Utente 792XXX
salve, sono una donna di 33 anni, circa 17anni fà mi è stata diagnosticata la sindrome dello scaleno. in questi anni non c'è stato un grosso peggioramento i disturbi: difficoltà ad eseguire azioni a braccia alzate, gonfiore e freddo alle mani e sensazione di braccio morto durante la notte.
nell'88 sono stata sottoposta ad arteriografia della succlavia sia con il braccio alzato che in posizione normale e non è risultata nessuna compressione.
le radiografie cervicali hanno escluso la presenza di una costa soprannumeraria e lo specialista ha diagnosticato una ipertrofia dello scaleno.
Dopo 17 anni mi è stato consigliato di sottopormi alla resezione della prima costa per evitare possibili futuri problemi: trombosi, aneurisma ecc.
Premesso che non mi è stata mai prescritta nessuna terapia medica nè fisioterapica, le chiedo se non sarebbe il caso provare, prima di arrivare all'intervento chirurgico, una fisioterapia e quale? ancora le chiedo l'iter diagnostico per arrivare alla causa certa di tale sindrome?
La ringrazio anticipatamente e le invio cordiali saluti.

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[#1] dopo  
Dr. Mario Forzanini
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BRESCIA (BS)
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la sindrome dello stretto toracico superiore può avere molte cause, alcune anatomicamente riconoscibili (costa sovrannumeraria, malformazioni cervicali ecc), altre funzionali (scaleno...). La diagnosi si basa sui sintomi e su alcuni segni diagnostici abbastanza caratteristici, ma va confermata con radiografie specifiche, tac, rmn, eventuale angiografia. L'elletromiografia e il doppler funzionale hanno poi una importanza primaria nella diagnosi.
La terapia è raramente chirurgica, e solo per quei casi in cui si riconosca bene la malformazione che ne è causa. La resezione di prima costa o la semplice scalenotomia si eseguono per allargare lo spazio, ma sono gravate, oltre che da importanti rischi perioperatori, anche da insuccessi a medio e lungo termine.
Si preferisce invece prescrivere un adeguato protocollo specifico di fisioterapia che, protratto nel tempo, spesso dà buoni risultati sulla sintomatologia clinica rendendo accettabile la qualità della vita.
L'intervento chirurgico viene riservato, almeno a mio parere, solo ai casi complicati da una delle complicazioni a cui Lei accenna (trombosi, aneurismi post-stenotici, embolizzazioni periferiche ecc.).
La fisioterapia si avvale di numerosi protocolli, di cui alcuni anche molto vecchi ma efficaci, che hanno lo scopo di allargare lo spazio costo-claveare aumentando l'azione di alcuni muscoli e depotenziandone altri. La prescrizione è di competenza specialistica.
Cordialità, Dr. M. Forzanini, www.forzanini.it
[#2] dopo  
Dr. Massimo Pisacreta
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ARONA (NO)
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poco da aggiungere a quanto scritto così chiaramente dal dott. Forzanini. Il suo caso non sembra rientrare nelle indicazioni chirurgiche attuali in questo ambito. Se volesse chiarimenti sulla fisioterapia mi permetto di segnalarle l'indirizzo dell'Istituto Pini di Milano dove queste patologie vengono spesso trattate: medicina.fisica.riabilitativa@gpini.it.
Potrà avere chiarimenti e forse indicazioni su centri più vicini a lei.
[#3] dopo  
Dr. Maurizio Di Giacomo
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ROMA (RM)
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D'accordo con i colleghi. L'unico dubbio è sulla angiografia che, a dispetto della sintomatologia, è risultata negativa. Da rifare? Forse sì, dato che alla sua età l'indicazione chirurgica per la patologia ci sta tutta. Ma solo nel caso in cui la malattia sia diagnosticata con esattezza. L'esame obiettivo è fondamentale in questi casi ma il conforto degli esami strumentali (angiografia, elettromiografia, RX stretto toracico superiore - costa sovrannumeraria? - e RMN) lo è altrettanto.
La soluzione,infine, dipende anche dalla msintomatologia che, nel suo caso, mi pare profondamente menomante.
Cordiali saluti
[#4] dopo  
Dr. Edoardo Croce
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CALTAGIRONE (CT)
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D'accordo anch'io con i colleghi. Faccia FKT specifica o nuoto, molto efficace. Non si faccia operare.
[#5] dopo  
Dr. Vincenzo Scrivano
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PALERMO (PA)
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Gentile Utente,
la malattia alla base delle sindromi dello stretto toracico superiore è, nei casi più frequenti, diagnosticabile con movimenti definiti "manovre". Se la compressione è sufficientemente elevata, le manovre evidenziano la riduzione o l'abolizione del flusso nelle arterie del braccio; se non lo è, occorre ripetere tali prove sotto controllo EMG.
La compressione da parte dello scaleno anteriore di solito è massima durante la rotazione del capo dal lato opposto a quello della compressione. Il sollevamento delle braccia invece incrementa la compressione quando questa sia dovuta ad un'inserzione anomala del piccolo pettorale. Pertanto, se Lei ha realmente una sindrome dello scaleno anteriore, il fatto di non rilevare alcuna compressione quando le braccia vengano alzate (così come è stato durante l'arteriografia) è esattamente ciò che ci si aspetta. Un discorso analogo vale per la resezione della prima costa; se Lei presenta una sindrome dello scaleno anteriore, sarebbe quest'ultimo a dover venire resecato.
Le consiglierei quindi di accertare quale sia il caso nel quale Lei ricade prima di prendere ogni ulteriore decisione.
Cordiali saluti
[#6] dopo  
Dr. Alessandro De Troia
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PARMA (PR)
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Sono d'accrodo con i colleghi io porpenderi per un tentativo chirurgico di scalenotomia. Sempre che ecodoppler arteriosoed elettromiografia evidenziassero una sofferenza neurologica o un un deficit arterioso
cordialità