Utente 209XXX
Gentili dottori,
sono circa 10 anni che convinvo con un complesso terribile che non sono mai riuscito a sciogliere, e che con il tempo è andato ad intaccare le sfere relazionali, fino a portarmi ad una vera e propria depressione. Si è cronicizzato, e nonostante i miei tentavi per affrontarlo (pochi lo ammetto), mi ha sempre sconfitto.
Nelle fasi successive all'adolescenza, crescendo e conoscendo il mondo, ho sviluppato, non so come, una sorta di idiosincrasia per il mio apparato genitale. Ho cominciato a considerarmi incapace di dare piacere alla donna per le mie ridotte dimensioni. Da sospetto larvato è divenuto una vera e propria psicosi. Durante la mia prima relazione sentimentale durata sei anni, dai diciotto ai ventiquattro anni, a causa di questo forte disagio, non sono mai riuscito a portare a termine un rapporto completo. Al momento della penetrazione, provavo un forte senso di ansia e di inquietudine che mi facevano crollare sistematicamente l'erezione, da lì al disinteresse per il sesso il passo è stato breve. Forse proprio per questo la mia ragazza si decise a lasciarmi, forse non si è mai sentita realmente desiderata. Ancora oggi ne porto dietro il senso di colpa.
Questo problema inoltre mi ha condizionato anche in molti altri ambiti: ho dovuto interrompere diverse attività (nuoto, calcio e palestra), proprio per il terrore di avvertirmi diverso dagli altri. Anche mostrarmi in costume, in spiaggia o in piscina, mi ha sempre creato un disagio ai limiti della fobia.
In adolescenza, attraverso l'uso di carta igienica, ho provato ad aumentare la voluminosità dei miei attributi e sedare così parzialmente il mio enorme disagio.
Purtroppo questa pratica mi provocava anche delle fitte lancinati durante le classiche erezioni spontanee, perchè la carta arrotolata non permetteva la totale turgidità, a volte penso di aver creato danni organici durante lo stadio dello sviluppo. Riconosco il delirio di quei gesti, ma vi ribadisco che ero perennemente braccato dall'ansia, e chiuso nell'impossibilità di chiedere aiuto. Tutt'ora utilizzo una specie di protesi di carta, che infilo nei boxer ogni mattina. Dopo la fine della mia relazione sentimentale, ho attraversato sei anni di inattività sessuale, con scarso autoerotismo (dopo molte visite andrologiche mi è stata diagnosticata una prostatite con calcificazioni). Le ragazze mi hanno sempre cercato, ma questo mio problema mi ha costretto a continue ritirate e gravi ripercussioni psicologiche. Soltanto un anno fa, ho avviato una relazione con una donna molto più grande di me. Giunto alla soglia dei trent'anni e deciso a superare definitavamente lo scoglio, mi sono imbottito di cialis, e sono riuscito a vivere un'intensa attività sessuale. Purtroppo le sue recenti confessioni circa le dimensioni del suo recente ex, mi hanno rigettato nuovamente nella paranoia. Sospetto che non provi realmente piacere con me. Senza cialis, adesso, non ho nemmeno una timida erezione. Temo di essermi rovinato la vita.

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Dr. Giovanni Beretta
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Caro lettore,

non drammatizzi.

A questo punto bisogna risentire il suo andrologo di riferimento ma soprattutto il suo psicoterapeuta.

Fatto il tutto poi possiamo rifare il punto esatto della sua complessa situazione psico-andrologica.

Nel frattempo, se desidera avere più informazioni sulla sua situazione anatomica, le consiglio di consultare o riconsultare sempre l’articolo pubblicato sul nostro sito e visibile all'indirizzo:

http://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/202-misure-pene.html .

Un cordiale saluto.