Utente 602XXX
Salve, soffro di calcoli presumibilmente costituiti da ossalato di calcio. Ho anche un problema di osteopenia che si è manifestato in età giovanile e sta peggiorando con l'avanzare dell'età (sono vicina alla menopausa, ho già il ciclo irregolare). Mi hanno suggerito di assumere il calcio in forma di citrato, ma il mio medico non è convinto di questa indicazione. Cercando in rete, ho trovato il sito di un'azienda che produce integratori, tra cui il citrato di calcio, e riporta quanto segue:
"L'assorbimento del calcio carbonato è largamente dipendente dalla secrezione acida gastrica, che può essere ridotta nelle persone anziane o può risentire di un trattamento contemporaneo con anti-acidi o con anti-secretori gastrici. Il calcio citrato è invece più facilmente e più completamente assorbito. Studi mediante la determinazione della calciuria e studi radio isotopici hanno mostrato che il calcio assorbito dopo una dose orale di 2000 mg di calcio carbonato è uguale a quello assorbito dopo 500 mg di calcio citrato. Inoltre il calcio citrato ridurrebbe il rischio di formazione di calcoli renali". www.ministerosalute.it
Vorrei sapere cosa ne pensano i vostri esperti. Grazie!

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[#1] dopo  
Dr. Paolo Piana
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Gentile Signora,
fino ad una ventina d'anni fa il calcio contenuto nei cibi o come integratore veniva perlopiù demonizzato come possibile causa della formazione di calcoli renali. Da qui la proverbiale restrizione di cibi ricchi di calcio, come latte e derivati che si è profondamente radicata nell'ambiente medico, ma anche nell'immaginario popolare. Negli ultimi decenni, il progredire degli studi scientifici ha progressivamente modificato questa tenace convinzione. Senza entrare troppo in dettagli (il metabolismo del calcio è estremamente complesso), oggi è noto che elevati livelli di calcio nell'urina possono davvero influenzare la formazione dei calcoli, ma questo calcio in eccesso non deriva mai direttamente da quello assorbito dall'intestino, quanto piuttosto da quello mobilizzato dalle ossa. Anzi, il calcio contenuto dai cibi tende ad intrappolare nell'intestino il pericoloso ossalato, che invece se assorbito in larga quantità può influenzare nettamente la formazione dei calcoli più comuni, costituiti appunto da ossalato di calcio. In quest'ottica, il supplemento di calcio come integratore può indirettamente ridurre in talune situazioni il rischio di calcolosi. In effetti il meccanismo d'azione è più complesso e comprende anche la delicata fase di metabolismo dell'osso, tendenzialmente alterato nel sesso femminile, soprattutto in menopausa. Questo è un discorso generale, le indicazioni relative al caso specifico dipendono poi molto dalla storia di formazione dei calcoli (composizione chimica, numero di recidive) e dai problemi ossei. In linea di massima, piuttosto che ricorrere agli integratori, si preferisce sempre consigliare il consumo di cibi naturalmente ricchi di calcio, anche se questo talora pone dei problemi (es. difficoltà digestive, contenuto di colesterolo, ecc.). Se questo non pare sufficiente, la prescrizione dell'integratore deve essere effettuata sempre sotto stretto controllo specialistico (endocrinologo, nefrologo ed eventualmente urologo).

Saluti
[#2] dopo  
Utente 602XXX

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Grazie per la dettagliata risposta. Sentirò senz'altro il mio nefrologo, anche perché avevo una situazione delicata: il rene destro con un calcolo a stampo che lo occludeva completamente (rene non più funzionante) e il sinistro con un calcolo a stampo nella parte superiore e funzionante per i 2/3.
Mi sono rivolta a un noto specialista, che ha tentato di "bonificare" il destro, ma ci sono state complicazioni e ora mi ritrovo con un grosso ematoma sottocapsulare che, a detta dei medici, probabilmente non sarà del tutto riassorbito e il rene non recupererà alcuna funzionalità.
A questo punto lo specialista, che inizialmente aveva presentato l'intervento in percutanea al sinistro come semplice e senza problemi, ha deciso di non intervenire più: l'unico rene funzionante che, a mio umile e ignorante parere, meritava attenzioni verrà lasciato con il calcolo, dopo aver avuto anch'esso dei problemi (era stata inserita la nefrostomia, tenuta per 3 mesi, che ha provocato diverse infezioni) che ne hanno alterato il già precario equilibrio.
Una serie di circostanze sfortunate, o di decisioni non proprio azzeccate... non lo so. Intanto stanno peggiorando i parametri ematici e avanzo a grandi passi verso un'insufficienza che non promette nulla di buono.
A questo punto penso di cominciare a cercare un altro specialista, per avere almeno un altro parere.
Mi perdoni la digressione, ma sto vivendo un momento di grande incertezza e paura.
[#3] dopo  
Dr. Paolo Piana
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Gentile Signora,
nella sua situazione si delineano due condizioni meritevoli di attenzione:
1) Se il rene destro è completamente silente alla scintigrafia (meno del 10% di funzionalità) alla sua età certo non avanzata saranno da valutare le indicazioni a rimuoverlo prima che possa causare complicazioni.
2) Il rene sinistro merita certamente di essere bonificato dal calcolo, in qualsiasi modo, poiché a quanto pare è su questo che si basa la sua funzionalità renale, presente e futura. Le indicazioni dipendono dalle dimensioni, che lei non ci riferisce. Per calcoli fino a 3-3,5 cm oggi è possibile intervenire, in alternativa alla percutanea, anche attraverso le vie naturali con una uretero-renoscopia flessibile operativa. Questo intervento, eventualmente eseguito anche in due tempi successivi, se il calcolo è voluminoso, consente una buona soluzione senza andare incontro alle complicazioni della percutanea. Se il calcolo è ancora più grande e si preferisce evitare la percutanea vi è ancora la possibilità di un intervento laparoscopico, ed in ultima alternativa anche chirurgico, l'importante è che il rene sinistro venga messo nelle condizioni migliori possibili con una certa sollecitudine.
Ovviamente, con questa complessa situazione calcolotica in atto, il discorso della prevenzione con citrato di calcio ha un valore assolutamente relativo.

Saluti
[#4] dopo  
Utente 602XXX

Iscritto dal 2008
Lei, dunque, mi consiglia di non fermarmi: è quello che penso anche io.
Sono rimasta molto male quando l'urologo che ha trattato il rene destro mi ha detto che il sinistro va lasciato così com'è (il calcolo, di cui non conosco le dimensioni esatte, occupa il gruppo caliceale superiore), perché il parenchima adiacente ormai non funziona più: avrei preferito mi dicesse che lui non se la sentiva di andare oltre e che avrei potuto rivolgermi a qualcun altro per valutare altri tipi di intervento. Ma questo richiede onestà intellettuale e correttezza, o almeno un po' di umiltà.
Purtroppo non so a chi rivolgermi: ho consultato vari specialisti nella mia città (Viterbo) che mi hanno indirizzato a Bologna. A questo punto, vista la fallimentare esperienza in terra felsinea, devo assolutamente trovare un'alternativa, ma non so quale.
Potrebbe indirizzarmi verso un centro specializzato? Immagino non possa fare nomi, ma sono veramente in difficoltà e ho bisogno di una indicazione, perché dove abito non ci sono strutture che possano trattare il mio caso.
[#5] dopo  
Dr. Paolo Piana
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TORINO (TO)
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Gentile Signora,
ci spiace, ma non è scopo di questo sito fornire indicazioni su singoli specialisti o centri di cura, a maggior ragione essendo noi stessi ad occuparci specificatamente in prima persona di problemi inerenti la calcolosi renale, poiché questo sarebbe molto scorretto dal punto di vista professionale.

Saluti
[#6] dopo  
Utente 602XXX

Iscritto dal 2008
Capisco e mi scuso per la richiesta.