Utente 471XXX
Gentili dottori,
mio padre - 72 anni - lo scorso agosto è stato sottoposto ad intervento di endoprotesi per aneurisma addominale.
Causa la vicinanza dell'auneurisma al rene destro, si è preferito procedere per endoprotesi. Durante l'intervento è stata sacrificata l'aorta polare rene destra per poter "ancorare" la protesi stessa. Ciò ha causato la perdita parziale della funzionalità di tale rene.
A dimissioni dall'ospedale avvenute, si è verificata una condizione di grave insufficienza renale con valori della creatinina superiori 8 che ha condotto ad un secondo ricovero ospedaliero. Ricondotta la creatinina ad un valore di 2,5 è stata effettuata una scintigrafia che ha evidenziato, oltre all'infarto del rene destro (come sopra spiegato) la completa non funzionalità del rene sinistro.
Le mie domande sono le seguente. E' possibile che sia intercorso un ateroembolo o che si sia spastata la protesi? Quali possono essere le prospettive future di un suddetto quadro clinico? Vi sarà un naturale peggioramento, causato dall'invecchiamento, fino a giungere alla dialisi?
Vi ringrazio anticipatamente per l'attenzione e resto in attesa di una cortese risposta.
Cordialmente

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[#1] dopo  
Dr. Filippo Mangione
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Buongiorno,
la disfunzione renale dopo un intervento come quello subito dal suo caro è una complicanza purtroppo non infrequente. Non sappiamo quale fosse la situazione prima dell'intervento; in ogni caso, trattandosi di un soggetto con evidente malattia vascolare aterosclerotica, non è improbabile che un certo grado di sofferenza renale fosse già presente (i reni sono, a tutti gli effetti, degli organi vascolari, e sono pertanto colpiti dall'aterosclerosi).
La riduzione della massa renale per effetto dell'infarto renale destro può aver contribuito alla perdita della funzione renale. Ciò che è stato perso per infarto, non è più recuperabile.
L'ateroembolia renale è un'altra complicanza non infrequente in questo genere di interventi, e in effetti potrebbe aver contribuito all'insufficienza renale acuta che lei descrive.
L'evoluzione del quadro clinico è difficilmente precisabile a distanza. E' verosimile che un certo grado di disfunzione cronica e non reversibile sia rimasto; l'obiettivo di un programma di sorveglianza specialistica nefrologica deve essere quello di impedire o rallentare la progressione dell'insufficienza renale. E' pertanto necessario che suo padre sia seguito da uno specialista.
[#2] dopo  
Utente 471XXX

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Gentile dr Mangione,
la ringrazio per la risposta.
Vorrei approfondire il mio post permettendomi di porle un'ultima domanda, sempre che sia possibile fornire una risposta teorica.
La scintigrafia che è stata effettuata, sebbene abbia messo in luce l'esclusione della funzionalità del rene sinistro (ovvero del rene non infartuato) mostra tuttavia che la corteccia del rene é irrorata ed è attualmente rimasta intatta.
E' stata ipotizzata dai medici del secondo ospedale che lo hanno curato la possibilità di effettuare un'angiografia attraverso la quale, utilizzando il liquido di contrasto, si possa verificare se vi sia un "percorso" che si possa "riaprire" all'interno del rene tramite l'inserimento di uno stent, ripristinando in tal modo una parziale funzionalità.
La pericolosità sembrerebbe essere costituita dalla somministrazione del liquido di contrasto, che potrebbe essere fatale per la rimanente parte funzionante dell'altro rene.
E' vero che "il meglio è il nemico del bene", ma mi chiedo se sia giusto darsi una possibilità.
Cordialmente.
[#3] dopo  
Dr. Filippo Mangione
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Buonasera,
la situazione che lei prospetta nel suo secondo post aggiunge qualcosa che prima non avevo ben capito.
Avevo infatti inteso che il rene sinistro funzionasse meno del normale, non che fosse completamente escluso funzionalmente. Sarebbe importante sapere se la protesi aortica interessa anche l'emergenza dell'arteria renale sinistra (presumo di sì).
Sarebbe utile eseguire un ecocolordoppler dell'arteria renale sinistra per valutare il flusso nella stessa. L'esame ecografico permetterebbe inoltre di precisare le dimensioni del rene.
Se le dimensioni del rene sinistro fossero normali, e se il flusso fosse ridotto, potrebbe teoricamente essere presa in considerazione l'ipotesi di rivascolarizzare il rene sinistro, ammesso che questo sia tecnicamente fattibile per la presenza della protesi.
I rischi sono quelli che lei conosce. La distanza temporale dall'intervento di endoprotesi rende meno probabile il successo della procedura.
[#4] dopo  
Utente 471XXX

Iscritto dal 2007
Buonasera dottore,
la ringrazio molto per la sua risposta.
L'ecocolordoppler del rene sinistro, eseguito in data 24 settembre u.s., mette in evidenza l'esclusione della sua funzionalità - riconoscendo unicamente vascolarizzazione sottocapsulare. Il rene sinistro sembra essersi rimpicciolito di circa 3 centimetri (conservando però intatta la corteccia come ho menzionato nel precedente post).
Allo stato attuale sembra che non sia possibile stabilire se l'operazione di endoprotesi abbia impattato l'arteria renale sinistra, ostruendola, o se vi sia stato un impatto dopo l'operazione, oppure se sia intercorso un ateroembolo.
Tuttavia, la diuresi di mio padre è sempre stata conservata integralmente dall'operazione ad oggi, Ciò sembra contraddire il quadro clinico che evidenzia un filtrato glomerulare pari al 21% di cui 76% a carico rene destro infartuato e 24% dal sinistro escluso funzionalmente.
A volte mi chiedo se può essere verosimile che il liquido di contrasto non sia stato del tutto smaltito, causando in questo modo un'insufficienza renale acuta e auspicabilmente reversibile con la terapia farmacologica attualmente seguita.
Cordialmente