immune, però, NON mi rifanno (l'asur) la trivalente, perchè secondo loro l'antimorbillo l'ho fatta troppe volte e non la posso rifare ancora (e visto che il monovalente rosolia in Italia non c'è, lo dovrei prendere all'estero a spese mie!). Voglio chiedervi: se risulto immune, è per sempre, anche se ho fatto solo un vaccino, nel tempo può scendere il valore dell'immunità per questo motivo? Se invece risulto non immune, secondo voi ci sono reali controindicazioni a rifare ancora la trivalente, è pericoloso insomma - e che rischi correrei - riprendere l'antimorbillo (che nella migliore delle ipotesi ho preso già 3 volte e nella peggiore già 5 volte??) non avendo particolari patologie? Grazie mille per la disponibilità, fate un gran servizio! Grazie!!

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[#1] dopo  
156628

Cancellato nel 2015
Gentile utente,
innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui Le giunge questa risposta.
Si tratta di una risposta teorica, poiché gli immunologi clinici non si occupano di vaccinazioni ma di malattie del sistema immunitario.
Per un approccio più pratico, dovrebbe sentire il parere dei colleghi di Igiene-Medicina preventiva.

Quando si viene a contatto con un microrganismo (o una sua parte), si sviluppa un'immunità più o meno valida che tende a persistere nel tempo, detenuta da cellule definite "della memoria immunologica".
La capacità di risposta ad uno stimolo simile successivo dipende da vari fattori (tra i quali il potenziale immunogeno degli antigeni inoculati, la loro quantità, la capacità di risposta personale, la latenza tra la vaccinazione e la nuova esposizione, ecc.).
Tenga inoltre presente che non è dato sapere quante e quali siano le esposizioni, dal momento che esiste una concreta possibilità di incontrare "naturalmente" i virus della rosolia e del morbillo (che nell'individuo vaccinato solitamente non fanno altro che potenziare la risposta immunitaria specifica).

Controindicazioni (relative) a nuove vaccinazioni esistono se si ritiene che siano inutili perché esiste già uno stato protettivo e, seppur basso, esiste sempre un rischio di effetti indesiderati della vaccinazione stessa.

Saluti,