Utente 323XXX
Gentili dottori,

negli ultimi anni ho sperimentato una crescente intolleranza ai farmaci. Non parlo di reazioni allergiche, ma di effetti collaterali: nausea e malessere, cardiopalmo, rapido aumento di peso e un caratteristico effetto di annebbiamento al cervello dopo l'assunzione (sono astemio, ma ho scoperto di essere allo stesso modo intollerante al più piccolo sorso di alcol). La mia esperienza si riferisce a farmaci comuni, come gli antibiotici e gli antinfiammatori, ma soprattutto agli antipertensivi (ne ho provato molti di differenti classi), che dovrei assumere ogni giorno. Assumendo una dose piccola la situazione migliora o non si presentano problemi, a patto di assumere sempre e solo un farmaco alla volta.

Attualmente assumo solo Lucen 20 mg (esofago di Barrett) e Inderal 80 mg (ipertensione, aritmie). Dovrei associare un secondo antipertensivo, ma non riesco a tollerarlo. Allo stesso modo fatico a curare una candidosi che torna e ritorna spesso, perché gli antimicotici mi rendono insopportabile il betabloccante.

In un tale stato di cose, ho fatto alcuni accertamenti di routine. Ho scoperto di soffrire di ipotiroidismo (a base autoimmunitaria). Mi è stato prescritto Eutirox 100 e il livello del TSH si è rapidamente normalizzato. Questo farmaco non ha prodotto nessun effetto collaterale in sé, ma mi ha reso intollerabile l'assunzione di qualsiasi altra medicina. Al momento non lo assumo più.

Per il resto, AST, ALT e funzione renale sono risultati normali. L'ecografia non ha osservato anomalie a fegato e reni. Il medico di base suggerisce che io metabolizzi poco i farmaci per un tratto individuale. Io osservo che non è sempre stato così. Vorrei chiedervi se, a giudizio vostro, valga la pena di fare qualche altra indagine.

Grazie del vostro tempo.





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Dr. Tommaso Vannucchi
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gentile utente
a tal proposito occorrerebbe valutare l'eventuale carenza di enzimi deputati al metabolismo come i CYP ma purtroppo non sono esami facilmente eseguibili in tutti i laboratori,un'alternativa è quella di iniziare le terapie a dosaggi molto bassi ed aumentarle gradualmente